La Darpa, divisione statunitense per le tecnologie d’avanguardia, ha completato i test in acqua del Manta Ray, l’Unmanned underwater vehicles (Uuv) progettato dalla Northrop Grumman. Gli Uuv, sottomarini “autonomi” o predisposti per il pilotaggio in remoto, sono in grado di svolgere un’ampia gamma di “missioni delicate” in acque contese o al centro di conflitti ad alta o bassa intensità per contribuire a ottenere o garantire il dominio marittimo di superficie e sottomarino. Essi sono considerati tra i principali asset da impiegare, nel futuro, in operazioni che riguarderanno aeree di tensione come la regione dell’Indo-Paficico.
Da un comunicato stampa diffuso dalla Defense Advanced Research Projects Agency, agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare, più nota con l’acronimo di Darpa, si apprende che i test della piattaforma subacquea a pilotaggio remoto denominata Manta Ray hanno dimostrato le prestazioni idrodinamiche che possono essere ottenute in mare aperto da questa arma sofisticatissima e in via di sviluppo. Questi hanno compreso, secondo quanto si apprende, operazioni in immersione e hanno previsto l’uso di “tutte le modalità di propulsione e governo del veicolo”. Secondo gli addetti della Darpa, galleggiabilità, eliche e sistemi di controllo hanno dato una buona risposta portando il programma per la futura messa in produzione schieramento di questo Uuv a un livello successivo.
“I nostri test di successo su scala reale su Manta Ray convalidano la preparazione del veicolo ad avanzare verso le operazioni nel mondo reale dopo essere stato rapidamente assemblato sul campo da sottosezioni modulari. La combinazione di trasporto modulare attraverso il paese, assemblaggio sul campo e successiva implementazione dimostra una capacità unica nel suo genere per un Uuv extra-large”, spiegano gli sviluppatori di Northrop Grumman, azienda leader nel settore della Difesa statunitense che sta sviluppando questa piattaforma essenziale per le sfide e gli ipotetici conflitti del futuro, e può già vantare il traguardo di aver dotato l’apparato militare americano di sistemi come il bombardiere strategico B-2 Spirit e del suo successore, il B-21 Raider.
Il prototipo di Manta Ray è stato spedito dai suoi cantieri nel Maryland al sito dove sono stati condotti i test nel sud della California “disassemblato”. Ciò dimostrerebbe la facilità di trasporto, assemblaggio e dispiegamento rapido che questo asset potrebbe garantire in futuro. Comparendo in ogni base navale o settore del globo e scomparendo sotto le onde per compiere le sue missioni in collegamento con i suoi “comandanti” da remoto. “La spedizione del veicolo direttamente nell’area operativa prevista consente di risparmiare energia che il veicolo altrimenti consumerebbe durante il trasporto”, affermando dalla Darpa, ma “una volta schierato”, il veicolo utilizza una planata efficiente e guidata dalla galleggiabilità per muoversi nell’acqua. La piattaforma è progettata con diverse alloggiamenti di carico, di diverse dimensioni e tipologie, per consentire un’ampia varietà di set di missioni navali”. È notoria infatti che questi droni subacquei xxl potrebbero servire come “navi madri” per rilasciare droni di dimensioni ridotte, siluri, boe, altre apparecchiature necessarie in aerea operazioni.
L’obiettivo della Manta Ray mira a dimostrare che è possibile sviluppare una nuova classe di droni subacquei con caratteristiche essenziali come un raggio operativo elevato, in grado di svolgere lunghe missioni e con una capacità di carico utile, che consenta alla Marina statunitense di condurre operazioni “persistenti in ambienti marittimi dinamici” con una certa facilità di dispiegamento. La collaborazione della Darpa con la Marina degli Stati Uniti nei prossimi passi dei test si rivelerà essenziale per la “transizione di questa tecnologia” e lo schieramento effettivo di un’altra delle componenti che annunciano l’avvento di un’era di possibili battaglie silenziose e distanti, combattute da mezzi che agiranno in autonomia tenendo il personale militare che li conduce sempre più distante dall’area operazioni. Una realtà che già conosciamo, da più di un vent’anni, con i droni-killer che sorvegliano e colpiscono in Medio Oriente.
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