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Crescono i combattenti jihadisti che parlano cinese. Secondo una nota del servizio di sicurezza dell’Armenia, infatti, sempre più uiguri – una etnia turcofona musulmana che vive nella regione dello Xinjiang, nel nordovest della Cina – entrano in SiriaIrak per unirsi ai tagliagole dello Stato Islamico. Per l’intelligence questi uiguri, insieme ad alcuni miliziani ceceni, sarebbero gli stessi che nell’aprile 2016 avrebbero attaccato gli armeni nel Nagorno-Karabakh, in quella che è  stata chiamata la “Guerra dei quattro giorni”.Dalla Turchia a MosulLa prima tappa dei “cinesi” sarebbe la Turchia. Da tempo i nazionalisti turchi e il governo di Ankara si sono dedicati alla causa della minoranza musulmana, che denuncia la brutale repressione delle autorità cinesi nei loro confronti. Soprattutto nella libertà di culto. Proprio per questo gli uiguri si sarebbero, insieme alle famiglie, spostati in Turchia, radicalizzati ed addestrati per poi andare a combattere in Siria ed Irak. Come sappiamo, non sarebbe certo la prima volta che Ankara viene accusata di facilitare il passaggio di uomini, armi e munizioni diretti ai gruppi jihadisti. In un recente articolo pubblicato dall’agenzia stampa Asia News si legge che “a Mosul gli uiguri si vedono ovunque”. A loro sarebbe stato assegnato “il compito di forza di polizia nella capitale irachena dello Stato Islamico”. E ancora: “Sono sparsi soprattutto nei mercati, nei crocevia e intorno ai centri di potere”.La lotta per l’indipendenza degli uiguri in CinaPer due volte – nel 1931 e nel 1944 – tentarono, senza riuscirci, di costituire una repubblica autonoma, organizzandosi in diversi gruppi separatisti. Tra i più conosciuti – inseriti anche nella blacklist degli Stati Uniti delle organizzazioni terroristiche internazionali – troviamo il Movimento Islamico del Turkestan Orientale, che ha avuto stretti rapporti con Al Qaeda e che, secondo Pechino, si addestrerebbe in Medio Oriente. Questo gruppo, in passato, si è reso responsabile di diversi attacchi contro gli Han, l’etnia maggioritaria cinese. L’attentato più violento è avvenuto nel 2014 nel mercato di Ürümqi, la capitale della regione autonoma dello Xinjiang, provocando la morte di trenta persone.