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Su Mariupol in questo momento sventolano due bandiere. Una è russa ed è stata issata sul municipio, l’altra invece, innalzata nei punti più alti della città, ha un tricolore diverso: ci sono il blu e il rosso in basso, come nella bandiera della federazione russa, ma sopra non c’è il bianco bensì il nero. Si tratta dei vessilli della Repubblica Popolare di Donetsk, quella cioè autoproclamata nel 2014 assieme alla “gemella” di Lugansk e riconosciuta dalla Russia il 21 febbraio scorso. Putin ha considerato “liberata” Mariupol e in mano alle forze russe. Ma a chi andrà la città dopo il conflitto? Farà parte della Russia oppure sarà il porto principale di Donetsk? Oppure ancora sarà in qualche modo recuperata, anche per vie politiche, dall’Ucraina? Domande che rimandano a una questione sempre più sentita nel conflitto, quella cioè delle mappe.



La geografia, per come la si conosceva nel 2014, è destinata a cambiare definitivamente. O perché Mosca riuscirà ad ottenere almeno il riconoscimento della sua sovranità sulla Crimea oppure, nella situazione al momento più favorevole alle prospettive del Cremlino, perché l’offensiva nel Donbass porterà buona parte dell’est dell’Ucraina in mano russa. Ad ogni modo, la fine del conflitto passerà inevitabilmente da un tentativo di modifica delle mappe. Modifiche che, stando ad alcuni ambienti diplomatici, sarebbero già state abbozzate in diverse cancellerie, comprese quelle occidentali.

Le mosse di Mosca a Kherson e Mariupol

Per capire come potrebbe cambiare la geografia nella regione, è bene partire da dei dati oggettivi. Il primo riguarda la posizione di Kiev: le attuali autorità ucraine al momento non sono disposti a rinunciare anche a una sola regione. Nei primi giorni di guerra si era parlato di possibili concessioni sul riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea, ma con un conflitto che ha inferto enormi dolori a Mosca e dove Kiev ha dimostrato di saper reggere all’urto della guerra, su questa ipotesi non sono più uscite concrete indiscrezioni. E oggi, a maggior ragione, nessuno da via Bankova, sede della presidenza ucraina, sembrerebbe interessato a mettere mano alle mappe.

L’altro dato invece riguarda il comportamento della Russia nei territori occupati. Al momento la città ucraina più grande in mano a Mosca è Kherson. Poi ci sarebbe anche Mariupol, ma se il Cremlino qui ha già considerato conclusa la battaglia, il fatto che al momento si combatta ancora dentro l’acciaieria Azovstal lascia qualche perplessità sulla posizione russa. Ad ogni modo il 90% del territorio cittadino è in mano russa e filorussa.

A Kherson sembrano essere già state avviate prove di vera e propria annessione. A partire dal primo maggio, ha fatto sapere il vice capo dell’amministrazione regionale, verrà introdotto il Rublo russo come nuova moneta. La misura non sembra provvisoria, ma figlia di un piano a lungo termine che prevede un affiancamento di quattro mesi alla Grivna ucraina. Cambiare moneta, introducendo la propria e prevedendo per giunta un periodo di transizione, è segno di come Mosca stia preparando il terreno per una permanenza a oltranza nella regione.

Anche a Melitopol, a metà strada tra Kherson e Mariupol, si vedono già importanti cambiamenti. Ad esempio i listini dei prezzi del carburante sono segnati in Rubli. A Mariupol poi c’è chi ha iniziato a parlare di un progetto russo volto ad annettere la città alla regione russa di Rostov. Petro Andryushchenko, consigliere del sindaco deposto di Mariupol, ha dichiarato che il nuovo primo cittadino voluto dai russi, Konstantin Ivashchenko, nei suoi primi incontri con i cittadini ha dichiarato di immaginare la città annessa alla confinante regione di Rostov.

La questione delle “nuove” mappe

Il discorso relativo a Mariupol è tutto da verificare. Anche perché se fosse vero contraddirebbe quanto affermato dal Cremlino il 21 febbraio scorso e cioè che per Mosca i territori di Donetsk e Lugansk riconosciuti come indipendenti erano quelli “previsti dalla costituzione delle due repubbliche”. Ossia i territori comprendenti le aree degli omonimi oblast. Mariupol amministrativamente è parte dell’oblast di Donetsk e dunque dovrebbe costituire la città portuale della Repubblica filorussa. Del resto i combattenti separatisti avevano provato a prendere questo territorio già nel 2014. O Mosca ha deciso di ridisegnare del tutto i confini oppure non è prevista la permanenza delle attuali due repubbliche separatiste a guerra finita, bensì una loro annessione diretta al territorio della federazione.

Presto ancora per dirlo, ma quanto sta accadendo a Kherson e Mariupol dimostra come la questione delle mappe inizia a diventare importante nell’economia del conflitto. La Russia vuole modificarle e forse qualche cartina con nuove linee tratteggiate circola già nelle cancellerie occidentali. Una prospettiva quest’ultima paventata ad esempio da Germano Dottori, consigliere scientifico di Limes, secondo cui delle nuove mappe sono state già definite. In ambienti diplomatici si parla di taciti accordi sui nuovi confini, da mettere in atto però soltanto se la Russia arrivi a conquistare militarmente le zone desiderate. In poche parole, anche in occidente è stato messo in conto che la geografia cambierà ma non verrà fatto alcuno sconto sul campo a Putin, il quale deve superare le insidie della difesa ucraina, delle armi occidentali e delle sanzioni.

In ballo il futuro della regione

La questione delle nuove mappe non è certo di poco conto. Non riguarda soltanto dei tratti di penna da applicare sulle cartine. Al contrario, potrebbe implicare annessioni, nascita di nuovi Stati, spostamenti di intere popolazioni. Un nuovo equilibrio regionale quindi, in parte già scritto e in parte ancora in ballo nel campo di battaglia. E il nuovo equilibrio potrebbe prevedere un’influenza russa definitivamente affermata nelle attuali regioni orientali dell’Ucraina. Mentre a Kiev potrebbe essere riservata la parte centrale e occidentale, anche perché la capitale ha resistito ai russi e si è guadagnata sul campo la permanenza nella sfera ucraina. Più intricata la storia nelle regioni meridionali: i russi vorrebbero Odessa, ma non riescono ad avanzare e le popolazioni non appaiono ben felici di accogliere Putin. Forse su questa parte del Paese la “diplomazia profonda” non è riuscita a intervenire e questo spiegherebbe in parte la tensione divampata nell’adiacente Transnistria.

Occorre poi capire in che modo la Russia eserciterà, se conquisterà il Donbass, l’influenza nell’est. Se cioè annettendo i territori oppure creando nuovi Stati. Il fatto che a Kherson si pagherà in Rubli dal primo maggio lascia presagire un’annessione. Ma non è esclusa la creazione di uno o più Stati cuscinetto da una futura Ucraina ridimensionata e con pochi (o senza) sbocchi sul mare. Scenari di cui i governi sarebbero già a conoscenza. E che in qualche modo, in caso di avanzata russa nell’est, potrebbero costituire la base di un compromesso tra Russia e occidente. Ma non tra Russia e Ucraina. Kiev spera, al contrario, di poter riprendere manu militari le aree al momento perdute.

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