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La tregua nei combattimenti in Donbass sembra prossima ad essere infranta. Secondo quanto riferisce il media russo Ria Novosti, Kiev si starebbe preparando a risolvere con la forza la “questione del Donbass” trasferendo nuove truppe sulla linea di contatto e ha intensificato i bombardamenti dei villaggi e delle città al confine. Secondo il media russo, nelle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (non ufficialmente riconosciute), le unità delle forze armate ucraine potrebbero presto lanciare un’offensiva su larga scala.

Ria Novosti riferisce anche che l’Ucraina avrebbe adottato una nuova legge per la coscrizione: il decreto prevede che, nel 2021, il trasferimento alla riserva dei militari che hanno scontato determinati periodi di servizio militare è previsto da aprile a luglio e da ottobre a dicembre e parallelamente è stata indetta la coscrizione nel periodo che va da aprile a giugno e da ottobre a dicembre. I soldati così reclutati, però, come si legge su Interfax Ukraine, non saranno impiegati in Donbass.

Dopo la sconfitta delle forze armate ucraine vicino a Debaltseve nel febbraio 2015 e la firma dei secondi accordi di Minsk, la leadership ucraina non ha effettuato grandi operazioni offensive nel Donbass. Il conflitto è quindi passato a una lunga fase di guerra di posizione con frequenti rotture del “cessate il fuoco” da entrambe le parti. L’esercito ucraino e i separatisti filo-russi avevano cominciato a ritirare le truppe da un’area chiave di Lugansk, nella regione orientale del Donbass, a ottobre del 2019 come precondizione per i colloqui, mediati da Francia e Germania, tra Kiev e Mosca. Ogni tentativo di risoluzione diplomatica del conflitto si è però infranta contro le continue scaramucce di confine, che non sono mai cessate in tutto questo tempo.

Questa settimana la situazione è ulteriormente peggiorata. Come ha detto ai giornalisti un rappresentante della repubblica popolare di Donetsk, presso il centro comune per il controllo e il coordinamento del cessate il fuoco (Jccc), martedì notte le forze armate ucraine hanno sottoposto l’insediamento di Leninskoye nel sud della repubblica a massicci bombardamenti, fortunatamente, senza causare vittime.

La situazione si sta surriscaldando anche a Lugansk. Il dipartimento della difesa della repubblica ha affermato che i militari della 14esima brigata delle forze armate ucraine hanno piazzato 250 mine anticarro nei campi vicino al villaggio di Orekhovo, e che Kiev sta inviando contingenti di truppe nella zona.

“Oltre all’esacerbazione della situazione di conflitto e all’aumento del numero di bombardamenti da parte delle forze armate ucraine, arrivano costantemente dati sull’accumulo di forze ed equipaggiamenti da parte del nemico”, ha detto il portavoce della repubblica democratica di Donetsk Daniil Bezsonov. Secondo lui gli ucraini stanno cercando di riunire le forze segretamente, di notte: nelle ultime tre, sei treni con carri armati e sistemi di artiglieria sarebbero passati da Konstantinovka., inoltre, si stanno accumulando attivamente scorte di rifornimenti e munizioni.

Le intenzioni aggressive di Kiev vengono interpretate dai russi anche in base alla recente dichiarazione del comandante in capo delle forze armate ucraine Ruslan Khomchak secondo cui l’esercito ucraino si sta esercitando in azioni offensive nelle aree urbanizzate. Per Khomchak, è necessario che l’esercito sia pronto “per tutte le opzioni per lo sviluppo della situazione”, del resto, è bene sottolinearlo al di là della propaganda russa, tale tipologia di esercitazione è comune in tutti gli eserciti moderni. La stessa nuova legge sulla riserva dell’esercito e la coscrizione è stata usata un po’ troppo strumentalmente: la riforma dell’esercito, con il riassetto della riserva e la formazione di nuove unità, è stata avviata già nel 2015 e si è tradotta nella costituzione di nuovi reparti solo l’anno scorso, con qualche ritardo.

Ria Novosti riporta che le forze delle repubbliche del Donbass stanno prendendo provvedimenti. Subito dopo la fine della guerra in Nagorno-Karabakh, i capi militari delle repubbliche di Donetsk e Lugansk hanno analizzato i fattori che hanno portato alla sconfitta le truppe armene e hanno deciso di costruire una seconda linea di difesa. Si è anche ipotizzato che le forze armate ucraine tenteranno di ripetere il successo dell’Azerbaigian utilizzando droni armati, quindi gli eserciti di entrambe le repubbliche stanno imparando a contrastare questo tipo di attacchi.

L’Ucraina ha acquistato un certo numero di droni da ricognizione e attacco Bayraktar di produzione turca (12 al momento) e sembra intenzionata a volerne di più che si accompagnano ai 72 piccoli Uav da ricognizione Rq-11 Raven e ai due Bird Eye 400 di fabbricazione israeliana. Kiev può contare anche su una vasta flottiglia di altri mini droni da ricognizione “fai da te”, costruiti da volontari reclutati principalmente nelle università scientifiche del Paese.

Stante questi dati, il timore che Kiev possa mettere in atto un’offensiva basandosi sulla stessa tattica azera in Nagorno-Karabakh è più che infondato: in quel conflitto l’Azerbaigian ha messo in campo un numero di droni armati molto maggiore e ha utilizzato un gran numero di velivoli non pilotati come “esca” per le difese aeree armene. Attualmente, pertanto, una tattica simile non è attuabile da parte di Kiev. La scelta di istituire una “seconda linea” di difesa, analizzando le tattiche armene, sarebbe poi relativamente inefficace se davvero l’Ucraina potesse disporre dello stesso numero di Ucav che ha utilizzato l’Azerbaigian nel conflitto contro l’Armenia: i droni venivano usati su capisaldi, trincee, e forze meccanizzate e corazzate trincerate facendone strage, in sostanza la “guerra di posizione” armena è stata fallimentare.

Potrebbe però trattarsi di disinformazione: del resto qualsiasi fonte che arrivi da quella regione, che sia di origine russa o ucraina, è da considerarsi “inquinata”. Dal punto di vista prettamente tattico, poi, iniziare un’offensiva all’avvicinarsi del disgelo, quindi con un terreno non adatto all’avanzamento rapido di uomini e mezzi, sarebbe una mossa sconsiderata che riteniamo Kiev eviterebbe accuratamente di intraprendere. I bombardamenti ucraini, però, sono un dato di fatto, ed il Cremlino guarda con preoccupazione al riacutizzarsi del conflitto.

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