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Guerra

“Se la Russia paga i bond in rubli è default”: altro avvertimento a Mosca

La posizione dell’agenzia di rating Fitch è chiara: la Russia sarebbe inadempiente se non pagasse in valuta statunitense i pagamenti delle cedole sugli Eurobond e questo rappresenterebbe “un default sovrano, alla scadenza del periodo di grazia di 30 giorni”. Una...

La posizione dell’agenzia di rating Fitch è chiara: la Russia sarebbe inadempiente se non pagasse in valuta statunitense i pagamenti delle cedole sugli Eurobond e questo rappresenterebbe “un default sovrano, alla scadenza del periodo di grazia di 30 giorni”. Una “siffatta ridenominazione forzata” dei pagamenti sarebbe indicativa del fatto che “un default o un processo assimilabile al default è iniziato”. Come riportato da Bloomberg, il tempo stringe anche per quanto riguarda parte del debito in rubli del Paese. Per quanto riguarda le valute estere, la nazione ha 117 milioni di dollari di interessi in scadenza: si tratta di un un momento chiave per i detentori dei debiti che hanno già visto il valore dei loro investimenti crollare da quando la Russia ha invaso l’Ucraina il mese scorso. Questi pagamenti sono i primi obblighi del debito non in rubli a scadere da quando il governo russo ha annunciato che pagherà i creditori stranieri in rubli.

Russia verso il default?

Il 1° aprile rappresenta una potenziale data chiave per la Federazione russa, che non è inadempiente sulle obbligazioni in valuta locale dal 1998. Viceversa, l’ultima volta che non è riuscito a far fronte agli obblighi di debito estero era il 1918, dopo la rivoluzione bolscevica. Secondo QuiFinanza, si stima che il mancato pagamento degli interessi o il pagamento improprio in rubli potrebbe scatenare uno tsunami di insolvenze su un debito valutato circa 150 miliardi di dollari.  Oltre a Fitch, infatti, anche altre società hanno ridotto i rating del debito russo nelle settimane successive all’invasione dell’Ucraina. S&P Global Ratings classifica la Russia come CCC, mentre Moody’s Investors Service definisce la nazione in “Ca”. Fitch, che in precedenza aveva avvertito che un’insolvenza obbligazionaria è “imminente”, ha affermato che quest’ultima dichiarazione circa il possibile default non costituisce di per sé una nuova azione di rating. 

Come nota il New York Times, la grande domanda a questo punto é: la Russia pagherà in dollari o rubli? Mosca afferma che le sanzioni che la tagliano fuori dal sistema finanziario internazionale significano che può pagare solo in rubli e che farlo è un mezzo di pagamento accettabile date le circostanze. Altri non sono d’accordo e affermano che il pagamento di obbligazioni denominate in dollari in rubli costituirebbe un default. Secondo quanto dichiarato dal presidente russo, Vladimir Putin, citato dall‘Ansa, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno “effettivamente mancato ai loro obblighi” nei confronti della Russia, “congelando una parte delle sue riserve di valuta estera”. A dirlo è stato lo stesso Putin, durante un incontro sulle misure di sostegno socio-economico alle regioni russe. Secondo il leader del Cremlino, “sia gli Stati Uniti che l’Ue hanno dichiarato un vero e proprio default riguardo i loro doveri nei confronti della Russia”. In precedenza il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, aveva riferito che i Paesi occidentali avevano congelato circa la metà delle riserve auree e valutarie di Mosca, pari a circa 300 miliardi di dollari.

Il “giallo” del debito russo

Come ha spiegato Andrea Muratore su InsideOver, il problema per il debito pubblico russo sono le obbligazioni sovrane denominate in euro o dollari. Secondo il Financial Times, la Russia ha contratto debiti denominati nelle valute dei Paesi classificati come “ostili”per 49 miliardi di dollari. Questi debiti vanno ad aggiungersi alle cedole del settore privato, che sono complessivamente pari a 200 miliardi di dollari e coinvolgono principalmente attori a partecipazione statale come Gazprom e Rosneft. Molto più esteso, invece, il debito in obbligazioni delle società russe, che supera 200 miliardi di dollari. Una eventuale insolvenza del Paese coinvolgerebbe inevitabilmente anche i grandi gruppi a partecipazione pubblica, a cominciare da Gazprom e Rosneft. Secondo gli esperti, il default potrebbe essere l’opzione che Mosca potrebbe riservarsi per applicare il ricatto del debitore.





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