Scattano le esercitazioni nel nord di Israele

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Mentre, in Israele e all’estero, si cerca di dare un’interpretazione al parziale ritiro delle forze dell’Idf dal sud della Striscia di Gaza, molti media dello Stato ebraico hanno riportato un certo afflusso di mezzi e uomini ad Haifa. Ossia la terza città del Paese, ma soprattutto la città più importante del nord di Israele. A darne comunicazione sono state fonti dell’Idf sentite sia dal Jerusalem Post che dal Times of Israel.

Nella prima mattinata di questo lunedì, è stato spiegato anche il motivo del dispiegamento di forze nelle regioni settentrionali: in particolare, la difesa israeliana ha annunciato l’avvio di importanti esercitazioni in tutta la Galilea. E questo per preparare l’esercito a rispondere a eventuali attacchi provenienti dal Libano o dall’Iran. Il fronte nord quindi sembra destinato a diventare quello più caldo nel giro delle prossime settimane.

Le esercitazioni in Galilea

Nell’annuncio dell’Idf, è stato specificato come le esercitazioni dell’esercito impiegheranno tutte le forze militari e vedranno il coinvolgimento anche dei reparti civili: “Le esercitazioni si svolgeranno nella regione della Galilea occidentale e sulla costa nordoccidentale di Israele – si legge in una nota pubblicata sui media locali – per prepararsi ai combattimenti su più fronti, compreso il Libano meridionale”.

Chiaro il riferimento a Hezbollah e alla possibilità di ulteriori tensioni con il movimento sciita stanziato nelle aree meridionali del Libano: “L’esercitazione – prosegue la nota – sarà composta da personale e attrezzature del Comando Nord dell’Idf, del Comando del Fronte Interno, della Marina, dell’Aeronautica Militare, della Polizia, dei Vigili del Fuoco e dei Servizi di Soccorso, nonché del Magen David Adom, con traffico attivo di navi militari, aerei e veicoli cingolati pesanti che ci si aspetta dai residenti”.

L’impiego anche di forze civili implica la valutazione del peggiore scenario possibile, quello di una guerra in territorio israeliano. Una guerra derivante da azioni iraniane o degli alleati iraniani, compreso ovviamente Hezbollah. Si tratta di una delle più grandi e imponenti esercitazioni da parte israeliana, segno di una situazione in continua e costante evoluzione.

Il raid nel sud del Libano

Nel frattempo nella notte appena trascorsa, un altro raid israeliano ha interessato le aree meridionali del Libano. A conferma di una crescente tensione nell’area. L’attacco ha avuto luogo nella cittadina di As-Sultaniyah, diversi chilometri più a nord rispetto al confine. Questa volta il bombardamento ha avuto luogo con l’uso da parte israeliana dell’aviazione: almeno un aereo ha raggiunto l’area dell’obiettivo e ha colpito alcuni edifici situati nella periferia della località coinvolta.

Fonti libanesi ai media locali hanno riferito che il raid ha preso di mira obiettivi sensibili di Hezbollah. Il movimento filo iraniano conterebbe almeno tre morti tra le sue fila: si tratterebbe di un comandante di alto rango delle forze di élite del gruppo sciita, di cui al momento non è stato fornito il nome, e di altri tre membri del gruppo. Nessun commento tuttavia è ancora arrivato per vie ufficiali dai comandi israeliani, ma sembrano esserci pochi dubbi sulla provenienza dell’attacco.

Il dialogo a distanza tra Teheran e Washington

Intanto in tutto il medio oriente ci si chiede se, stando agli ultimi avvenimenti, per davvero l’Iran abbia ancora sul tavolo l’opzione di un attacco contro Israele. All’inizio dell’ultimo fine settimana, nello Stato ebraico il raid di Teheran sembrava imminente. Con tanto di avvisi alla popolazione, messa in stato di allerta dell’esercito e richiamo dei riservisti. I vertici iraniani più volte hanno lanciato minacce a Israele, parlando di pronta vendetta per l’attacco contro l’ambasciata di Teheran a Damasco avvenuto lunedì scorso.

Il ritardo dell’azione dell’Iran è da attribuire probabilmente a due fattori. In primis, la preparazione di un’imponente macchina difensiva da parte di Israele. I vertici dell’Idf hanno spostato uomini e mezzi in previsione di un massiccio attacco iraniano, quasi a voler creare una forte struttura di deterrenza volta a scoraggiare azioni nemiche.

L’altro fattore, potrebbe invece essere collegato a un dialogo a distanza tra iraniani e statunitensi. La testata Jadeh Iran infatti, ha riportato dichiarazioni di una fonte della sicurezza iraniana secondo cui la Repubblica Islamica si sarebbe impegnata a non rispondere all’attacco di Damasco in caso di cessate il fuoco a Gaza. L’impegno sarebbe stato preso con gli Usa, con cui l’Iran ha parlato tramite l’ambasciata dell’Oman. Non è la prima volta, dall’inizio della crisi legata al raid a Damasco, che emergono conversazioni a distanza tra Teheran e Washington. Con entrambe le parti intenzionate a non far aumentare ulteriormente la tensione nell’area.