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Dall’Arabia Saudita arrivano minacce neanche troppo velate nei confronti del Qatar. Per bocca del ministro degli Esteri saudita, Adel al Jubeir, Riad ha messo Doha di fronte a un’unica opzione: pagare per la missione americana in Siria.

La dichiarazione di Jubeir è arrivata subito dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la conferenza stampa congiunta con il suo omologo francese Emmanuel Macron. Una conferenza che ha visto la divergenza sul fronte iraniano, ma anche una condivisone degli sforzi per “contenere l’influenza iraniana”.

La guerra in Siria serviva (e serve) proprio a questo scopo: spezzare l’asse sciita. Non sembra ci siano riusciti. Tra le corti del Golfo si pensava che la guerra sarebbe durata pochissimo. Una primavera araba in salsa siriana che in poche settimane avrebbe visto Bashar al Assad rinunciare al potere e abbandonare il campo ai ribelli finanziati da sauditi e qatarioti. Poi gli eventi hanno preso un’altra direzione. 

Gli Stati Uniti ora vogliono ritirarsi dalla Siria. E Trump spera di coinvolgere i Paesi arabi che questa guerra l’hanno fomentata. Tutto ciò attraverso una coalizione di forze dei vari Stati alleati dell’Occidente, in cui un ruolo di primo piano lo avrebbe proprio l’Arabia Saudita: quella della catastrofe umanitaria in Yemen.

E l’Arabia Saudita, che nell’estate scorsa ha sostanzialmente assediato il Qatar imponendogli la fine di ogni rapporto con l’estero che mettesse a rischio la geopolitica saudita, ora ha puntato il coltello verso l’emirato. Jubeir ha dichiarato che il Qatar deve inviare le sue forze militari in Siria “prima che il presidente americano annulli la protezione americana del Qatar, che ospita una base militare sulle sue terre”.

Nella sua dichiarazione, il ministro saudita ha anche affermato che se gli Stati Uniti ritirano la loro protezione, ovvero la base militare di Al Udeid, “il regime (del Qatar) cadrà in meno di una settimana”. Una frase che significa che i sauditi sono di nuovo pronti a muovere le truppe verso il Qatar se dovessero decidere di negare le sue milizie al progetto di una coalizione araba in Siria.

Intendiamoci, il Qatar non ha forze armate utili alla causa. Ma i suoi soldi, sì, quelli possono essere molto più utili. Le monarchie del Golfo, proprio per sopperire alle loro esigue popolazioni, fanno uso di mercenari da tutto il mondo. Non a caso la Turchia aveva inviato subito le sue truppe a Doha per difendere l’emirato in cui ha una base.

Le parole di al Jubeir sono molto importanti. Perché fanno capire anche cosa ci sia dietro le notizie su un possibile abbandono Usa dalla base di Al Udeid di cui si era parlato anche in questa testata. Modificare la posizione delle proprie basi, indica un segnale inequivocabile di come si spostano le alleanze. Se gli Usa si ritirano dal Qatar, i sauditi sono pronti a invaderlo. O accetta la “proposta” saudita e americana, o è possibile anche una nuova escalation nel Golfo Persico.

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