Lo stallo attuale nel conflitto siriano è solo apparente. Da mesi oramai non si registrano più azioni militari su vasta scala, le posizioni guadagnate dalle parti in causa appaiono consolidate. Ma le tensioni in realtà sono sempre latenti. Lo scenario sul fronte politico ha subito alcuni recenti mutamenti e questo ha influito sull’evoluzione della guerra. A dimostrarlo sono i due più importanti episodi recenti. A Damasco il 20 ottobre un attentato contro un bus di soldati siriani ha ucciso almeno 14 persone. Ad est invece è stata attaccata la base di Al Tanf, occupata dagli americani e da alcune milizie sostenute da Washington. Segnali di come la calma nel Paese è soltanto una fragile apparenza.

L’attentato di Damasco

Jisr al Rais è uno dei quartieri centrali della capitale siriana. Dunque è uno dei più sorvegliati e sicuri. Ma del resto al sicuro negli ultimi anni è sembrata l’intera città, da cui i gruppi islamisti si sono definitivamente allontanati nel 2018, togliendo ogni assedio alle forze regolari. Per questo quando i cittadini di Jisr al Rais hanno udito una violenta esplosione sono stati colti nettamente di sorpresa. Nessuno si aspettava più un attacco in pieno centro a Damasco. Ad essere preso di mira è stato un bus che trasportava giovani reclute dell’esercito. Ragazzi che rientravano da una licenza oppure che stavano per essere spostati su un altro fronte. Non appena il mezzo ha attraversato un piccolo viadotto, due ordigni sono esplosi non lasciando scampo a 14 persone. Il tutto mentre, come riferito dall’agenzia Sana, il traffico si trovava in piena ora di punta. Le esplosioni avrebbero potuto avere conseguenze ben più gravi.

A Damasco si è tornato a morire per mano dei terroristi

Al momento però lo stesso governo siriano non ha saputo individuare i mandanti. Il primo pensiero è andato all’Isis. Lo Stato Islamico in Siria è stato sconfitto, ma sono ancora attive molte cellule nel Paese. Alcune di esse nel deserto della provincia di Homs da mesi stanno attaccando le forze dell’esercito. Possibile quindi pensare all’azione di seguaci di Al Baghdadi infiltrati nella capitale. L’Isis non ha tuttavia rivendicato l’attentato. Inoltre le esplosioni sono state causate da ordigni posti sul ciglio della strada e non da kamikaze. Una modalità non proprio vicina a quella maggiormente usata dai miliziani islamisti. Il sospetto quindi è quello di una mano esterna all’Isis armata dalla volontà di destabilizzare ulteriormente il quadro politico di Damasco.

La situazione ad Al Tanf

Se nella più grande città siriana gli attacchi sembravano finiti da anni, ha rappresentato invece una novità assoluta il lancio di ordigni verso la base militare di Al Tanf. Si tratta di una zona strategica in mano agli Usa e ai gruppi anti Assad alleati. La base è a ridosso del confine con l’Iraq e a pochi passi c’è anche la linea di frontiera con la Giordania. La permanenza qui dei soldati statunitensi, sotto il profilo militare e politico, si spiega soltanto con la volontà di Washington di impedire collegamenti diretti via terra tra Damasco e Baghdad (e quindi Teheran). Al Tanf è una piccola enclave di Usa e alleati nel cuore di un deserto oramai riconquistato quasi per intero dalle truppe siriane. Il perimetro della base è però ben protetto. Nel 2019 quando alcuni miliziani sciiti filo iraniani si sono avvicinati ad Al Tanf, il loro convoglio è stato duramente colpito.

Nei giorni scorsi per la prima volta la base è stata raggiunta da alcuni ordigni. Si tratterebbe, stando a fonti sia americane che siriane, di droni lanciati verso alcune infrastrutture usate dai soldati Usa. Molto probabilmente ad azionare gli aerei senza pilota sono stati membri delle milizie sciite. Sul Washington Post fonti del Pentagono hanno indicato nell’Iran la diretta responsabilità dell’attacco. L’episodio, avvenuto poche ore dopo l’attentato di Damasco, ha mostrato ancora una volta la delicatezza della situazione interna allo scacchiere siriano.

La Siria di nuovo al centro delle tensioni

La guerra sta giungendo a una fase molto critica. Il governo di Damasco ha ricevuto aperture da una parte del mondo arabo, come dimostrato dalla recente distensione con la Giordania. Proprio Amman sta lavorando a un piano per riabilitare definitivamente Bashar al Assad anche in occidente. Un modo per togliere la Siria dalla forte influenza iraniana. L’attentato nella capitale seguito dall’attacco su Al Tanf, indicano un contesto politico e militare in evoluzione. Dove le varie potenze internazionali in campo appoggiano o temono, a seconda dei propri interessi, possibili nuovi e importanti mutamenti. Usa e Israele hanno come principale obiettivo quello di togliere la presenza iraniana dalle zone a ridosso del confine con lo Stato ebraico. L’Iran però ovviamente non ci sta a perdere la sua influenza su Damasco. E il tira e molla è  destinato a perdurare nelle prossime settimane.

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