L’Arabia Saudita continua a impegnarsi attivamente nel rafforzamento della propria sicurezza nazionale. La monarchia di Riad sa perfettamente che i rischi nella regione sono altissimi e che il suo ruolo, così come può aumentare grazie ai fondi derivanti dall’estrazione del petrolio, può nello stesso tempo diminuite d’importanza a causa di un’impreparazione bellica. La campagna in Siria così come quella yemenita hanno dimostrato al mondo due facce dell’Arabia.Da una parte, Riad ha necessità, voglia e potenziale per estendere la propria influenza anche al di là del Golfo Persico e vorrebbe intaccare reti di alleanze storiche che ostacolando questo progresso. Dall’altra parte, è del tutto evidente che la capacità militare dell’Arabia Saudita non è ancora al passo con quelle occidentali, così come di alcune potenze regionali del Medio Oriente. La guerra in Yemen ha dimostrato come vi sia ancora molto da migliorare per le forze armate saudite e si è dimostrato, tra le altre cose, che al netto di un massiccio impiego di truppe e aviazione, la ribellione sia riuscita comunque a colpire nel profondo anche le basi in territorio saudita, mostrano l’impreparazione soprattutto a livello di difesa del proprio territorio. I missili balistici houti hanno inferto gravi colpi alle basi militari saudite, ed hanno fatto crescere nella gerarchia militare araba la necessità di rendere invulnerabile il proprio arsenale. Nei primi giorni di gennaio, i missili yemeniti colpirono l’isola di Zuqar, nel Mar Rosso, infliggendo gravi perdite alle forze armate dell’Arabia. Il 5 febbraio, i missili dei ribelli houti, di fabbricazione iraniana, colpirono la base di Al Muzahimiyah, sempre nei pressi di Riad, che è il sito più importante di stoccaggio dei missili sauditi. Un mese dopo ad essere colpita è stata la base militare dell’aereonautica saudita, la Re Salman, nel cuore della capitale della monarchia.A questi limiti e desideri sauditi, si aggiunge poi la necessità di un’evoluzione dell’esercito che vada di pari passo con lo sviluppo dei conflitti regionali che stanno cambiando molto la stessa idea di guerra nel Medio Oriente. Oggi le guerre sono civili, tendenzialmente frutto di divisioni etniche e religiose, e si combattono strada per strada, quartiere per quartiere. Non è più importante solo il possesso di grandi forze terrestri, ma la loro capacità di entrare in conflitto e di manovra nei nuovi scenari di guerra. Proprio per questo motivo, la Guardia Nazionale Saudita ha inaugurato di recente un nuovo campo di addestramento non troppo lontano dalla capitale del Paese, che consiste in un villaggio con trenta edifici in cui le milizie della Guardia si addestreranno proprio sul conflitto in teatri urbani.La Guardia Nazionale Saudita, esercito dei fedelissimi della monarchia, sta ricevendo nell’ultimo periodo una serie di finanziamenti tesi a ristrutturarla e rafforzarla. Una celta politica non secondaria nell’ottica della stabilità della regione e della monarchia saudita. La Guardia Nazionale Saudita non è, infatti, legata soltanto allo Stato, ma è composta da militari collegati a livello tribale al potere di Riad. I suoi compiti sono sia quello di preservare il territorio saudita da minacce esterne, sia di proteggere la monarchia da minacce di natura interna. Proprio per questo motivo, nel 2013, Re Abd Allah decise di costituire un Ministero ad hoc che rappresentasse il vertice politico di questo esercito bis, e nominò il principe Mut’ib quale ministro. Una scelta che ha fatto intendere a molti osservatori come il re fosse interessato a dare più poteri al principe anche per evitare scissioni dinastiche o per rendere palese una sua volontà di condurlo a cariche più elevate nel futuro.Che la Guardia Nazionale stia assumendo sempre di più il potere all’interno delle forze armate saudite è un qualcosa di evidente. In Yemen operano ormai da tempo e sono stati dispiegati in vari scenari di guerra in cui l’Arabia aveva interesse ad espandere il proprio controllo. Inoltre, possiedono un numero di uomini (circa 125mila di cui 25mila facenti parte della milizia tribale) e di mezzi che dimostra come vi sia volontà della monarchia di personalizzare le proprie guerre. La creazione e il costante rafforzamento di un esercito monarchico all’interno dello Stato dimostra che si voglia evitare il più possibile il rischio di una sovversione politica, perché si legano le milizie a requisiti dinastici e religiosi che compattano notevolmente l’esercito e il Re, e dall’altra parte risulta chiaro come l’Arabia Saudita sia ormai tutt’uno con la monarchia, rendendo di fatto impossibile scindere le forze armate, lo Stato e la classe dirigente dall’appartenenza alla dinastia dei Saud. Probabilmente, le ultime guerre mediorientali hanno fatto comprendere dalle parti di Riad il rischio di trovarsi un esercito che possa scindersi dalla volontà del centro di potere.
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