Il Mali si infiamma, e la guerra contro i ribelli continua a mietere vittime. Nell’inferno del Sahel – dove sono coinvolti anche i militari italiani – due attacchi dei ribelli hanno mostrato la forza e il pericolo di questo complesso scenario bellico.

In un attacco avvenuto a Gao contro un convoglio della missione Minusma delle Nazioni Unite, sono rimasti feriti 12 soldati tedeschi e un militare belga. Tre soldati tedeschi sono rimasti gravemente feriti. Secondo quanto riferito da Minusma e dalle forze tedesche, l’attacco è stato compiuto con un’autobomba contro un convoglio che si trovava nei pressi della base di Al Moustarat, vicino il villaggio di Ichagara. Il convoglio scortava un battagliano maliano. Dopo essere stati trasportati con un elicottero nelle strutture mediche francesi, cinesi e tedesche a Gao, alcuni feriti sono stati imbarcati su un aereo A400m dell’Aeronautica tedesca decollato dalla base di Wunstorf, vicino ad Hannover, e condotti in Germania.

In un altro attacco a Boni, nel Mali centrale, sono invece stati uccisi sei militari delle forze armate locali. Nello stesso villaggio, a febbraio, erano stati uccisi altri dieci soldati delle forze di Bamako. Le Fama, le forze armate del Mali, hanno riferito di aver “respinto energicamente” una serie di “attacchi simultanei” con i ribelli hanno colpito l’esercito.

Gli attacchi rivolti contro le forze locali e internazionali in Mali – e che si moltiplicano in realtà in tuto il Sahel – confermano le enormi difficoltà di questo teatro di guerra dai cui la stessa Francia, impegnata da anni con l’operazione Barkhane, vuole definitivamente uscire. La Germania è una delle nazioni europee più coinvolte nello scenario centro-africano. A maggio, il Bundestag ha rinnovato per un anno la partecipazione della Bundeswehr alle missioni Ue e Onu in Mali, con più di 1500 unità impegnate in territorio maliano. Alle forze terrestri e aeree (in articolare per il trasporto truppe) in Mali, si deve aggiungere poi la presenza delle forze speciali della Marina tedesca (Ksm) in Niger nell’ambito delle missioni per l’addestramento delle truppe locali. A breve, infine, sarà proprio la Germania a guidare la missione Eutm Mali, e anche per questo è previsto un aumento del contingente tedesco.

Certo, l’avvertimento per le forze di Berlino è molto chiaro. Il ferimento di una dozzina di soldati, soprattutto per un Paese che ha da molti decenni un rapporto difficile con le missioni all’estero e con le sue stesse forze armate, pone un problema anche nella gestione a livello governativo di questi impegni militari. Angela Merkel ha fatto intendere di volere costruire un’immagine della Germania non solo come potenza economica ma priva di qualsiasi capacità militare. Tuttavia, le difficoltà nell’utilizzo delle forze armate all’esterno dei propri confini e alcuni scandali che hanno coinvolto reparti all’estero e anche reparti interni al territorio tedesco hanno sempre tarpato le ali a questa voglia di Berlino di apparire anche come forza capace di far fronte ai propri impegni dal punto di vista militare. Il Sahel può essere un banco di prova molto importante, ma anche molto difficile.

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