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Per i russi si tratta di “profughi” o comunque di persone che hanno avuto la necessità di lasciare i teatri del conflitto nell’est dell’Ucraina e dirigersi verso la Russia. Per gli ucraini invece si tratta di veri e propri “deportati“. Persone cioè che, contrariamente alla propria volontà, non solo vengono portate in territorio russo ma vengono inviate a volte in aree remote ed estreme della federazione. Il tutto dopo aver subito interrogatori ed essere rimasti isolati per giorni. Secondo il governo di Kiev, ci sarebbe uno specifico piano di Mosca per portare via dall’Ucraina quante più persone possibile.

Quei cittadini ucraini mandati in Siberia ed estremo oriente

Da una zona di guerra si fugge. Quando una madre di famiglia avverte colpi di arma da fuoco vicino alla casa dove vive con i suoi figli, è istintivo raccogliere ciò che si ha di più prezioso e andare via. Dall’Ucraina occidentale, per ovvie ragioni geografiche, si scappa verso territori dell’Unione europea mentre, al contrario, per le stesse motivazioni dall’Ucraina orientale la prima scelta è la Russia. Ci sono almeno tre motivi che portano i cittadini dell’est del Paese ad andare verso il territorio della federazione russa. Il primo ha a che fare con la situazione interna dell’Ucraina, visto che i collegamenti tra regioni occidentali e orientali sono sempre più difficili per via dei raid. Soltanto martedì, ad esempio, i russi hanno preso di mira almeno sei stazioni ferroviarie. Quindi anche a voler trovare un varco in Europa, raggiungere i confini occidentali è molto complicato. C’è poi l’elemento della contiguità territoriale: piuttosto che provare ad andare lontano, è meglio per molti ucraini dirigersi verso le più vicine frontiere russe. Infine c’è il discorso non trascurabile della vicinanza non solo geografica ma anche culturale: non sono poche le famiglie nel Donbass e nell’est Ucraina con parenti a Rostov o in altre regioni russe confinanti.

Tuttavia per alcuni cittadini la scelta di andare in Russia è obbligata. E questo, per Kiev, equivale a una deportazione. A segnalarlo è stato nei giorni scorsi il commissario per i diritti umani del parlamento dell’Ucraina, Lyudmila Denisova: “Ho alcune informazioni privilegiate – ha dichiarato – secondo cui la Federazione Russa si stava preparando per la deportazione di massa dei nostri cittadini dall’inizio dell’anno. E ho alcune informazioni che in tutte le regioni hanno compilato elenchi di punti di trasferimento temporaneo con il numero di ucraini che saranno espulsi”. In effetti di elenchi del genere si ha notizia già da metà aprile, quando sul The Indipendent è stato pubblicato un documento russo in cui si invitavano tutti gli enti della federazione a ospitare persone provenienti dall’Ucraina: “Tenendo conto dell’attuale situazione in Ucraina – si legge nel documento – la Federazione russa approva la distribuzione di cittadini alle entità costitutive della Federazione stessa”.

In particolare, sempre nel testo citato dal quotidiano inglese si faceva riferimento a un totale di 95.739 persone accolte dalla Russia fino a quel momento, molte delle quali destinate in territori lontani dall’Ucraina. Per 11.398 è stato infatti previsto il trasferimento nel Circondario federale della Siberia, per 7.218 invece nel Circondario dell’Estremo Oriente e infine per 7.023 nel Circondario del Caucaso Settentrionale. Territori distanti geograficamente e culturalmente. C’è chi, come denunciato dal consigliere del sindaco di Mariupol, Peter Andryushchenko, si è ritrovato a passare a vivere nel giro di pochi giorni da un quartiere sulle sponde del Mar d’Azov a una struttura di Vladivostok, città al confine con la Corea del Nord. Per loro, è il forte sospetto delle autorità ucraine, la scelta è stata forzata e imposta da parte delle autorità russe.

Gli interrogatori nei campi di filtraggio

Gli occhi quindi da parte di Kiev non sono puntati sui movimenti spontanei di cittadini che attraversano le frontiere per chiedere aiuto a parenti o amici già presenti in Russia. Al contrario, il pericolo per gli ucraini verrebbe soprattutto da quei movimenti in un certo senso “obbligati” da parte di Mosca. Quelli effettuati con tanto di autobus messi a disposizione di cittadini rimasti senza casa e in qualche modo obbligati per l’appunto a prendere la strada indicata unilateralmente dalle autorità russe. I profughi, dopo essere usciti dal territorio ucraino, verrebbero secondo Kiev portati all’interno di campi di filtraggio. Questa la denominazione data dai russi, come sottolineato su Il Messaggero, alle tendopoli e ai centri di raduno organizzati sia in Russia che nei territori ucraini occupati. Alcuni sarebbero stati situati nella stessa Mariupol, altri invece si troverebbero a Rostov, Novoazovsk e Bezimenne.

Sul The Guardian una donna di Mariupol passata dal centro di Novoazovsk ha raccontato la sua esperienza: “I russi sono entrati nel nostro quartiere il 15 marzo, hanno fatto irruzione nel nostro rifugio e hanno ordinato a donne e bambini di uscire”. Si è formato un gruppo condotto poi in autobus per l’appunto a Novoazovsk: “Un complesso di tende che loro chiamano campi di filtraggio – ha raccontato la donna – dove ci hanno isolati. Io sono stata interrogata per ore, mi hanno controllato il telefono, mi hanno chiesto cosa pensassi dell’Ucraina, mi hanno umiliata”. Interrogatori che servirebbero a testare in qualche modo la non presenza di possibili sabotatori o di persone vicine politicamente all’operato del governo di Kiev. Il tutto prima poi di essere spediti da qualche parte in Russia e, come detto, non sempre in regioni vicine a quelle di origine.

La versione russa

Per Kiev si tratta di cittadini deportati, mentre per Mosca chi è entrato nel proprio territorio è un cittadino salvato dalle grinfie della guerra e del governo ucraino. I ministeri della Difesa e degli Esteri pubblicano quasi quotidianamente il numero di ucraini giunti in Russia. Al momento si parla di un milione e centomila persone arrivate nella federazione. Lo ha confermato nelle scorse ore anche il colonnello generale russo Mikhail Mizintsev. Numeri importanti e che testimoniano un certo movimento, in parte anche spontaneo, di profughi verso la federazione. Non si fa cenno però a campi di filtraggio o alle destinazioni finali dei cittadini ucraini. Da Mosca non è stato mai negato che migliaia di loro sono andati in Siberia e nell’estremo oriente. Ma, per l’appunto, per la Russia si tratta di una misura provvisoria indispensabile per la salvaguardia dell’incolumità dei cittadini dell’est Ucraina.

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