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Pochi Paesi al mondo hanno sviluppato negli ultimi anni un’industria dei droni da combattimento (dai convenzionali fino agli stealth ad alte prestazioni) raffinata come l’Iran. Risorse equivalenti sono a disposizione solo di Stati Uniti, Israele e Cina, e se questi velivoli oltre all’addestramento e all’esperienza che li accompagnano dovessero essere trasferiti alla Russia, il risultato potrebbe essere un vero game changer per il teatro ucraino.

L’uso del condizionale è ormai poco più di una formalità visto che come appreso da InsideOver in via ufficiosa presso fonti vicine al Ministero della Difesa russo, non si tratta più oramai di “se” ma di “quando” i droni iraniani arriveranno a Mosca. Un carico sarebbe già stato inviato in Russia attraverso il Mar Caspio. Il nucleo della spedizione dovrebbe essere costituito dai droni d’attacco pesanti Shahed 129, realizzati sulla base dell’UAV israeliano Hermes 450, dell’americano MQ-1 Predator e del cinese Wing Loong II. L’equipaggiamento di base dovrebbe essere la bomba Sadid a guida di precisione, sempre iraniana, con testata a frammentazione.

La complessità dei velivoli fa sì che non si possa escludere la partecipazione di personale iraniano alle operazioni, così come la stessa Russia, durante l’era sovietica, dispiegava personale in tutto il mondo per gestire complessi apparati militari per i suoi alleati del Terzo Mondo, dalla Libia negli anni Ottanta alla Cina negli anni Cinquanta.

Sulle effettive caratteristiche di combattimento dei droni iraniani si sa poco o nulla, poiché finora non sono stati utilizzati in una guerra su larga scala.

Quello che si può apprendere circa il Shahed 129 è che sia un UAV da combattimento in grado di trasportare contemporaneamente otto bombe o missili Sadid ed è progettato per colpire obiettivi fissi e mobili. Capace di condurre sia operazioni di raccolta di informazioni che di attacco, volando per 24 ore consecutive con un solo rifornimento di carburante e, visto lo sviluppo in Iran, essendo tarato anche per le distanze medio-lunghe. Ha un raggio operativo effettivo di 1.700 km in termini di precisione di puntamento, un tetto di volo di 24.000 piedi e una capacità di monitoraggio di 200 km di raggio.

Il suffisso numerico 129 è una parte importante di questo sistema, data la popolarità del prefisso “Shahed” (o Shahid) nella nomenclatura delle armi iraniane. Vuol dire “martire” o “testimone della fede” in riferimento a coloro che sacrificano la propria vita per la causa di Allah.

Prodotto in serie, lo Shahed 129 può essere impiegato in Iran per sorvegliare le frontiere del Paese nelle zone di confine, nel Golfo Persico e nel Mare di Oman. L’inizio della produzione risale già al 2013. Dall’ottobre dell’anno prima però erano già stati prodotti quattro velivoli. Nel frattempo, con varie peripezie, gli esperti di aviazione hanno progettato e realizzato un esempio di Sadid che, come una bomba intelligente a guida laser, poteva essere utilizzato contro bersagli terrestri non in movimento. Quando le alette stabilizzatrici sono state montate su entrambi i lati, il Sadid, come missile stavolta, è diventato a tutti gli effetti l’arma principale del drone.

Il 6 ottobre 2012 ha segnato il primo utilizzo documentato in combattimento dell’UAV. Quel giorno, alle 10:00 ora locale, Shahed 129 venne abbattuto sopra il territorio israeliano da un F-16 Fighting Falcon. L’apparecchio era decollato dal territorio libanese controllato da Hezbollah e volava nello spazio aereo israeliano dal Mar Mediterraneo sopra la Striscia di Gaza. Secondo i rapporti ufficiali da parte israeliana, l’UAV è stato intercettato dopo mezz’ora di volo dall’intrusione. Secondo altre fonti non ufficiali, l’apparecchio è rimasto nello spazio aereo di Israele per circa 3 ore. È stato abbattuto a circa 30 km dal centro di ricerca nucleare di Dimona, a nord-est della città di Beersheva. Le ricerche dei resti dell’apparecchio sono durate una settimana e sono state riprese dai giornalisti televisivi che hanno trovato frammenti di ali e fusoliera davanti al gruppo di ricerca militare.

