Un trattato pluridecennale sulle armi nucleari è stato rotto sia dagli Stati Uniti sia dalla Russia. Dopo che ciascuna delle due parti ha dichiarato che l’altra aveva violato il patto, risalente all’epoca della Guerra fredda, Russia e Usa hanno deciso di non onorarlo più. Il presidente Donald Trump, a febbraio, si è tirato indietro per primo, affermando che Washington si sarebbe ritirata dall’accordo se la Russia non avesse posto fine al suo programma di armamento, considerato dagli Stati Uniti una violazione al trattato.

Il presidente Vladimir Putin non ha ceduto e ha invece abbandonato il patto in anticipo piuttosto che abbassare la testa davanti agli ispettori nucleari internazionali. Il trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (Inf) è stato siglato nel 1987 tra il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il presidente sovietico Michail Gorbaciov. L’Inf ha vietato non solo il possesso di razzi a corto e medio raggio, ma anche il loro sviluppo e i test.

È stato un accordo storico che ha contribuito al disgelo delle relazioni tra i due titani dopo decenni di accumulo di armi nucleari. Ciascuna delle due parti non aveva più accesso a missili terrestri con una gittata compresa tra i 500 e i 5.500 chilometri. Ora che l’Inf non è più rispettato da nessuna delle parti, le due nazioni sono libere di accelerare lo sviluppo dei loro armamenti e recuperare il terreno perduto. Secondo l’amministrazione di Trump, e quella precedente di Barack Obama, la Russia aveva già in parte violato l’accordo dichiarando una portata inferiore di alcuni suoi missili lanciati da rampe montate su autocarri.

Il governo di Putin non ha risposto a tali accuse, né alle notizie secondo cui avrebbe testato il razzo 9M729. Nella sua confutazione il Cremlino ha fatto notare che gli Stati Uniti abitualmente inviano droni armati con un raggio d’azione dichiarato illegale dall’Inf, sebbene questa tecnologia non fosse stata ancora realizzata quando l’accordo è stato firmato. Inoltre gli Stati Uniti mantengono siti di difesa missilistica in tutta Europa, la maggior parte dei quali è in grado di lanciare missili nucleari a raggio breve e intermedio. Una nota dolente per il Cremlino.

Sebbene entrambe le parti abbiano comunicato formalmente la loro intenzione di non continuare a onorare l’Inf, l’accordo non è ancora morto. Il trattato prevede un periodo di attesa di sei mesi durante il quale i negoziati bilaterali potrebbero produrre un ritorno ad esso. La scorsa settimana alti ufficiali militari di Stati Uniti e Russia si sono incontrati a Vienna per discutere sulla “stabilità strategica” di una serie di questioni, tra cui la Siria e l’Inf.

Mentre sono noti pochi dettagli di quella riunione, è trapelato che è stato discusso anche l’argomento del nuovo trattato Start (Strategic Arm Reduction Treaty), firmato nel 2010, che limita il numero di testate nucleari che ogni paese è autorizzato a schierare. Purtroppo questo accordo scadrà nel 2021 a meno che non si ricorra a un’opzione per estenderlo di altri cinque anni.

Finora nessuna delle due parti ha mostrato alcun segno sull’opportunità o meno di rinnovare il nuovo accordo Start. Andrew Weber, ex sottosegretario al Pentagono, ritiene che il rinnovo del trattato dovrebbe essere un obiettivo primario per l’amministrazione Trump. In definitiva, il prossimo trattato missilistico tra i due Paesi, che si tratti di un Inf rinnovato o di qualcosa completamente nuovo, dovrebbe concentrarsi su un tipo di armi note come missili da crociera. Questi sono armati con una testata a esplosivo convenzionale, ma l’unico modo per verificare se sono nucleari o meno è di ispezionarli prima del lancio.

A causa dell’incertezza sulla carica dei missili cruise, il loro uso rischia di provocare accidentalmente una ritorsione nucleare, anche se non equipaggiati con testate nucleari. Se lanciati, un obiettivo potrebbe facilmente valutare lo scenario peggiore e assumere che di fatto siano nucleari.

La fine del trattato Inf ha spinto altri Paesi alla corsa agli armamenti nucleari, a cominciare dall’Ucraina. Il ministro degli Esteri Pavlo Klimkin ha rilasciato una dichiarazione che proclama il diritto del Paese a sviluppare missili a medio raggio per difendersi dalla Russia.

“La potenziale pressione militare della Federazione Russa sui membri europei della Nato, a causa del ritiro dal trattato, intesa a stabilire un controllo totale da parte di Mosca sull’intera regione compresa tra il Baltico e il Mar Mediterraneo, rappresenta una seria minaccia per l’intero continente europeo”, ha detto Klimkin.

Da quando, nel 2013, il presidente Viktor Yanukovych è stato rimosso dal potere e la Crimea è stata annessa alla Russia, l’Ucraina è diventata un obiettivo primario di aggressione da parte della Russia. Inoltre il costante incremento di militari russi lungo il confine certamente preoccupa l’ex nazione sovietica.

Infine, c’è preoccupazione per gli altri stati non aderenti all’Inf in possesso di armi nucleari, come la Cina. Sia la Russia sia gli Stati Uniti sono probabilmente minacciati dalla sua crescente riserva di armi e desiderano iniziare a rafforzare il proprio arsenale.

Se la Russia e gli Stati Uniti non riescono negoziare un ritorno all’Inf, il mondo assisterà a un’altra corsa agli armamenti che probabilmente rivaleggerà con quella della Guerra fredda. Lo scenario migliore per entrambe le parti sarebbe quello di proseguire i negoziati e possibilmente promuovere l’adesione di più Paesi al trattato.

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