La morte del generale Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio e causata da un attacco americano nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, in Iraq, ha riaperto numerosi interrogativi sui rapporti (già tesi) tra gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Iran. La decisione dell’ex tycoon di attaccare ed eliminare uno dei più importanti strateghi militari dell’area, nonché guida delle milizie al Quds, il corpo speciale delle Guardie rivoluzionarie, incaricato di compiere azioni militari all’estero, ha provocato la prevedibile reazione della Repubblica islamica. Che, tramite la Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ha minacciato ritorsioni per vendicare la morte di una delle sue più brillanti personalità. E, se fino a due giorni fa, l’allarme era per un’azione cyber, nelle ultime ore la preoccupazione è tutta concentrata sui rischi di un attacco con i droni.

Massima attenzione sulle basi

Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, infatti, l’ultima indiscrezione trapelata in queste ore, rilanciata da Cnn, parlerebbe del Pentagono in allerta per un possibile attacco con velivoli senza pilota. Le basi e le installazioni americane nella regione avrebbero già ricevuto indicazioni di questo tipo e avrebbero adottato contromisure adeguate. In base alle ultime informazioni, l’intelligence avrebbe rilevato movimenti anche nelle basi missilistiche della Repubblica islamica, ma non è certo si tratti dell’attività di cui si sospetta, se si tratti, quindi, di azioni di carattere offensivo oppure difensivo.

L’obiettivo: vendicare Soleimani

Dopo la morte del generale Soleimani, fonti iraniane citate dal New York Times (e riportate dal Corriere della Sera) avrebbero confermato l’intenzione dell’ayatollah Ali Khamenei di rispondere all’offensiva americana, con un’azione diretta, unicamente riconducibile al Paese e non affidata a fazioni amiche. Perché se è vero che Teheran vuole replicare all’attacco del 3 gennaio, è altrettanto certo che voglia mettere la sua firma, soprattutto per una questione di prestigio. Tuttavia, se gli ayatollah vogliono contrattaccare, è certo che debbano farlo analizzando anche altre possibili mosse americane. Anche perché gli Stati Uniti hanno inviato sei bombardieri B52 nella base di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, nel caso si concretizzi la necessità di un colpo massiccio e hanno continuato, poi, a inviare truppe e materiale nella regione.

Perché la scelta dei droni

In base a quanto ricostruito, l’ipotesi di utilizzare i velivoli senza pilota potrebbe essere legata a tre elementi da non sottovalutare. Il primo riguarda le segnalazioni raccolte sul campo. Poi, l’utilizzo, a settembre, degli stessi dispositivi, quando a essere colpiti sono stati i siti petroliferi in Arabia Saudita (in quella circostanza il bombardamento venne condotto con missili e velivoli senza pilota). E un altro aspetto da non sottovalutare, nel disegno di vendetta, è quello tattico, perché il generale Soleimani è stato ucciso da un drone e la Repubblica islamica potrebbe utilizzare lo stesso metodo, magari prendendo di mira una sorta di omologo del celebre comandante. Il che avrebbe, certamente, un ruolo simbolico molto importante (che per il Paese non è mai un dettaglio da sottovalutare).

Le tempistiche di un ipotetico attacco

Sui tempi di contrattacco nessuno sente di fare previsioni certe. Il lutto per la scomparsa del celebre generale deve durare quattro giorno, così come le manifestazioni pubbliche per commemorare la morte di una delle più importanti personalità nel panorama politico iraniano. Alle esequie di Soleimani ha partecipato un numero di cittadini secondo soltanto ai funerali del fondatore della Repubblica islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, nel 1989. E siccome in Iran esiste una fase di cordoglio pubblico concreta, con il decesso di Soleimani Teheran ha raccolto consenso a livello internazionale, soprattutto nel mondo dell’islam sciita, riuscendo a elevare la figura del generale a un martire a tutti gli effetti. È quindi possibile che la parte più conservatrice della Repubblica islamica, la più influente da quando sono iniziate le ostilità con l’America di Trump, desideri sfruttare al massimo il momento, evitando mosse troppo azzardate. La tattica, quindi, potrebbe essere quella di consumare ed esasperare con l’attesa gli Stati Uniti.

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