Nella mattinata di lunedì 9 settembre, un drone israeliano è stato abbattuto in Libano, mentre una serie di missili – lanciati dal territorio siriano – hanno tentato, senza successo, di colpire lo Stato ebraico.

I responsabili dell’attacco sarebbero ­- secondo le Forze di difesa israeliane (Idf) – le “milizie sciite, che operano sotto l’ombrello della Forza Quds”, un’unità speciale del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica iraniana, che gestisce le operazioni fuori dall’Iran -.

Pur accusando i proxy iraniani presenti in Siria, Israele ha dichiarato di ritenere responsabile dell’accaduto il governo siriano, dal momento che il bombardamento sarebbe partito dal territorio a sud di Damasco.

Colpiti gli iraniani in Siria

Probabilmente, l’attacco contro Israele costituisce la risposta ai raid aerei che, qualche ora prima, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 settembre, avevano centrato basi militari, depositi di armi e veicoli appartenenti a forze iraniane in Siria, uccidendo almeno 18 combattenti.

Una vicenda ancora misteriosa, sulla quale solo una fonte delle Forze di Mobilitazione popolare ha fornito qualche dettaglio in più: un drone non identificato avrebbe centrato il quartier generale delle milizie a circa 6 chilometri a sud di Al-Bukamal, al confine tra Siria e Iraq. Una postazione di importanza strategica per l’Iran, utilizzata per trasferire uomini e mezzi dalla Repubblica islamica verso i Paesi confinanti.

Pur trovandosi in territorio siriano, la struttura colpita apparterrebbe alle Forze di mobilitazione popolare – le milizie irachene sostenute e finanziate dall’Iran – e ospiterebbe anche i combattenti del gruppo libanese Hezbollah.

Stando a una prima ricostruzione, il raid avrebbe centrato la stessa area in cui l’Iran sta completando la costruzione di una nuova base militare – l’Imam Ali compound –, in grado di ospitare migliaia di truppe e missili a guida di precisione.

Dall’Iraq al Libano

Negli ultimi mesi, Israele è stato più volte accusato di aver colpito le postazioni delle Forze di Mobilitazione popolare in Iraq. Lo Stato ebraico non ha mai confermato ufficialmente la sua responsabilità, tuttavia, interrogato sulla questione, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che Israele è “in azione contro l’Iran, in numerosi teatri”.

Nelle stesse ore in cui i missili venivano lanciati dalla Siria verso Israele, le tensioni scuotevano anche il fronte con il Libano. All’alba di lunedì 9 settembre, Hezbollah ha abbattuto un drone israeliano mentre sorvolava la cittadina di Ramyah, a sud del Libano, confinante con Israele.

Solo un drone di sorveglianza “caduto durante le operazioni di routine”, secondo l’esercito israeliano. Tuttavia, l’episodio contribuisce a riaccendere la miccia tra le due parti che, già la settimana scorsa, si erano trovate sull’orlo di uno scontro.

La guerra con l’Iran

Episodi che sono come tasselli di un mosaico più ampio, da ricondurre allo scontro in atto tra Israele e l’Iran. Considerando Teheran una minaccia incombente per la sua sicurezza nazionale, lo Stato ebraico tenta di limitarne l’influenza a livello regionale.

Il primo obiettivo da colpire sono proprio le milizie affiliate alla Repubblica islamica, che operano dall’Iraq al Libano, passando attraverso la Siria. Recentemente, i raid israeliani contro le postazioni dei proxy iraniani si sono intensificati, nel timore che Teheran stia accelerando il trasferimento di armi sofisticate – in particolare missili ad alta precisione – ai suoi sostenitori regionali.

In Siria, in particolare, Israele teme che l’Iran stia stabilendo una base permanente. Di colpo, lo Stato ebraico si troverebbe le milizie iraniane quasi al confine. Un fatto che mostrerebbe a tutti, peraltro, le ambizioni di Teheran nella regione mediorientale.