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Guerra /

Questa notte lungo il confine tra Armenia e Azerbaigian, esattamente nella regione Kelbajar, sono ripresi gli scontri a fuoco tra militari di Baku e Erevan.

“Il 28 luglio, alle 00:50 circa (ora locale, le 23:50 ora di Mosca del 27 luglio), unità delle forze armate dell’Armenia hanno aperto il fuoco di armi leggere e mortai da posizioni situate nella regione di Basarkechar, a cui ha fatto seguito un intenso bombardamento dell’esercito azero dalla regione di Kelbajar. A seguito dello scontro, due militari azeri sono rimasti feriti”, ha affermato il ministero della Difesa azero in un comunicato stampa.

“L’esercito azero continua a prendere misure di ritorsione al fine di reprimere la provocazione lanciata dalle forze armate armene. Le forze armate azere hanno preso le misure necessarie per neutralizzare i punti di tiro del lato opposto. Non ci sono segnalazioni di presunti danni a installazioni civili sul territorio dell’Armenia e le notizie in merito sono esclusivamente disinformazione” continua Baku che invita l’Armenia ad “accettare la nuova realtà della regione, a porre termine alla provocazioni militari e a cominciare i negoziati per la definitiva delimitazione dei nuovi confini tra i due Stati”.

La responsabilità dei nuovi scontri armati è stata rimpallata da Erevan, che commenta “le unità delle forze armate azere hanno nuovamente fatto ricorso a provocazioni intorno alle 03:40 del 28 luglio e hanno violato il cessate il fuoco nella parte nord-orientale del confine armeno-azero dove si stanno svolgendo scontri localizzati”, come si può leggere in un comunicato del ministero della Difesa armeno, aggiungendo che la leadership politico-militare dell’Azerbaigian ha l’intera responsabilità dell’escalation in corso. Alle 06:00 (ora di Baku) di questa mattina gli scontri a fuoco erano ancora in corso.

Gli scambi di colpi sembra abbiano provocato la morte di tre soldati armeni ed il ferimento di altri due, mentre da parte azera si lamentano solo due feriti. Le autorità armene hanno invocato l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto), l’alleanza militare guidata dalla Russia che raggruppa anche la Bielorussia, il Tagikistan, il Kazakistan e il Kirghizistan, la quale si è limitata a convocare delle consultazioni sulla questione. La Russia però è successivamente intervenuta direttamente imponendo un cessate il fuoco, diventato operativo alle 10:00 ora locale (le 9 di Mosca), che, secondo Baku, non viene rispettato dalle forze armate armene.

Il confine tra Armenia e Azerbaigian, nei pressi del lago Sevan (situato nel territorio armeno), è tornato a essere al centro della tensione dal 12 maggio scorso: a far traballare la tregua instaurata dopo il conflitto che ha visto le forze armate azere sbaragliare quelle armene – anche grazie ad una nuova tattica di impiego di droni che sta facendo scuola – è stato l’invio di militari di Baku che hanno avviato operazioni volte a “demarcare i confini”. Questo gesto è stato interpretato dall’Armenia come una violazione territoriale dei propri confini (che come accennato sono ancora in discussione) causando il risorgere di tensioni che hanno portato ad alcuni sporadici scontri a fuoco nei giorni scorsi.

Il 23 luglio, infatti, secondo il ministero della Difesa azero, intorno alle 16:00, le unità delle forze armate armene da posizioni nella regione di Basarkechar hanno aperto il fuoco su militari azeri oltre il confine provocando la morte di un ufficiale, presumibilmente colpito da un cecchino. Tre giorni dopo, il 26, ancora scontri sempre nella medesima zona, stavolta con fuoco di armi leggere e mortai.

Nonostante il cessate fuoco imposto da Russia e Turchia, che hanno anche stabilito un posto di osservazione congiunto in Nagorno-Karabakh, e nonostante la presenza di militari di Mosca a fare da contingente di peacekeeping tra le parti in lotta, la tensione non si è mai del tutto sopita.

Erevan ha subito quella che, a tutti gli effetti, è stata una debacle militare nella guerra dello scorso autunno, e ha dovuto accettare perdite territoriali nella regione in favore di Baku. L’Azerbaigian, nonostante la vittoria sul campo, non ha comunque ottenuto il suo obiettivo strategico ovvero quello di eliminare la presenza armena da quelle zone e stabilire un continuum territoriale: le forze russe hanno infatti garantito la sicurezza su un corridoio che connette l’exclave di Naxcivan all’Azerbaigian.

Questi scontri a fuoco mettono a dura prova la tenuta della tregua e tastano il polso al Cremlino e alla sua capacità di mediazione, e anche se è difficile pensare che Baku possa scatenare un nuovo conflitto con le truppe russe presenti sul territorio per cercare di “chiudere la questione” ora che è militarmente più forte, non è da escludere che possa mettere sul tavolo quelle che definisce “provocazioni” per cercare di strappare una delimitazione dei confini più favorevole ai suoi scopi.

Nel momento in cui scriviamo manca all’appello l’altro grande protagonista di questa diatriba: la Turchia, che ha apertamente sostenuto l’Azerbaigian nel conflitto contro l’Armenia, arrivando anche a dispiegare i propri cacciabombardieri come deterrente in caso di attacco in profondità della, piccola, aeronautica militare armena. Ankara sicuramente farà sentire la sua voce per evitare che Mosca risulti essere l’unico arbitro della questione e quindi cercare di aumentare il proprio prestigio internazionale.

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