Dopo sette giorni dall’avvio dell’operazione militare Epic Fury, con la quale le forze aeree congiunte di Israele e Stati Uniti stanno eliminando il potenziale militare iraniano, e hanno eliminato buona parte della leadership politica/militare del Paese, possiamo fare un primo bilancio del conflitto sotto il profilo del consumo delle risorse missilistiche impiegate.
Cominciando dal costo in denaro, da parte statunitense si è calcolato che le prime 100 ore della guerra sono costate, in totale, 3,7 miliardi di dollari così distribuiti: 3,1 spesi per il munizionamento impiegato, 193 milioni per supporto e operazioni, 359 milioni a causa dei danni subiti dalla reazione iraniana.
In particolare, le operazioni aeree con velivoli basati a terra (F-35, F-15, F-16, B-1B, B-2A), nello stesso arco temporale sono costate 125,2 milioni di dollari, pertanto ogni giorno aggiuntivo vengono aggiunti almeno 30 milioni di dollari. Sotto questo punto di vista, la spesa – ammettendo lo stesso rateo di missioni – sarebbe arrivata pertanto a circa 216 milioni di dollari.
Le operazioni navali assommano a 64 milioni di dollari (15 milioni al giorno), raggiungendo così i 109 milioni di dollari, mentre le operazioni terrestri (ad. es. lancio da HIMARS) arrivano a 7 milioni di dollari (1,6 al giorno), toccando gli 11,8 milioni di dollari per 7 giorni.
La parte preponderante della spesa, come visto, è rappresentata dal munizionamento usato (dagli HARM agli ATACMS passando per le bombe JDAM) ed è stato stimato che valga 758,1 milioni di dollari al giorno: ciò significa che al settimo giorno si è speso 5,3 miliardi di dollari circa.
Le difese aeree hanno consumato risorse, in considerazione del numero di vettori di vario tipo lanciati dall’Iran (daremo a breve le stime numeriche). È stato calcolato che tra THAAD, Patriot e missili SM lanciati, la spesa complessiva sia stata di 1,66 miliardi di dollari, pertanto al settimo giorno si può stimare che sia di 2,9 miliardi.
In conclusione, gli Stati Uniti stanno spendendo per questa guerra circa 8,54 miliardi di dollari, a cui vanno sommati i 359 milioni per i danni subiti.
Le possibilità di rappresaglia dell’Iran
Passiamo ora al “consumo” delle risorse di munizionamento. La difesa aerea statunitense ha utilizzato in 100 ore di conflitto 208 vettori tra quelli già elencati, il che, facendo una media, ci porta a un totale di 364 per 7 giorni di guerra. Il carico maggiore è stato assorbito dai vettori SM-2/6 (96) seguiti dai Patriot PAC-3 (64).
Sono stati lanciati 168 missili da crociera Tomahawk e 56 JASSM nei primi quattro giorni, insieme a 216 missili HARM/AARGM, 1988 bombe tipo JDAM, 100 droni kamikaze LUCAS, 16 PrSM e 56 ATACMS. Il totale stimato è quindi di 2.600 ordigni di vario tipo nelle prime 100 ore che diventerebbero 4.550 in 7 giorni, ancora una volta ammettendo lo stesso rateo di consumo. I Paesi del Golfo attaccati dall’Iran hanno contribuito alla difesa aerea utilizzando i propri missili intercettori: gli Emirati Arabi Uniti, di cui abbiamo dati aggiornati a venerdì 6 marzo, riferiscono di aver abbattuto 1.001 droni kamikaze su 1.072 individuati, 8 missili da crociera su 8, e 181 missili balistici su 196 individuati. In media quindi, l’Iran ha lanciato verso gli EAU 28 missili balistici e 153 droni kamikaze al giorno.
Il Paese è quello che ha subito il maggior peso della rappresaglia iraniana (operazione “Roaring Lion”), seguito dal Kuwait, che sino al 3 marzo ha visto lanciare verso il suo territorio 178 missili balistici e 384 droni, il Bahrain (73 e 91) e il Qatar (101 e 24). Per quanto riguarda Arabia Saudita, Israele, Oman e Giordania non ci sono ancora dati ufficiali.
In linea generale però, l’Iran ha dimostrato una progressiva diminuzione del rateo di lanci durante 7 giorni di guerra. Per quanto riguarda i vettori balistici, il primo giorni ne sono stati lanciati 350, progressivamente diminuiti a 28 il settimo. Per quanto riguarda i droni kamikaze, il primo giorno se ne sommavano 294, progressivamente scesi a 30 il settimo. Questo per via della progressiva distruzione di piazzole di lancio, lanciatori e depositi.
Stime effettuate in base alle prime valutazioni dei danni in combattimento riferiscono la distruzione del 75% dei lanciatori di missili balistici (partendo da un totale di 400), di una forbice tra il 47% e il 73% dei missili balistici a medio raggio (MRBM) e di una forbice tra il 23% e il 52% dei missili balistici a corto raggio (SRBM). L’Iran, che era il Paese del Medio Oriente col più grande arsenale di missili balistici, era stimato possedere circa 2mila MRBM e tra i 6 e gli 8mila SRBM prima della guerra. Si ritiene anche che Teheran possieda ancora una scorta di droni kamikaze pari al 90/95% di quella di partenza, difficilmente stimabile.
Emerge quindi, dal lato iraniano, un arsenale seriamente intaccato ma ancora consistente, sebbene sempre meno efficace in quanto l’operazione “Epic Fury” sta sistematicamente distruggendo i lanciatori di missili balistici e di droni kamikaze, rendendo sempre più difficoltosa, e quindi meno efficace, la rappresaglia iraniana. Soprattutto dal punto di vista degli attacchi di saturazione per cercare di oltrepassare le difese, questi saranno sempre meno frequenti portando a minori possibilità di colpire bersagli al suolo. Dal lato statunitense, le operazioni dovranno invece mantenere la stessa intensità almeno per altre due settimane per colpire il più possibile non solo i lanciatori di missili, ma anche i vettori stessi, nonché smantellare quello che resta dell’apparato militare iraniano. Operazione che, col passare del tempo, diventerà sempre più difficoltosa per via dell’occultamento in depositi sotterranei e del decentramento dei lanciatori in un territorio molto vasto come quello dell’Iran.