L’ultima volta di un vertice tra Putin ed Erdogan risale al marzo 2020. Quell’incontro a Sochi è stato tra gli ultimi eventi di politica internazionale prima che il mondo intero piombasse nell’incubo della pandemia da coronavirus. A distanza di un anno e mezzo, il presidente russo e quello turco sono tornati a discutere di Siria. Ancora una volta è Idlib il fronte che più sta preoccupando Ankara. L’ultima provincia ad essere parzialmente fuori dal controllo del governo di Damasco, confinante con la Turchia, non sta facendo vivere sonni tranquilli ad Erdogan. Quest’ultimo è preoccupato per un nuovo massiccio esodo di profughi. Da qui il vertice di questo mercoledì, propedeutico forse a una nuova svolta nel conflitto siriano dopo mesi di stallo.

I bombardamenti su Idlib

Le preoccupazioni di Erdogan sono iniziate quando l’aviazione russa, a sostegno del governo di Damasco, ha ripreso a martellare la provincia settentrionale di Idlib. Qui dal 2012 sono presenti numerose sigle jihadiste, tra cui quelle eredi del fronte Al Nusra, pedina locale di Al Qaeda. Il presidente siriano Bashar Al Assad, dopo aver ripreso in mano negli ultimi anni due terzi del Paese, non è disposto a lasciare indietro questa provincia. All’inizio del 2020 il suo esercito, supportato da Mosca, ha ripreso località importanti come Saraqib. Poi è intervenuto un cessate il fuoco mediato sempre dalla Russia dopo l’incontro di Sochi del marzo 2020 tra Putin ed Erdogan. In quell’occasione è stato sancito un compromesso: Assad poteva tenersi i territori ripresi, a patto per il momento di non attaccare il resto della provincia. Nel documento firmato un anno e mezzo fa c’era però anche un riferimento geografico non secondario. Si riconosceva quale linea del fronte l’autostrada M4, quella che collega Latakia con Aleppo.

L’arteria però è occupata dai miliziani jihadisti. É molto probabile che Damasco voglia riprendersi quella porzione di territorio compresa tra le ultime avanguardie del proprio esercito e la M4. Un lembo di terra strategico e fondamentale per rimettere in collegamento Aleppo, capitale economica del nord del Paese, con la costa. Diversi segnali indicano che la battaglia sta per iniziare. Il 14 settembre Assad è volato a Mosca per incontrare Putin. Dopo pochi giorni i raid russi e siriani sulla provincia di Idlib sono diventati quotidiani. Dalla seconda decade di settembre ogni giorno vengono bersagliati depositi di armi e importanti basi logistiche dei gruppi terroristici. Scenari che potrebbero in effetti anticipare una nuova operazione di terra da parte dell’esercito. C’è chi, negli ambienti diplomatici, negli ultimi giorni una nuova offensiva di Damasco l’ha data per imminente.

L’incontro tra Putin ed Erdogan

Forse è proprio quest’ultimo aspetto ad aver spinto il presidente turco a chiedere un vertice con Putin. Nella zona delle possibili nuove operazioni militari sono presenti soldati di Ankara. Ma soprattutto, in caso di battaglia di terra, molti profughi potrebbero provare a cercare riparo in Turchia. Una circostanza temibile per Erdogan, il quale all’interno del suo territorio ha già più di tre milioni di cittadini siriani e non potrebbe accettarne altri. Il presidente turco si è presentato di buon mattino nella residenza di Sochi del suo omologo russo. Il colloquio è durato, hanno fatto sapere sia fonti di Mosca che di Ankara, quasi tre ore. Erdogan avrebbe in primo luogo espresso la soddisfazione, a distanza di molto tempo, di poter tornare a parlare di persona con Putin: “I passi che facciamo insieme sulla Siria rivestono grande importanza – è stato il suo principale pensiero – La pace laggiù dipende dalle relazioni Turchia-Russia”.

Al termine del colloquio però nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti. Né tanto meno è stato fatto trapelare qualcosa sui dettagli di un possibile accordo trovato tra le parti. Ad emergere sono state solo le indiscrezioni dei giorni scorsi, secondo cui la Turchia potrebbe acconsentire a un’operazione di terra siriana soltanto se i soldati di Damasco si fermeranno lungo l’autostrada M4. Senza quindi coinvolgere il capoluogo Idlib, situato poco più a nord e “capitale” dell’emirato venutosi a creare nella provincia. Assad andrebbe incontro quindi alla sua ultima battaglia. Dopo l’eventuale presa della M4, ci sarebbe spazio solo per la diplomazia e per ridisegnare il nuovo assetto della Siria per vie meramente politiche.

La riapertura dei valichi con la Giordania

Anche perché Damasco si appresta a vivere una nuova stagione diplomatica. Proprio mentre a Sochi Putin ed Erdogan discutevano sul futuro di Idlib, nel sud della Siria veniva riaperto il valico di Jaber. Si tratta del principale punto di confine tra la repubblica siriana e il Regno di Giordania. Le frontiere tra i due Paesi erano chiuse dal 2012. La ripresa dei rapporti tra i due governi è frutto di un’intensa mediazione avuta negli ultimi giorni, in cui tra le altre cose è stato deciso il ripristino dei voli tra Damasco e Amman a partire dal 3 ottobre, e il ritorno ad accettabili condizioni di sicurezza nella provincia meridionale di Daraa. Qui l’esercito sta riprendendo possesso di località in mano a locali signori della guerra da almeno nove anni. Stanno infatti proseguendo con successo le mediazioni, curate dai russi, tra il governo di Assad e le fazioni ancora restie a deporre le armi. Il ripristino delle relazioni con la Giordania potrebbe essere preludio di un ritorno di Damasco nel contesto politico internazionale. Circostanza con cui anche Erdogan prima o poi dovrà fare i conti.