Mentre i venti di guerra soffiano nel Mar dei Caraibi e, come abbiamo spiegato, gli Usa allargano le operazioni contro i narcotrafficanti e schierano assetti aerei e navali potenzialmente in grado di sostenere un’estensione delle operazioni in Venezuela, a Caracas il governo di Nicolas Maduro fa i conti con le possibili contromosse e con i mezzi a sua disposizione.
Come il Venezuela può rispondere agli Usa
Nelle scorse settimane Maduro ha più volte arringato la popolazione e fatto sfoggio della mobilitazione nazionale di una serie di milizie dall’improbabile capacità militare, pur di fronte a un clima di generale scetticismo da parte degli abitanti del Paese. Guardando alle prospettive del teatro latinoamericano, però, è bene sottolineare che i principali strumenti con cui Caracas potrebbe rispondere ad operazioni Usa non sono tanto le unità improvvisate per rispondere a un’invasione su larga scala che sembra remota quanto, piuttosto, la sommatoria di aeronautica e capacità antiaeree a disposizione.
La prima linea di Maduro è abbastanza fragile in termini numerici ma non da sottovalutare: Caracas ha a disposizione, innanzitutto, 21 caccia russi Sukhoi Su-30 Flanker, consegnati poco meno di vent’anni fa, capaci di colpire fino a una distanza di 80 km sul fronte dell’operatività aria-aria e possibile strumento di contrasto agli F-35B schierati da Washington a Porto Rico.
A essi si aggiungono 3-4 vecchi F-16 di costruzione americana, privati da anni delle necessarie migliorie volte a modernizzare questo velivolo un tempo glorioso a causa degli scontri politici tra i due Paesi. A terra, sono sempre asset russi a guidare la difesa del Venezuela: poco prima della morte del predecessore di Maduro, Hugo Chavez, il governo russo di Vladimir Putin fornì al Venezuela dei sistemi S-300 oggi schierati nel quadro dell’Esercito Bolivariano.
L’arma della mobilità
Per quanto tuttora potente, l’S-300 sarebbe, secondo “The War Zone”, disponibile solo in due unità. Twz ritiene che i sistemi Buk-M2, sempre russi di provenienza, siano invece più funzionali perché “sono mobili su strada e con diverse capacità di spostamento rapdio” che “li rendono particolarmente pericolosi anche per gli aerei da combattimento più avanzati, tra cui l’F-35, poiché possono comparire all’improvviso e in prossimità di un bersaglio. Sono anche molto più difficili da individuare e riparare, e questa imprevedibilità li rende una minaccia significativa”.
La storia delle guerre dell’ultimo quindicennio (Libia, Siria, Ucraina e via dicendo) racconta che quando una forza, specie se di matrice statuale o para-statuale, ha a disposizione sistemi anti-aerei mobili e capaci di non essere intrappolati sotto gli attacchi diretti delle potenze rivali essi possono fungere da utile deterrente o svolgere un compito non secondario sul campo di battaglia sfuggendo alla rapida eliminazione da parte degli avversari. La recente guerra tra Israele e Iran e le sue fasi preparatorie mettono in guardia, invece, contro l’affidamento prioritario o esclusivo alle sole strutture fisse e alle batterie con ridotta mobilità: Tel Aviv è stata in grado di obliterare abbastanza agevolmente la prima linea di difese aeree di Teheran.
La fragilità del Venezuela
Il Venezuela, in quest’ottica, può contare più sul metodo che sui mezzi. Il Paese offre diverse opportunità di camuffamento degli assetti più strategici. Le vaste foreste, le aree impervie e le zone paludose possono creare trappole. Le vie interne offrono sponda per la mobilità dei mezzi più maneggevoli. L’intero apparato a disposizione di Maduro resta, però, inevitabilmente fragile.
Mai rodate in battaglia, le forze armate di Caracas sono tutte da pesare sul versante dell’operatività. Per questo il regime bolivariano fa appello alla popolazione e al mito della “guerra di popolo”. La speranza principale risiede nel fatto che Washington decida di continuare a usare lo schieramento militare come sfoggio di potenza o provveda a continuare i più limitati raid contro i narcotrafficanti. Le capacità di resistenza e tenuta contro un attacco aereo sferrato dagli Usa sono, invece, tutte da dimostrare. Per quanto, sicuramente, non nulle.
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