Scalp, Atacms e Taurus: Kiev e gli attacchi alla Russia profonda tra aspettative e realtà

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Friedrich Merz ha aperto l’ultima diga: l’Ucraina potrà avere via libera per colpire obiettivi a lungo raggio e in profondità sul suolo russo. Il cancelliere tedesco, come su InsideOver si è scritto, ha annunciato che Germania, Francia, Regno Unito e Usa hanno rimosso il veto a Kiev per poter procedere a suo piacimento all’attacco di legittimi bersagli militari sul suolo del Paese invasore.

Per l’Ucraina il via libera da parte del neo-eletto capo di Governo di Berlino può significare solo una cosa: la speranza che presto la Germania consegni gli attesi missili Taurus, dotati di gittata di 500 km e negati per circa un anno dal predecessore di Merz, Olaf Scholz. Parliamo di vettori balistici che se forniti a Kiev le consentirebbero una capacità proiettiva senza precedenti dall’invasione russa in avanti. I Taurus vantano una gittata superiore tanto a quella garantita dagli Atacms americani quanto a quella che invece consentono i vettori Scalp e Storm Shadow anglo-francesi. Ma è davvero così?

Le parole di Merz e la realtà concreta

Le parole di Merz segnano l’ennesimo passo verso l’apertura degli alleati dell’Ucraina alla possibilità che Kiev colpisca Mosca in casa. Finora le autorizzazioni erano state graduali e territorializzate. Nel 2024, nota The War Zone, “a maggio, il presidente Usa Joe Biden ha permesso all’Ucraina di utilizzare i sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità M142, o HIMARS , con una gittata di circa 80 chilometri, contro obiettivi all’interno della Russia al confine con l’Oblast di Kharkiv”.

A novembre dello scorso anno Biden, che ha autorizzato l’uso dei missili americani Atacms, si è unito ai leader di Francia e Regno Unito, Emmanuel Macron e Keir Starmer, nell’aprire alla possibilità per l’Ucraina di colpire le zone poste nelle retrovie dei margini d’avanzata russi nel territorio metropolitano dello Stato nemico e contro le truppe russo-nordcoreane che assediavano la sacca di Kursk.

Ma queste parole restano tali se non ci sarà un cambiamento sostanziale dell’appoggio militare a Kiev. Qualcosa che ad oggi non si intravede. Le parole di Merz sono state però criticate dal vicecancelliere e leader del Partito Socialdemocratico (Spd), il Ministro delle Finanze Lars Klingbeil. L’alleato più importante del cancelliere della Cdu ha detto che “non esiste alcun nuovo accordo che vada oltre quanto fatto dal governo precedente”, mentre il consigliere di politica estera della segreteria Spd e membro del Bundestag Ralf Stegner ha definito “non utile” l’annuncio di Merz.

Il motivo? Il fatto che ad oggi Merz ha preannunciato il via libera a Kiev ma non ha ancora ufficialmente siglato l’invio dei Taurus. Spicca a tal proposito il silenzio di Boris Pistorius, ministro della Difesa e membro della Spd ritenuto un forte sostenitore dell’appoggio militare a Kiev.

I Taurus non arrivano (per ora)

Merz, in sostanza, ha parlato ma la realtà resta quella del recente passato. Come nota lo Zeit, nel 2024 Olaf Scholz “ha autorizzato l’uso di armi tedesche, come il lanciarazzi multiplo Mars II con una gittata di circa 85 chilometri e il Panzerhaubitze 2000 con una gittata di circa 35 chilometri, contro posizioni in territorio russo nella regione attorno alla città assediata di Kharkiv” e ad oggi “la Germania non ha fornito praticamente nessuna arma con cui le forze armate ucraine possano colpire le posizioni russe e le linee di rifornimento molto dietro la linea del fronte”.

Ad oggi, oltre ai vettori tedeschi Kiev può usare gli Atacms con raggio limitato a 80 km, mentre gli Scalp/Storm Shadow possono colpire tra i 250 e i 400 km. I Taurus potrebbero consentire di colmare un vuoto di capacità espandendo la proiezione dell’Ucraina rispetto ai vettori oggi disponibili.

I missili tedeschi consentirebbero di arrivare a poche centinaia di chilometri dalla capitale russa e espanderebbero notevolmente la lista dei bersagli da mettere nel mirino, che includerebbero la base logistica di Rostov, tutte le basi della flotta del Mar Nero, i centri militari posti a Sud di Smolensk verso l’Ucraina, le infrastrutture di telecomunicazione e le caserme dove stazionano le truppe.

Con il via libera occidentale, ogni bersaglio sul suolo russo sarebbe, se legittimo e a portata, potenzialmente indicabile come obiettivo senza un sostanziale freno da parte degli alleati. Ma, come detto, ad oggi da Berlino è arrivato solo un incoraggiamento “morale”, ed è legittimo chiedersi se sia davvero questo il via libera decisivo che serve a Kiev per equilibrare la superiorità tattica russa e mettere in difficoltà l’ambizione di Mosca di snobbare i negoziati e perseguire la vittoria solitaria.

Gli attacchi in profondità sarebbero davvero risolutivi?

A novembre Paolo Mauri scriveva su queste colonne, in relazione agli Atacms, che “per avere un qualche tipo di effetto dirompente, il munizionamento a lungo raggio dovrebbe essere utilizzato in grandi quantità, e sebbene non si sappiano esattamente i numeri delle consegne degli armamenti di fabbricazione statunitense all’Ucraina”. Per quanto riguarda gli Storm Shadow/Scalp si può pensare che ne siano state fornite alcune decine e in prospettiva, per i Taurus, bisogna partire da un dato: Mbda Germania e Saab, i produttori del vettore, possono garantire ad oggi 40-60 vettori l’anno.

Ad oggi, con questa produzione Berlino dovrebbe sia rafforzare i suoi arsenali che garantire Kiev. Viene difficile possibile a un sostegno che intacchi le scorte, come successo per altri asset, e al contempo a Kiev dovranno essere fornite, per rendere operative queste tecnologie, anche le prospettive di supporto e appoggio al suo apparato militare aeronautico che serve per il lancio materiale degli asset missilistici. Pensare che tutto questo possa andare di pari passo con il consistente riarmo dei Paesi occidentali, che devono ricostituire basi industriali adatte a un’epoca di competizione, è quantomeno ottimistico.

La realtà è che anche gli attacchi a lungo raggio, presentati come “game changer” in una guerra strategicamente a encefalogramma piatto, rischiano di far discutere più di quanto impatteranno. Più dei mezzi conta la dottrina d’impiego: viene da pensare che dopo mesi di discussioni, peraltro, anche i russi abbiano preso contromisure. E su questo fronte si può infrangere la prospettiva di ribaltare a colpi di missili a lunga gittata una guerra oggi bloccata dopo 3 anni di invasione russa. Se poi le parole di Merz vengono ricondotte alla realtà, come uscita-bandiera volta a ribadire il sostegno tedesco a Kiev, si capisce quanto la guerra di propagande vada di pari passo con quella sul campo, tra annunci roboanti e una realtà che presenta di fatto una situazione di sostanziale stallo.