Si scrive Mutan al-Sara, si legge Mosca: la nuova base russa nel Sud della Libia

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Persa (o quasi) la Siria, Mosca prova a riposizionarsi nel Mediterraneo sfruttando i rapporti con un altro Paese cruciale nello scacchiere mediorientale: la Libia. Qui il Cremlino ha solidi rapporti con un attore in particolare: il generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo è l’uomo forte della Cirenaica, con il suo Libyan National Army (Lna) controlla l’Est del Paese ma anche buona parte del Sud. Dal suo quartier generale di Bengasi, Haftar può garantire agli alleati un lungo corridoio che dalle dune profonde del Sahara porta direttamente sulla costa del Mediterraneo. La Russia, vicina al generale da almeno nove anni, di questo è al corrente. E oggi sta provando a rimpiazzare le basi forse perse in Siria con quelle in corso di ricostruzione in Libia.

La base di Mutan Al Sara

Da mesi diverse foto satellitari, fatte circolare anche da alcune agenzie di intelligence occidentali, mostrano consistenti lavori in corso nella località remota di Mutan Al Sara. Si tratta di una piccola oasi del distretto di Kufra, circondata unicamente dalle piste del deserto e difficilmente raggiungibile via terra. Ma qui è stanziata una vecchia struttura aeroportuale che dona all’area una grande importanza strategica: si tratta della locale base militare, composta da numerosi hangar in grado di ospitare diversi velivoli e da almeno tre piste di atterraggio.

Dal 2011, la polvere ha preso il sopravvento sulle infrastrutture. Gheddafi si è servito della base sia durante la guerra con il Ciad sia nelle fasi successive: a pochi passi da Mutan al-Sara infatti, scorrono le linee di confine proprio con il Ciad e con il Sudan. Morto il rais, tuttavia, nessuno ha più messo mano alla base. Fino a quando i vertici militari di Mosca non l’hanno adocchiata in cerca di nuovi hub per le proprie forze stanziate nel Mediterraneo. Vista la vicinanza con i Paesi del Sahel e vista la relativa distanza dal Mediterraneo, che rende meglio difendibili da eventuali attacchi le piste e gli hangar, Mutan Al Sara rappresenta la soluzione ideale al Cremlino per riposizionare le proprie forze dopo la caduta di Assad in Siria.

Un hub per l’Africa Corps

La base aerea di Latakia e la base navale di Tartus, entrambe in territorio siriano, non servivano a Mosca soltanto per aiutare l’ex Governo di Assad a stare in piedi. Si trattava di punti logistici essenziali per le attività russe nella regione centro africana. Qui il Cremlino è presente da più di un decennio soprattutto con gli ex Wagner, oggi confluiti nell’unità Africa Corus. Dalla Repubblica Centrafricana al Mali, passando per il Niger, il Burkina Faso e in parte lo stesso Sudan, forze russe sono stanziate in diverse aree del Sahel. Il tutto, approfittando dei golpe che in molti di questi Paesi hanno portato al potere militari anti coloniali e dunque anti francesi.

La base di Mutan al-Sara, per via della sua posizione strategica, potrebbe quindi tra non molto accogliere strumenti e mezzi traslocati all’esterno della Siria. Con gli uomini dell’Africa Corps che avrebbero nella base il loro principale hub per le attività nell’Africa sub sahariana.

Le incognite

Sembrerebbe quindi che la Russia sia in grado già oggi di “ammortizzare” la sconfitta subita con la caduta di Assad, trovando nel sud della Libia un’infrastruttura ancora più potenzialmente importante delle basi siriane. In realtà, Mosca dovrà tenere conto di almeno tre incognite. La prima riguarda la mancanza di una base navale: per sostenere Mutan al-Sara, occorre un approdo lungo le coste della Cirenaica che al momento non c’è. Da tempo si parla di una possibile base a Tobruck o Bengasi, ma non ci sono per adesso le condizioni ideali per portare qui la flotta russa. In poche parole, Mutan al-Sara può sostituire Latakia, ma è difficile oggi sostituire Tartus.

La seconda incognita riguarda ovviamente la reazione da parte degli attori internazionali, regionali e non. Gli Stati Uniti e la Nato, anche al netto del recente riavvicinamento tra Trump e Putin, non vedono di buon occhio un eccessivo attivismo della Russia in quest’area della Libia. E lo stesso discorso vale anche per la Turchia, con Ankara che da tempo costituisce il Governo più attivo nel Paese nordafricano. Infine, c’è la diffidenza dello stesso Haftar e di altri alleati. Il generale teme che ancorarsi unicamente alla Russia non sia un buon affare, anche alla luce di quanto accaduto con Assad. Non è un caso se Haftar nei giorni scorsi si è recato a Parigi, dove ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron.