Congo: la guerra si riaccende e le milizie non guardano in faccia a nessuno

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Falliti i negoziati a Doha, nella Repubblica Democratica del Congo si è tornato a sparare. E la guerra ha ripreso drammaticamente il sopravvento, con ancora maggiore violenza rispetto allo scorso inverno, quando il gruppo ribelle dell’M23 è riuscito a conquistare le principali città dell’Est del Paese. In Qatar, fino allo scorso maggio, si è provata una tanto difficile quanto delicata mediazione tra i due Paesi maggiormente coinvolti nel conflitto. Da un lato ovviamente la stessa Repubblica Democratica del Congo, il cui territorio è direttamente interessato dagli eventi, dall’altro il Ruanda. Il governo del presidente Paul Kagame è infatti accusato da più parti di sostenere l’M23. Ma tra Kinshasa e Kigali oramai la frattura appare insanabile, tanto sul piano politico quanto su quello militare.

I combattimenti nell’area di Bukavu

La svolta nell’Est della Repubblica Democratica del Congo è arrivata a gennaio, quando dopo una serie di minacce e di blitz mirati, i miliziani dell’M23 hanno preso il controllo di Goma. Ossia il capoluogo del North Kivu, regione confinante con il Ruanda e ricca di risorse minerarie. Per Kinshasa, e per il governo del presidente congolese Felix Thsisekedi, l’episodio ha certificato le gravi difficoltà dell’esercito di mantenere il controllo del territorio. L’M23 ne ha approfittato e, a febbraio, ha preso anche Bukavu. Quest’ultima è la città capoluogo del South Kivu, regione ancora più strategica in quanto confinante anche con il Burundi.

La situazione, a livello militare, si è così cristallizzata dopo un cessate il fuoco proclamato alla vigilia dei colloqui di Doha. Oggi l’obiettivo dell’M23, con la ripresa degli scontri, è quello di provare a dilagare anche verso Ovest. Un’eventuale avanzata garantirebbe maggiore pressione sul governo centrale, oltre che un più vasto controllo territoriale. Per questo i combattimenti sono ripresi proprio nell’area attorno a Bukavu, porta di ingresso verso le regioni centrali del Paese. L’M23 ha registrato importanti progressi in tal senso, prendendo possesso di alcune arterie vitali per la logistica. Ma Kinshasa questa volta sembra poter rispondere, con diversi combattenti filo governativi che stanno provando ad arginare il cammino delle milizie rivali.

Si combatte anche nel cuore del North Kivu, in particolare nelle aree a ovest di Rutshuru, con le fazioni sul campo impegnate a contendersi porzioni di colline e alture nella zona di Nkobe e Ikobo. Anche in questo caso, gli scontri appaiono molto intensi e la linea del fronte piuttosto statica e marcata.

Aumenta la violenza nei combattimenti

Il botta e risposta ha portato in queste ore a scontri casa per casa in diverse località del South Kivu. Circostanza quest’ultima che, a sua volta, sta comportando una sempre maggiore violenza da entrambe le parti. Emblematico il caso del quartiere di Funu, nell’area di Bukavu. Qui i combattimenti non si sono fermati nemmeno davanti a una scuola, con i bambini al proprio interno costretti per ore a rimanere per terra per evitare di essere coinvolti. Sempre da Funu, sono arrivate anche immagini di esecuzioni sommarie attribuite all’M23, i cui combattenti cercano strada per strada presunti collaboratori delle forze filo governative.

Una battaglia in mano a clan e milizie

Ma atrocità e crimini sono attribuiti in queste ore ad ambo le parti. Del resto, si tratta di una guerra non combattuta da veri e propri eserciti, bensì da milizie a servizio dei vari attori in campo. L’M23, così come rivelato da numerose inchieste anche delle Nazioni Unite, è molto vicina al Ruanda. Dalla parte di Kinshasa invece, si sta ricorrendo con sempre maggior frequenza alla milizia dei Wazalendo. Un gruppo quest’ultimo formato da combattenti di varie fazioni alleate da almeno tre anni con l’esercito regolare congolese. Non essendo sottoposti formalmente ad alcuna gerarchia militare, anche i guerriglieri Wazalendo non sembrano crearsi molti scrupoli nel colpire direttamente la popolazione civile.

C’è poi un ulteriore problema. Il conflitto nell’est del Congo si può definire a più livelli. C’è il livello superiore, caratterizzato dalle dispute tra i governi di Kinshasa e Kigali. C’è poi il livello locale, quello dei combattimenti tra fazioni che agiscono per procura. E poi c’è un ulteriore livello, quello etnico e tribale. La guerra infatti assomiglia sempre più anche a un regolamento di conti tra Hutu e Tutsi. Lo dimostra la presenza di Hutu tra i Wazalendo, così come l’alleanza tra le Fdlr, gruppo ruandese anti Kagame, e parte delle milizie pro Kinshasa. Di contro, l’M23 è formata in gran parte da tutsi e di recente si è alleata con un’altra fazione tutsi ramificata nel South Kivu, quella dei Twirwaneho. Nessun gruppo appare intenzionato a deporre le armi e a risparmiare le vite dei civili.