diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY
Guerra /

Scienziati cinesi stanno lavorando ad un satellite rivoluzionario che sarà in grado di individuare i sommergibili in immersione attraverso la duplice azione di tecnologia laser e a microonde, che se sarà effettivamente efficace rivoluzionerà gli scenari della guerra sottomarina.

Il progetto Gunlan, così si chiama il rivoluzionario satellite, sarà infatti in grado di scoprire sottomarini sino ad una profondità di 500 metri grazie al miglioramento della ben nota tecnologia lidar (Laser Imaging Detection and Ranging) integrata da un sistema a microonde.

Come funziona il satellite?

Il principio generale si evince già dal nome del progetto: Gunlan in cinese significa infatti “osservando le grandi onde” ed è proprio osservando le millimetriche variazioni del livello marino tramite un fascio di microonde e successivamente impiegando un emettitore laser che gli scienziati cinesi pensano di poter arrivare a scoprire i sottomarini a così grande profondità.

Per capire meglio il funzionamento è necessario fare prima alcuni chiarimenti tecnici.

Innanzitutto un sottomarino moderno, come potrebbe essere un classe Ohio americano, può arrivare a navigare ad una profondità operativa  di circa 250 metri mentre, per le caratteristiche fisiche dell’acqua, un raggio laser non può scendere oltre i cento metri.

Questa limitazione fisica è stata di particolare importanza nell’originario sviluppo del lidar. Infatti la qualità del fascio laser è posta in relazione con la potenza e con la distanza dalla sorgente, e originariamente per poter avere elevate potenze era necessaria una sorgente energetica molto potente ed ingombrante, limitandone così l’impiego aerotrasportato e satellitare.

Altre limitazioni all’utilizzo di un fascio laser per l’individuazione di oggetti è data dal fenomeno chiamato scattering ovvero di diffrazione dovuta sia alla proprietà del mezzo stesso sia a perturbazioni atmosferiche come umidità, nebbia, nuvole e torbidità dell’acqua.

Il progetto Gunlan, lanciato a maggio di quest’anno dal Laboratorio Nazionale Pilota per la Scienza e Tecnologia Marina di Qingdao, sembrerebbe aver superato queste limitazioni molto probabilmente ricorrendo ad una sorgente potente ma compatta, quindi meno pesante, ma al momento non sono stati divulgati ulteriori dati.

Il satellite pertanto opererebbe in modo duplice: dapprima un fascio a microonde di ampia estensione rileverebbe la variazione del livello marino data dal sottomarino in immersione, che come tutti i corpi immersi “sposta” l’acqua intorno a sé secondo il principio di Archimede provocando, nel caso di un sottomarino, un millimetrico “bulbo” sulla superficie, in un secondo tempo interverrebbe il fascio del lidar per individuarlo in modo puntuale.

Si tratta di propaganda o è davvero possibile?

Alcuni esperti ritengono che si tratti di una sorta di missione impossibile. Studi americani in questo senso, effettuati in tempo recenti dal Darpa con laser aviotrasportati, sono arrivati ad una profondità massima di 200 metri, per questo intorno alle dichiarazioni degli scienziati cinesi è calata una coltre di scetticismo.

Non bisogna però sottovalutare i progressi fatti dalla Cina – soprattutto grazie alla retroingegneria e alle produzioni locali “pirata” di brevetti occidentali – nel campo dei laser ad alto potenziale.

In almeno una occasione, infatti, un satellite americano è stato “accecato” da un laser cinese basato a terra durante un sorvolo pur non ricavandone nessun danno importante che ne precludesse il funzionamento, ma potrebbe essere stata una scelta deliberata dei cinesi per evitare di svelare le reali potenzialità del laser e per non causare un incidente internazionale.

Il satellite è solo una delle componenti per scoprire i sottomarini

La necessità di utilizzare la tecnologia lidar deriva dalla possibilità per un comandante di sottomarino di nascondersi alla vista – ma sarebbe più corretto dire all’orecchio – dei sensori attivi del nemico sfruttando le variazioni di temperatura e salinità degli oceani.

Queste variazioni prendono il nome di termoclino e dipendono da fattori come latitudine, stagione e conformazione del fondale ma comunque sono tutte ben conosciute e mappabili, pertanto un sottomarino, qualora fosse inseguito da unità antisom, può in qualsiasi momento raggiungere il termoclino ed usarlo come paravento per proseguire nella sua navigazione occulta.

Tra i sensori passivi che permettono di “ascoltare” il passaggio dei sottomarini si ricorda la catena Sosus americana stesa lungo il Giuk (Greenland, Iceland, Uk) Gap nell’Oceano Atlantico, ma non è la sola. Un sistema simile era stato sviluppato anche dall’Unione Sovietica e ora anche la Cina si sta ponendo all’avanguardia nello stesso campo.

Pechino sta infatti “posando” una propria catena di ascolto nelle acque che circondano Guam e nel Mar Cinese Meridionale che utilizza sia la ben nota tecnologia di rilevazione della anomalie magnetiche (in inglese Mad) date dal passaggio di grossi oggetti metallici come sono i sottomarini, sia una rivoluzionaria tecnologia quantistica che registra le anomalie gravitazionali causate dal passaggio di una grossa massa immersa.

Inoltre si sta sviluppando una serie di droni sottomarini iperveloci – definiti come alianti sottomarini – in grado di pattugliare i mari su scala globale che invierebbero i dati raccolti, insieme a quelli degli altri sistemi sin qui visti, ad un megacomputer chiamato Deep Blue Brain dalle capacità di calcolo mille volte maggiori rispetto al più veloce computer oggi esistente che però non sarà pronto prima del 2020.