La geopolitica della corsa allo spazio
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L’incubo Mariupol potrebbe ripetersi. E la prima città “candidata” a diventare un nuovo simbolo di questa guerra è Severodonetsk. Gli elementi a conferma di questa ipotesi purtroppo non mancano. Severodonetsk, proprio come Mariupol, è rivendicata dai separatisti filorussi già dal 2014. Inoltre la cittadina, esattamente come la località portuale più importante del Mar d’Azov, nella guerra di otto anni fa più volte è passata di mano fino a quando poi l’esercito di Kiev non ne ha ripreso il controllo. C’è quindi una sorta di conto in sospeso tra le parti. Infine Severodonetsk è strategica tanto a livello politico quanto militare: è infatti sede dell’oblast di Lugansk, dopo che il capoluogo è diventato sede dell’autoproclamato governo filorusso, e per i separatisti (oltre che per Mosca) è parte integrante del Donbass. Un aspetto quest’ultimo condiviso per l’appunto con Mariupol.



L’avanzata delle truppe russe

Quando è iniziata l’offensiva di Mosca il 24 febbraio scorso, gli abitanti di Severodonetsk hanno subito capito di dover finire, prima o poi, nel mirino dei russi. La città negli ultimi otto anni ha tutto sommato vissuto una situazione tranquilla. Questo perché ha sostituito Lugansk nel suo ruolo di capoluogo e attorno ad essa l’esercito ucraino ha piazzato una barriera difensiva molto fortificata. Inoltre la linea di contatto fissata con gli accordi di Minsk del 2014 correva lontana diversi chilometri. Da fine febbraio però il fronte si è gradualmente avvicinato. In primo luogo perché i russi hanno avuto vita facile nell’occupare una vasta porzione settentrionale dell’oblast di Lugansk. Qui infatti il territorio era meno abitato e la popolazione meno ostile nei confronti dei russi. In poche settimane le truppe di Mosca si sono spinte a 20 km circa dalla periferia orientale di Severodonetsk.

Quando ad aprile poi, grazie alla conquista di Izyum e della regione circostante, i russi hanno preso ad avanzare anche da nord, gli abitanti della cittadina che prima del conflitto contava circa centomila residenti hanno iniziato a fare i bagagli. Molti se ne sono andati affollando i treni. Fino a metà aprile almeno, i convogli diretti a ovest sono stati presi d’assalto dai cittadini che hanno avvertito l’imminenza della battaglia. E hanno probabilmente visto in tv le immagini di Mariupol, il cui spettro ha aleggiato ulteriormente sul destino di Severodonetsk. A un certo punto la stessa ferrovia è stata chiusa: il fronte si era avvicinato troppo al fascio binari della stazione e della linea ferrata.

Anche il rumore dei colpi di artiglieria si è fatto più intenso, specie quando i russi hanno attaccato la città di Rubizhne, situata poco più a nord e vera testa di ponte per attaccare poi Severodonetsk. Una battaglia urbana, quella per Rubizhne, oscurata soltanto dalle vicende relative a Mariupol. Ma anche qui la guerra ha attraversato ogni strada e ogni angolo del territorio urbano. In queste ore il governatore di Lugansk, Serhiy Gaidai, ha mostrato delle immagini provenienti da Rubizhne in cui è evidente la devastazione data dalla battaglia: “La città è stata ridotta come Mariupol”, ha sottolineato. Un destino che si teme quindi anche per Severodonetsk. Tanto più che oramai l’attacco finale sulla città appare prossime e anzi, secondo diverse fonti, sarebbe già iniziato.

Una delle foto di Rubizhne diffuse dal governatore di Lugansk

Città già parzialmente isolata

Alcuni quartieri della periferia orientale di Severodonetsk sarebbero oggetto dei primi combattimenti corpo a corpo tra esercito ucraino ed esercito russo. Quest’ultimo sarebbe coadiuvato da una fitta rete di alleati. A partire ovviamente dai combattenti dell’autoproclamata repubblica popolare di Lugansk, che vedono nella città una delle proprie future roccaforti. Qui però a combattere ci sarebbero anche i miliziani della Wagner, l’agenzia russa privata presente anche lungo i fronti di Donetsk, e soprattutto i ceceni. Sono loro a fare più paura. Tirati fuori da Mariupol, dove hanno dato un contributo quasi decisivo per le sorti della battaglia e per la conquista russa, adesso potrebbero essere chiamati a portare le loro tattiche di guerra urbana anche a Severodonetsk.

E questo è un altro elemento che spinge gli analisti ad accostare la città a Mariupol. Si teme la stessa fine, come già accaduto del resto nella vicina Rubizhne. Attualmente a Severodonetsk sarebbero rimasti circa la metà degli abitanti qui residenti prima della guerra. Un numero comunque alto e che fa pensare a una nuova crisi umanitaria. Anche perché il governatore Gaidai ha parlato di almeno 15mila cittadini da giorni nei rifugi, con scorte limitate di acqua e cibo.

La città è poi già isolata a livello di comunicazioni. Impossibile raggiungerla in treno, le strade sono chiuse e possono circolare unicamente mezzi autorizzati. Non funziona nemmeno la rete cellulare: “Tutte le torri per i cellulari sono disattivate” ha sottolineato Gaidai. C’è poi un altro aspetto drammaticamente simile a Mariupol: il 70% degli edifici più alti di Severodonetsk è già distrutto o gravemente danneggiato. L’inferno dunque è pronto purtroppo a piombare anche in questa parte di Donbass.

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