Ogni giorno gli abitanti della parte ovest dei Aleppo sono bersagliati da razzi e colpi di mortaio lanciati da quelli che l’Occidente chiama “ribelli moderati”. La settimana scorsa, in sole 24 ore, racconta padre Ibrahim Alsabagh all’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, sono stati 250. E colpiscono indistintamente tutti.La testimonianza che ci arriva dal frate francescano è drammatica: “Aleppo sta vivendo i peggiori momenti della sua storia. La gente prega giorno e notte. Prega e piange per la disperazione”. Se continua questa situazione, “non avremo possibilità di vivere. Molti pensano che sarebbe quasi meglio morire”.L’esercito governativo siriano di Bashar al-Assad, insieme ai combattenti libanesi di Hezbollah, hanno preso il controllo della “strada di castello”, nella parte nord di Aleppo. Questo corridoio è fondamentale per jihadisti. Da qui, infatti, passano tutti i rifornimenti che arrivano dalla Turchia. E per questo motivo, gli islamisti, stanno cercando di riconquistarla.“Ogni giorno – continua padre Ibrahim Alsabagh – i razzi si abbattono su case residenziali, chiese, scuole e ospedali”.  Come possiamo continuare a chiamarli “ribelli moderati”? “Non lo sono”. Per fermarli “bisogna chiudere i confini attraverso cui armi, cibo e uomini arrivano ai jihadisti di Aleppo”. E aggiunge: “Il 95 per cento dei rifornimenti arrivano dalla Turchia e non aiutano individui, ma interi gruppi ben organizzati”.A fare eco alle parole del frate francescano, è anche mons. Antoine Audo, vescovo di Aleppo, che in un’intervista rilasciata a Radio Vaticana sulla crisi umanitaria in Siria, si è appellato alla comunità internazionale: “Non devono continuare a vendere armi, non devono continuare a dire di voler sostenere una opposizione moderata. Non devono sostenere questi gruppi armati estremisti, dando loro legittimità”.Il vescovo ha poi ricordato che in Siria “c’è un governo e c’è un’autorità”. Non è possibile “usare tutti questi gruppi per distruggere il Paese e fare una politica di interessi economici e strategici a livello internazionale”.

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