L’8 giugno 2017, Shahed 129 ha attaccato le forze speciali statunitensi nella regione di Al-Tanf in Siria con missili aria-terra. In quella circostanza ad abbatterlo è stato un F-15E Strike Eagle dell’US Air Force. Pochi giorni dopo, il 20 giugno 2017, nella stessa area, l’F-15E ha intercettato un altro Shahed 129 che seguiva i movimenti delle forze della coalizione alleata. Dopo aver osservato che il drone fosse armato, l’F-15E del 48° Tactical Fighter Wing l’ha abbattuto.

Secondo i media occidentali la trattativa tra Mosca e Teheran dovrebbe prevedere l’acquisto di circa 300 droni. Ecco perché nel pacchetto dovrebbero rientrare anche gli Shahed-191, un tipo di drone più piccolo lanciato da un camion con un raggio d’azione di 450-1.500 km e che può essere armato anche con munizioni a guida di precisione (PGM). L’Iran ha utilizzato anche questo drone per missioni esterne dal 2016, ad esempio contro l’ISIS in Siria nel 2018, ma non in modo così esteso come lo Shahed 129.

Ad ogni modo, nonostante Teheran abbia dichiarato di non avere intenzione di fare nulla che possa prolungare il conflitto in Ucraina, e nonostante il timore che la propria tecnologia possa finire un mano occidentale, l’affare si farà. 

Un affare prevalentemente “figlio delle sanzioni” visto che per Teheran cooperare in questo settore con Mosca significa sfuggire all’isolamento e aggirare le restrizioni internazionali sulla vendita di armi, oltre che poter fornire pezzi di ricambio, munizioni, manutenzione, assistenza tecnica e formazione.

L’Iran potrebbe anche trarre profitto dalla vendita di droni e dalla possibile produzione su licenza con la Russia, diversificando ulteriormente la sua economia dipendente dall’energia e rafforzando la sua resistenza alle sanzioni occidentali.

Per la Russia dover ricorrere a questa soluzione è una sorta di tragedia nazionale.

Sebbene l’esercito russo stia finanziando diversi programmi di droni per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) e di attacco, un’industria locale di costruzione di droni da combattimento non è mai stata seriamente sviluppata, per via della limitata disponibilità di tecnologie avanzate e della scarsità di sistemi di fascia alta autorizzati all’uso operativo. Probabilmente un ruolo centrale lo hanno svolto anche le carenze nelle tecnologie chiave dei droni, come l’ottica, l’elettronica e i materiali compositi.

Tutto considerato quindi, visto anche il beneficio che l’Ucraina riesce ad ottenere dall’impiego dei turchi Bayraktar TB2, la Russia ha bisogno di un aiuto esterno per far progredire alla svelta il suo programma di droni, e l’Iran è un potenziale candidato per tale partnership. In breve tempo, Mosca conta di mettere a punto il drone Orion-E, presentato per la prima volta nel 2017 e che aveva già una notevole somiglianza con lo Shahed iraniano. Un primo segno di una cooperazione tra le parti. Ma intanto vista la situazione per la Russia potrebbe essere più pratico acquistare droni già pronti piuttosto che modificare i suoi, e il fatto che l’Iran abbia già testato i suoi droni contro le difese aeree occidentali (contro l’Arabia Saudita ad esempio, hanno schivato le batterie di missili Patriot) ne aumenta senza dubbio la desiderabilità a Mosca.

La Russia in Ucraina deve affrontare sistemi di difesa aerea occidentali come l’IRIS-T, un missile aria-aria a corto-medio raggio con puntamento a infrarossi di fabbricazione tedesca, e il NASAMS, un sistema distribuito e in rete a corto-medio raggio basato a terra sviluppato da Kongsberg Defense & Aerospace e Raytheon.

Bisognerà capire quanto i droni iraniani possano effettivamente aiutare i russi. Di certo, dalla loro consegna e dalla formazione del personale dipende anche molto dello stazionamento sulla linea del fronte specie in Donbass, dove dopo la presa di Lysychansk e Severodonetsk si sta ancora assistendo ad una sorta di pausa operativa. L’ipotesi era la volontà di ruotare le truppe e di riposizionare i battaglioni da nord, ma anche la possibilità di “aspettare” l’arrivo dei droni potrebbe aver influito nella strategia militare attuale.

 

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