Passo indietro nei negoziati sulle isole Curili. La Russia ha costruito nuovi insediamenti militari scatenando l’ira di Tokyo. Secondo quanto riportato dal ministero della Difesa russo, 3.500 militari verranno inviati a Iturup e Kunashir, le isole più grandi dell’ arcipelago. Il presidente Shinzo Abe, che nel contempo teme l’espansione di Pechino nel Pacifico occidentale, aumenta la spesa militare e pianifica lo schieramento degli F-35 acquistati dagli Usa.

Il Pacifico Occidentale torna così al centro della sfida internazionale nella quale si misurano Russia, Cina e Giappone: che intende modernizzare le proprie forze armate per contrastare la minaccia cinese mentre dialoga con Mosca per farsi restituire le isole “strategiche”. Sopratutto per la sua economia. Nonostante l’apertura nei confronti di Tokyo per restituire le isole “contese” dal termine del secondo conflitto mondiale, Mosca sembra mandare segnali d’incertezza, continuando a fortificare le isole Curili meridionali e inviando altri soldati. La questione delle Curili, che recentemente aveva osservato un’intensificazione nei dialoghi tra il presidente Vladimir Putin e il presidente Shinzo Abe, e tra i rispettivi ministri della Difesa, ormai perdura da 73 anni, e il raggiungimento di un accordo, che era stato previsto per il 2019-2020, potrebbe essere rimandato a un’ulteriore data da definirsi.

Nello scenario di un’eventuale sfida tra potenze nel Pacifico Occidentale, dove Pechino con le sue navi da battaglia si fa sempre più aggressiva e il Cremlino rinnova le proprie aspirazioni geopolitiche, Tokyo ha intensificato i propri investimenti nella difesa; raggiungendo la spesa record pianificata in cinque anni di 243 miliardi di dollari in armamenti. Il 6,4% in più rispetto al cinque anni precedenti.

Questo include l’acquisto di 147 caccia F-35, e del sistema anti-missile Aegis Ashore – arma che il Cremlino teme possa essere schierata proprio nelle isole Curili. Della numerosa flotta di jet di quinta generazione, un terzo verrà acquistato nella versione “B”, ossia quella sviluppata per il decollo corto e l’atterraggio verticale, per essere destinato alla Izumo , la prima portaerei nipponica dai tempi della seconda guerra mondiale. Nei progetti della Marina giapponese c’è inoltre quello di “implementare” le capacità delle due portaelicotteri per permettere il lancio e il recupero degli F-35 B da più vettori.

Questo “rafforzamento”, che viene visto come una violazione del principio costituzionale che prevedeva le forze armata giapponesi come sole forze di “autodifesa”,  è, secondo il presidente Abe, assolutamente legittimo: poiché le piattaforme navali sono da considerarsi vettori “multifunzione” e i missili sono parte di una griglia di difesa che avrebbe contributo a contrastare la minaccia dei missili balistici di Pyongyang.

Ma è proprio questa corsa agli armamenti, e la stretta alleanza con gli Stati Uniti, che impediscono la semplice risoluzione della questione Curili tra Tokyo e il Cremlino. Mosca teme infatti che le isole – oggi avamposto militarizzato nel Pacifico – possano ospitare basi militari giapponesi – dunque basi vicine agli Usa e alla Nato – rendendole un vettore potenzialmente ostile.   

La Russia, che dopo tutti questi anni si è mostrata finalmente disponibile a restituire l’arcipelago ancestrale al Giappone – anche a rischio di tensioni interne – è stata estremamente chiara nella pretesa che “nessuna base militare debba sorgere sulle isole”, e si aspetta che questa pacificazione della questione porti un rilancio dei rapporti economici e politici con il Giappone, con una proiezione distensiva a livello internazionale. Il Giappone è però a sua volta sempre più preoccupato dalla crescente attività militare di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, e potrebbe cercare di cambiare le carte in tavola nei negoziati con Mosca.

Le isole Curili, sperduto avamposto nel Pacifico conteso già dall’epoca Krusciov- Kennedy, potrebbero tornare veramente al centro delle tensioni internazionali del triangolo Russia, Cina e blocco Occidentale. 

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