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Mercoledì gli Stati Uniti hanno sanzionato tre persone e cinque entità collegate al gruppo militare privato russo Wagner. Il Dipartimento di Stato americano spiega che le sanzioni economiche hanno riguardato individui e imprese collegati a Evgeny Prigozhin, un uomo d’affari strettamente legato al presidente russo Vladimir Putin, e che si ritiene sia il finanziatore della società militare privata.

Le società M Invest, entità di copertura del gruppo Wagner, la sua sussidiaria Meroe Gold, ed i suoi capi, Andrei Mandel e Mikhaul Potekpin insieme alla Shine Dragon Group Limited, con sede a Hong Kong e in Thailandia, alla Shen Yang Jing Cheng Machinery Imp & Exp. Co. e alla Zhe Jiang Jiayi Small Commodities Trade Company, aziende che hanno aiutato Prigozhin a effettuare transazioni in dollari superiori a 7,5 milioni, sono state colpite dalla scure del Dipartimento del Tesoro Usa. Il segretario Steven Mnuchin spiega, in una nota, che “Prigozhin e la sua rete stanno sfruttando le risorse naturali del Sudan per ottenere guadagni personali diffondendo un’influenza maligna in tutto il mondo” e che “gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi a perseguire lui e altri cattivi attori in modo che il Sudan e altri paesi possano operare liberamente”.

M Invest e Meroe Gold sono attive in Sudan come società di copertura per l’attività di sostegno del gruppo Wagner al presidente Omar al-Bashir, ma dietro l’aiuto al leader sudanese nella repressione del malcontento interno si cela ben altro: i contractor russi, infatti, aiutano le truppe governative a proteggere le miniere di oro, uranio e diamanti. Miniere che sono state scoperte di recente, nel 2015, e che rappresentano la nuova ricchezza di quel Paese dopo che la sua parte meridionale, in cui sono presenti la totalità delle riserve petrolifere, si è separata nel 2011 divenendo lo Stato indipendente del Sud Sudan. Ma quello che sembra essere uno svantaggio si è trasformato in una opportunità per Mosca: il Paese separatista non ha infrastrutture che permettono di commercializzare le sue risorse di idrocarburi e dovrà fare affidamento sugli sbocchi a mare del Sudan, pertanto la Russia sta lavorando per costruire una raffineria nel Paese retto da Omar al-Bashir.

Il numero di contractor del gruppo Wagner presente in Sudan sin dalla fine del 2017 non è noto: si pensa si aggiri intorno alle 200 unità, quello che sappiamo, però, è che oltre all’attività di sorveglianza delle risorse minerarie, le cui concessioni di sfruttamento sono state cedute alla Russia proprio dopo l’incontro di Sochi tra il presidente Putin ed il suo omologo sudanese avvenuto a novembre del 2017, sono impegnate nell’addestramento delle forze di sicurezza governative.

La presenza russa in Africa non si limita al Sudan: sempre il gruppo Wagner è presente nella Repubblica Centro Africana in appoggio ai ribelli locali, e ben nota, ormai, è l’attività a sostegno del generale Haftar in Libia.

Il gruppo di Prigozhin, infatti, è sempre più coinvolto nel conflitto libico sotto il comando del tenente generale Andrey Kholzakov, 57 anni, vicecomandante delle Forze Aviotrasportate della Federazione Russa, pluridecorato reduce dell’Afghanistan, che ha anche partecipato all’operazione antiterroristica nel Caucaso settentrionale (operazione per chiudere il confine ceceno con la Georgia nel 1999). Due suoi uomini sono stati arrestati dalle autorità di Tripoli a maggio dello scorso anno: il consigliere politico Maxim Shugaley e il traduttore e medico moscovita di origine araba Samer Suifan, portando così alla luce del sole per la prima volta l’attività del gruppo Wagner in Libia. Prigozhin è un personaggio controverso: soprannominato “il cuoco di Putin” per via della sua storia personale, sembra anche che sia il punto di riferimento dei “troll russi” che avrebbero pilotato le elezioni americane operando dall’area di Olgino (S.Pietroburgo), ma i legami non sono mai stati provati.

Uomini del gruppo Wagner potrebbero anche essere ai comandi dei cacciabombardieri russi che sono stati visti raggiungere la base aerea di al-Jufra, nelle mani di Haftar, e che molto probabilmente sono già entrati in azione: il recente bombardamento dell’aeroporto di al-Watiya si ritiene che possa essere stato compiuto proprio dai neoarrivati “caccia russi” di Haftar, sebbene altre fonti portino a pensare che possa esserci la Francia dietro il raid sulla base sede di milizie turche.

La decisione del Dipartimento del Tesoro americano sembra essere motivata proprio dalla crescente attività del gruppo in Libia, piuttosto che per quanto sta avvenendo in Sudan: sanzionare le società riconducibili alla Russia attive nel Paese centro-africano vuol dire cercare di colpire anche il sostegno finanziario dei contractor della Wagner oltre che dare un segnale forte a Mosca che Washington non è più disposta a tollerare le ingerenze russe in Libia, che vengono considerate destabilizzanti e soprattutto pericolose, in quanto se Haftar risultasse vincitore, la contropartita che potrebbe dare a Mosca riguarderebbe la cessione di una base militare nel Paese che rischierebbe di diventare una nuova “bolla” A2/AD nel Mediterraneo, stavolta puntata come un coltello al ventre meridionale della Nato per ovvie questioni geografiche.

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