Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

È una metamorfosi continua e questa volta ha a che fare con gli eserciti, con lo Stato islamico da una parte e l’Esercito libero siriano dall’altra. Perché, da fedeli e feroci combattenti di Daesh, i suoi militanti hanno indossato un’altra uniforme, partecipando all’incursione turca nel Nord-Est della Siria. E il numero risulta essere piuttosto alto, perché gli ex carnefici di Abu Bakr al-Baghdadi diventati miliziani turchi sarebbero 80, almeno secondo un dossier pubblicato dall’agenzia di stampa curda Hawar News.

Il passaggio e l’addestramento

Secondo quanto riportato da Il Fatto quotidiano, all’interno del documento sarebbero stati diffusi i loro nomi e cognomi. Dopo essere stati sconfitti dalle forze democratiche siriane o dal regime di Damasco, gli ex miliziani Isis sarebbero arrivati in Turchia per l’addestramento. Ad Ankara sarebbero stati formati prima di ripartire per la Siria insieme ai soldati turchi per l’azione denominata “Sorgente di Pace”.

Le intenzioni turche e i crimini

In base alle ultime informazioni, dal 9 ottobre scorso, il Turkish free syrian army e l’esercito di Ankara sarebbero accusati di aver compiuto crimini di guerra e violenze ai danni della popolazione, nonostante i cessate il fuoco. Da sempre, o almeno dagli ultimi anni di conflitto nella vicina Siria, l’idea della Turchia era quella di creare una safe zone lunga 110 chilometri e profonda 30. Ma sembra del tutto evidente ormai, soprattutto dopo la notizia di questi 80 arruolamenti, l’obiettivo di Ankara. Che vorrebbe prendere più territorio possibile, eliminando l’amministrazione autonoma locale e allontanando i curdi nella parte più meridionale del Paese.

Chi è Salimi Turchi al-Antari

L’idea della Turchia è quella di uniformare a sua immagine le aree occupate, soprattutto ai danni della popolazione curda, che Ankara vorrebbe, di fatto, annichilire per motivi politici, sociali e storici. Nel rapporto pubblicato dall’agenzia di stampa curda, tra i nomi presi “in prestito” da Daesh emerge, infatti, il nome di Abu Saddam al-Ansari, noto anche con il nome di Salim Turchi al-Antari, che il 12 ottobre scorso si fece un selfie durante l’esecuzione di Hevrin Khalef, l’attivista e segretario generale del Partito del futuro della Siria, un movimento politico preso di mira probabilmente perché emblema di una collaborazione concreta tra curdi e arabi. La donna stava viaggiando su una delle maggiori arterie del Paese, quando fu vittima di un’imboscata. Venne tirata fuori, a forza, dagli uomini di Daesh (e da alcuni mercenari che indossavano tute mimetiche) e ammazzata a colpi di mitra con una brutalità inedita persino in un teatro di guerra come quello siriano. La scena è stata filmata da un telefonino e poi è stata diffusa in rete. Al Antari, che oggi risulta essere passato dall’altra parte, era lì e lo dimostrerebbero i fotogrammi.

Chi è Samir al-Nasi al-Anah

L’uomo, che ha preso parte alla feroce esecuzione, ha scelto di unirsi all’esercito dello Stato islamico nel 2014. Ha combattuto a Palmira, ad al-Shair e ad al-Tanf contro la coalizione internazionale. Si tratta di un comandante di brigata all’interno del gruppo Ahrar al-Sharqiya. In quella stessa brigata c’è stato anche Samir al-Nasi al-Anah o Khebab al-Iraqi: nato nel 1989 nella provincia di Anbar, in Iraq, si sarebbe unito a Daesh un anno prima di al Antari, nel 2013, combattendo nel deserto iracheno. Successivamente si sarebbe spostato in Siria, diventando un emiro, cioè un comandante del fronte di Hasakah e a capo delle munizioni di Raqqa. Dopo la battaglia in quella città così simbolica per Daesh è partito per Azaz e poi per Tal Abyad, l’altra città interessata dall’operazione turca.

Tutti i “nuovi” soldati

Un percorso non troppo diverso è stato quella di Abdullah Ahmed al-Abduallah, combattente Isis originario di Homs. Allo Stato islamico si è unito nel 2014 come “emni”, cioè come ufficiale per la sicurezza interna, ma spesso ha agito come spia o come agente sotto copertura per Daesh. Oggi, invece, è responsabile dei silos a Serekanye. Poi, tra i nomi, c’è anche quello di Abua Maria al-Ansari, conosciuto anche come Ahmed Khaled al-Rahmon, addestrato sia dagli americani sia dai turchi. Con gli americani ci lavorò nei primi anni di guerra civile, cioè nel 2013. Poi, però, decise di scappare per unirsi alle milizie islamiche. Oggi si trova a Tal Abyad, ma prima è stato trasferito in territorio turco per “ripulirsi”, per partecipare a un nuovo addestramento e, infine, per combattere ad Afrin.

Gli interrogativi sulla Turchia nella Nato

Il documento diffuso dall’agenzia curda ha rimesso in discussione, ancora una volta, il ruolo di Ankara sul piano internazionale. E ha suscitato degli interrogativi anche a William Roebuck, l’inviato speciale della Casa Bianca per la Siria. Dubbi su questa commistione di soldati e sulle operazioni nel Nord-Est della Siria, considerato teatro di diversi e brutali crimini di guerra. E la mescolanza tra Turchi ed ex miliziani Daesh rappresenta, probabilmente, uno dei momenti peggiori per la popolazione curda.

Qual è il crocevia del mondo di domani?
È lì che vogliamo portarvi