Le Forze Armate ucraine possono contare su un corpo d’élite di incursori esperti nel compiere operazioni anfibie dietro le linee. Sono inquadrati nel 73rd Naval Special Operations e sono stati addestrati – come potevamo aspettarci – dai Navy Seal statunitensi e dallo Special Boat Service britannico. Due delle forze speciali di Marina più note e temute nel mondo. Punte di diamante della componente militare dei principali partner occidentali di Kiev. Da sempre esperte in operazioni segrete in campi di scontro ibridi, e menzionate (almeno qui e su altri canali) fin dall’inizio del conflitto come silenziosa presenza in territorio ucraino. Inviate a fare una “stima della situazione” sul campo come componente d’intelligence o come “consiglieri” militari.
Il giornalista del The Times Maxim Tucker ha assistito al loro “addestramento”, condividendo informazioni interessanti che sono state pubblicate la scorsa settimana sul noto quotidiano britannico. Ma cosa sappiamo davvero di questa forza speciale che sta combattendo al modo della vecchia guerra degli “uomini rana” inventata dai nostri incursori della Regia Marina una nuova guerra altamente tecnologica ed estremamente sbilanciata?
Gli uomini e le donne del 73° Naval Special Operations sono “sommozzatori d’élite“, l’equivalente ucraino dei Navy SEAL degli Stati Uniti e dello Special Boat Service (SBS) del Regno Unito, rispettivamente inquadrati dell’Us Navy e nella Royal Navy. L’SBS nasceva originariamente come unità anfibia dello Special Air Service, più noto con l’acronimo di SAS, dai quali sono stati addestrati a condurre “operazioni di ricognizione e sabotaggio in profondità dietro le linee russe“.
La loro missione, spiega il corrispondente dall’Ucraina del Times dal 2014, che ha trascorso una settimana osservare il loro addestramento, è quella di infiltrarsi furtivamente oltre le difese costiere nemiche, sfruttando prevalentemente attrezzature subacquee, per raggiungere i settori prescelti e compiere operazioni di sabotaggio contro obiettivi di alto valore, “scatenando il caos tra le truppe di Putin“. Un’espressione che ricorda molto quella usata spesso per descrivere le azioni dei Commando britannici della Seconda Guerra Mondiale che, insieme al SOE, dovevano seminare il caos nell’Europa occupata dai Nazisti.
Il fronte caldo degli incursori ucraini
Nel caso degli incursori di Kiev la missione è sempre stata quella di riequilibrare le forze in campo e consentire all’Ucraina – che già fa largo affidamento al SBU e GUR, le sue unità d’intelligence e intelligence militare che si sono adattate a combattere come piccoli commando – di “cacciare la Russia dalle proprie acque territoriali“.
Queste formazioni speciali stanno concentrando tutti gli sforzi sulle coste del Mar Nero al largo di Odessa e lungo la penisola della Crimea, dove sono state lanciate decine di azioni offensive con l’ausilio di droni marittimi, trasformati in veri barchini esplosivi, e dove sono stati “acquisiti” gli obiettivi su cui lanciare i temibili missili da crociera Storm Shadow. Secondo quanto ha appreso il corrispondente del Times, mentre l’attenzione della stampa si è sempre concentrata sul fonte orientale e più a Nord, “la battaglia più strategica si sta combattendo nel Mar Nero“. “Ed è una battaglia che l’Ucraina sta vincendo”, almeno a sentire la fonte britannica.
Le forze speciali ucraine che agiscono sotto l’emblema del cavalluccio marino e del gladio hanno “cacciato i russi dall’Isola dei serpenti“, hanno “assicurato un corridoio per il paese per esportare grano dal porto di Odessa“, hanno “riacquisto il controllo di una serie di piattaforme petrolifere che oggi servono da rampa di lancio per gli attacchi contro obiettivi russi in Crimea” e ora puntano a “sbloccare il secondo porto più grande dell’Ucraina, Mykolaiv“. Anche se l’affermazione lascia interdetti: l’assenza del fattore sorpresa dovrebbe inficiare di per se il successo della missione, se non si trattasse solo di un’iniziativa a scopo diversivo.

La missione “tipo” del 73° Naval Special Operations Centre
Ciò che è più interessante delle informazioni acquisite dall’inviato del Times è il metodo degli incursori ucraini, che ci rimanda davvero con la memoria alle operazioni di sabotaggio più temerarie nei conflitti passati. Quelle che si sono imposte nell’immaginario comune e che ora sono tornate azioni di guerra reale. Si parla infatti di una squadra di quattro operatori, incursori sommozzatori che arrivano sotto costa con il favore dell’oscurità su battelli pneumatici.
Dopo essersi immersi con un equipaggiamento essenziale (muta, respiratore, profondimetro e armento individuale ridotto al minimo, come gli incursori della Xª Mas dei primi tempi), gli operatori nuotato a coppie stando molto attenti a non “rilasciare bolle” in superficie per non “rivelare le loro posizioni ai russi“. Sono legati con una corda con la quale comunicano tirandola e impartendosi segnali.
Se qualcosa va storto, ed è questo il caso del resoconto posto ad esempio, una squadra si limita a tornare indietro mentre l’altra prosegue sull’obiettivo se può comunque raggiungere buone possibilità di successo. Trovato “un varco nelle difese costiere di filo spinato“, gli incursori si infiltrano in una posizione dove si stimano essere acquartierati “almeno 500 soldati nemici in diverse posizioni“. L’obiettivo in quel caso era un sistema antiaereo semovente russo ZSU-23-4 Shilka che andava messo a tacere.
Una volta piazzato l’esplosivo, gli incursori raccontano di aver atteso un movimento della piattaforma antiaerea per azionare le carica a distanza e vedere l’obiettivo saltare in aria nello sgomento dei russi che non potevano pensare a un attacco a una tale distanza dal fronte. “Stavamo ascoltando le loro intercettazioni radio. Si stavano incolpando a vicenda per non aver fornito le mappe delle loro mine“, raccontano gli operatori che hanno eliminato un solo mezzo antiaereo ma hanno seminato il terrore in un intero settore, elevando l’attenzione e lo stress delle truppe russe al massimo livello. Come è obiettivo di alcune missioni si sabotaggio in attesa di altre. Su altri obiettivi. Magari obiettivi di alto livello.
Secondo il resoconto, i sommozzatori sono fuggiti inosservati tornando a nuoto alla loro imbarcazione rimasta a distanza, forse sicura in un settore che non si aspettava un attacco simile e quindi non aveva – probabilmente – le contromisure necessarie. Agiscono così gli operatori del 73° Naval Special Operations Centre: come fantasmi in muta da sub addestrati da chi ha imparato bene la lezione quasi un secolo fa, dagli uomini gamma.

