SAFE Ue: esercito europeo o ombrello Nato? Nè l’uno né l’altro ma spendendo di più

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Difesa, Guerra /

L’idea di un esercito comune europeo non è nuova, ma il dibattito sulla sua effettiva realizzazione si è intensificato negli ultimi anni. L’apparente “disimpegno” degli Stati Uniti e il crescente senso di instabilità geopolitica hanno spinto alcuni leader europei a chiedere una maggiore autonomia nel settore della Difesa. Ma si tratta davvero di un passo verso l’indipendenza strategica o, piuttosto, di un tentativo di rafforzare l’ombrello della Nato con fondi e risorse europee?

La Commissione ha partorito per ora il Security and Action for Europe (SAFE), un nuovo strumento finanziario dedicato a supportare gli investimenti per la difesa degli Stati membri. Con un importo fino a 150 miliardi di euro in appalti comuni, il progetto vuole essere un bazooka di Ursula Von der Leyen per rafforzare l’industria militare europea usando l’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

Secondo Tara Riva, esperta di Relazioni internazionali, sentita da InsideOver, il problema principale è il contesto in cui si colloca questa iniziativa: “Io, in linea di principio, non sarei contraria a un esercito europeo comune. Il problema, qui, è il contesto.”

Nonostante l’impressione di un minore coinvolgimento statunitense negli affari europei, la realtà è che l’Europa continua a essere profondamente integrata nella Nato, un’organizzazione che rimane sotto il controllo strategico degli Stati Uniti. Già l’amministrazione di Joe Biden aveva mostrato un atteggiamento apparentemente favorevole a un rafforzamento della Difesa europea, ma sempre all’interno del sistema atlantico. “Gli Stati Uniti non si sono mai distanziati molto dalle vecchie 3D, che qualsiasi iniziativa europea sulla difesa è tenuta a rispettare: no diminution, no discrimination, no duplication“, spiega Riva.

In altre parole, Washington accetta che l’Europa si assuma maggiori responsabilità in materia di difesa, ma solo se ciò non riduce il ruolo della Nato, non discrimina gli alleati extraeuropei e non crea strutture parallele a quelle dell’Alleanza Atlantica. Un’Europa capace di agire autonomamente, ma sempre all’interno del quadro Nato-centrico, rappresenta un vantaggio per gli Stati Uniti, che possono così ridurre il proprio impegno diretto senza perdere il controllo strategico.

Complementarità o alternativa?

Le timide manifestazioni di autonomia avanzate negli ultimi anni, in particolare dopo la prima presidenza Donald Trump, sono state sapientemente incanalate da Biden in modo da rafforzare il ruolo dell’Europa senza che questa si sganciasse dall’influenza americana. Dice Riva: “I vari progetti che sono emersi negli anni mirano a una maggiore presa di responsabilità da parte dell’Europa, ma sempre all’interno della sfera d’influenza Nato-centrica. Mai come reale alternativa.”

La domanda fondamentale, quindi, è se l’Europa stia cercando di assumersi maggiori responsabilità all’interno del sistema Nato o se stia cercando di costruire una vera alternativa. Secondo Riva, la risposta è chiara: “Se puntiamo sulla complementarietà, l’esercito comune europeo non potrà mai competere o sostituire la Nato. Rischiamo di restare ancorati alla sfera d’influenza statunitense, spendendo ancora di più nella difesa senza però guadagnarci in termini di autonomia.”

L’unica soluzione, secondo questa prospettiva, sarebbe quella di concepire un esercito comune europeo come una vera alternativa alla Nato, in grado di operare in modo indipendente rispetto alle direttive di Washington. Ma questa visione si scontra con la realtà politica: gli Stati Uniti hanno sempre lavorato per mantenere l’Europa sotto la loro influenza strategica, e difficilmente tollererebbero un’Europa realmente autonoma in ambito militare.

Il dilemma Trump-Biden

L’approccio degli Stati Uniti verso l’Europa varia a seconda dell’inquilino della Casa Bianca, ma la sostanza non cambia. Biden ha usato il metodo dell’abbraccio per contenere le spinte autonomiste europee, mentre Trump preferisce il bastone, minacciando di ridurre l’impegno americano nella Nato se gli europei non aumentano la spesa per la difesa. Ma entrambi gli metodi mirano allo stesso obiettivo: mantenere l’Europa saldamente ancorata alla sfera d’influenza statunitense.

“La complementarietà non è molto distante da quanto chiede Trump. Se siamo ‘più autonomi’ ma complementari, siamo ancora dipendenti dagli Stati Uniti“, commenta Tara Riva. “L’idea che emerge è che stiamo cercando di accollarci le spese pur di restare sotto l’ombrello statunitense, che è ben diverso dall’essere autonomi“.

L’idea di un esercito europeo alternativo alla Nato richiederebbe decenni di lavoro, enormi investimenti e una coesione politica che oggi appare lontana. Tuttavia, se l’Europa vuole davvero diventare un attore autonomo sulla scena globale, questa è la strada da percorrere. Il rischio, altrimenti, è quello di finire per finanziare una struttura militare che, invece di rafforzare l’indipendenza europea, serva solo a consolidare ulteriormente la dominanza statunitense.