Sono passati più di cento giorni da quando Evan Gershkovich, giornalista americano del Wall Street Journal, è stato arrestato nella città russa di Ekaterinburg da agenti del Servizio di sicurezza federale (Fsb) con l’accusa di spionaggio, la prima volta che succede dalla fine della Guerra fredda. Il quotidiano finanziario ha ora rivelato come dietro la cattura del suo reporter ci sia il Dipartimento per le operazioni di controspionaggio (Dkro), un’unità segreta dell’Fsb che dà la caccia agli americani e sarebbe responsabile di una lunga serie di atti intimidatori e degli arresti di almeno altri due cittadini Usa.
Emerso dopo il collasso dell’Unione sovietica dalle ceneri del Kgb, l’Fsb, diretto anche da Vladimir Putin prima di diventare presidente, ha visto aumentare la sua influenza con lo scoppio della guerra in Ucraina – come raccontato dallo stesso Gershkovich nei suoi ultimi reportage l’Fsb avrebbe aiutato a pianificare il conflitto più di quanto fatto dai militari – e sino ad ora è sfuggito a qualsiasi controllo legislativo o giudiziario.
All’interno di questo quadro di impunità si è sviluppato il Dkro, un’unità di cui pochi sono a conoscenza che si occupa di spiare gli stranieri in Russia. Gli uomini del Dkro-1, specializzato nel “monitoraggio” di americani e canadesi, agiscono lasciando una “firma” per far sapere ai sorvegliati che non possono considerarsi al sicuro. A volte le tracce del loro passaggio sono “ordinarie”: sigarette spente sulla tavola del water, feci in bagno o in una valigia, librerie in disordine o gioielli spariti. Non sempre però è così. Funzionari americani sospettano infatti che ci sia il Dkro dietro il taglio dell’elettricità alla residenza dell’ambasciatrice americana a Mosca, Lynne Tracy. In altre occasioni la macchina di un dipendente è stata seguita da un elicottero che volava a bassa quota ed agenti russi hanno seguito i figli di un ambasciatore a scuola, alle partite di calcio e persino in un McDonald. In un altro inquietante episodio un diplomatico appena rientrato a casa ha trovato il suo cane morto, vittima con tutta probabilità di un avvelenamento. “Ci conoscono molto bene e sono spietati nel loro lavoro” dichiara al Wall Street Journal Dan Hoffman, ex direttore della stazione Cia di Mosca, commentando le operazioni del Dkro. “Le coincidenze non esistono”, dichiarano i funzionari che hanno provveduto a stilare un prontuario con le regole da seguire distribuito ai diplomatici americani in Russia.
Per Washington proteggere le sedi di rappresentanza è diventata un’impresa quasi impossibile. I consolati Usa a Yekaterinburg e Vladivostok sono chiusi dal 2020 perché non sono più in grado di garantire la sicurezza delle comunicazioni. I diplomatici, ritenendo i loro uffici compromessi, preferivano recarsi a Mosca per avere conversazioni riservate in ambasciata.
Il salto di qualità compiuto dal Dkro riguarda la pratica degli arresti che negli ultimi anni coinvolge cittadini americani. È quello che è successo, oltre al giornalista del Wall Street Journal, ai due ex marines Paul Whelan e Trevor Reed. Whelan è stato arrestato all’hotel Metropol di Mosca nel 2018 dopo aver ricevuto una chiavetta che, secondo le accuse russe, conteneva segreti di Stato e per questa vicenda è stato condannato nel 2020 a 16 anni di carcere. Reed invece è finito in carcere nel 2019 dopo una serata in giro per locali nella capitale russa e nel 2022 è stato liberato grazie ad uno scambio con Konstantin Yaroshenko, un pilota russo condannato negli Usa per traffico di droga. Anche per il recente arresto di Gershkovich le autorità americane sono fiduciose che si possa arrivare presto ad uno scambio di prigionieri.
Il quotidiano finanziario rivela inoltre che Putin segue molto da vicino l’operato del Dkro e ha ricevuto briefing, prima e dopo l’arresto del giornalista americano, direttamente da Vladislav Menshchikov, capo dei servizi di controspionaggio dell’Fsb, e vuole essere informato personalmente delle azioni di sorveglianza compiute su tutti i reporter occidentali. Il presidente russo però non sarebbe molto soddisfatto del lavoro delle sue forze di sicurezza, specie dopo il fallimento del piano originario della guerra in Ucraina che prevedeva la capitolazione di Kiev in una manciata di giorni. Infatti, in un discorso pubblico pronunciato a fine anno scorso ha esortato i vertici dell’Fsb a migliorare il loro lavoro, a fermare le attività degli elementi esterni e a identificare i traditori.
Le attività degli agenti segreti al servizio di Mosca proseguono quindi senza sosta. Boris Bondarev, un diplomatico russo dimessosi dopo lo scoppio della cosiddetta “operazione militare speciale” e da allora rifugiato all’estero, ha dichiarato che “l’Fsb è incredibilmente potente e libero da ogni controllo”, aggiungendo che oggi è molto facile “accusare chiunque di essere una spia straniera per ottenere una promozione immediata”. Come dimostra il caso Gershkovich, la caccia agli americani in Russia non risparmia più nessuno e il Dkro potrebbe avere già messo gli occhi sulla sua prossima vittima.