Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

La tensione a Rafah, dopo gli ultimi raid e le ultime operazioni israeliane, continua a essere molto alta. E forse anche per questo nelle scorse ore, così come confermato da Channel 13 e da altri media israeliani, sempre nell’area della cittadina più meridionale della Striscia di Gaza sono stati registrati scontri tra l’Idf e le forze egiziane. Si tratta di un inedito: Il Cairo e Tel Aviv hanno firmato un trattato di pace nel 1979 e, da allora, mai i due Paesi sono arrivati a uno scontro. Negli scambi di colpi d’arma da fuoco odierni, sarebbe morto almeno un soldato egiziano.

Ancora ignota la natura degli scontri

Al momento si sa con certezza il luogo del contatto ravvicinato tra i due eserciti: si tratta, in particolare, di un’area non lontana dall’unico valico che collega la Striscia con il Sinai egiziano. Una zona da alcuni giorni tornata, dopo 19 anni, nelle mani delle forze israeliane nell’ambito delle prime azioni intentate dallo Stato ebraico contro la città di Rafah e quindi contro le ultime roccaforti di Hamas a Gaza. Dunque, dalla parte palestinese del valico sono presenti i soldati dell’Idf i quali presidiano l’area e sono a stretto contatto con le forze egiziane situate dall’altra parte del confine.

Nella mattinata di questo lunedì, poche ore dopo i raid contro un’area di Rafah che hanno causato la morte di diversi civili, soldati egiziani e soldati israeliani hanno ingaggiato un intenso conflitto a fuoco. Il motivo per adesso è ignoto: “Non possiamo comunicare altro – ha sottolineato una fonte dell’Idf a Channel 13 – possiamo solo confermare che c’è stato uno scontro e che nessun nostro soldato è rimasto ucciso. Altro non è possibile aggiungere”.

La conferma è arrivata anche dall’altra parte del confine, con il portavoce dell’esercito egiziano che ha ammesso la morte di almeno un soldato a seguito di scontro con le forze israeliane. Sui social, dall’area del valico, sono stati pubblicati video che mostrano alcune strutture in fiamme e poco più. Impossibile comprendere da quale area è partito il primo colpo e come mai si è arrivati a un confronto diretto tra le due parti.

Mediazione in corso tra Tel Aviv e Il Cairo

Sia nel quartier generale israeliano che in quello egiziano, si parla adesso di “indagini in corso“. Un modo per sottintendere che, da entrambi i versanti, si sta cercando di evitare escalation e che sono in corso delle dirette contrattazioni tra i vertici dell’Idf e le controparti egiziane. Nessuno sembrerebbe quindi intenzionato a portare avanti ulteriori escalation. Del resto, Egitto e Israele sono in pace dal 1979 e da quando i due Paesi hanno allacciato relazioni diplomatiche non si sono mai verificati episodi di significativa tensione.

Una messa in discussione dell’accordo di pace siglato a Camp David sotto lo sguardo dell’allora presidente Usa Jimmy Carter, creerebbe gravi grattacapi sia a Tel Aviv che a Il Cairo. Gli egiziani sono infatti fondamentali mediatori al momento, specialmente per quel che riguarda la possibilità di un accordo con Hamas per il rilascio degli ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza. Dall’altro lato, per l’Egitto alimentare lo spettro di nuove tensioni o andare incontro a un conflitto, avrebbe effetti deleteri su un’economia già molto fragile e impelagata in un momento alquanto difficile. Lo scontro odierno però potrebbe rappresentare un pericoloso precedente in ottica futura.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto