Nonostante le promesse di pace che Donald Trump ci aveva fatto immaginare durante la sua campagna elettorale, il conflitto tra Russia e Ucraina, che ha ormai superato i 1000 giorni consecutivi dal 24 febbraio 2022, nelle ultime ore, si è aggravato ulteriormente, al punto che, sempre di più, si parla del concreto rischio che si trasformi in un conflitto globale.
Le ragioni non sono ovviamente da attribuire a Donald Trump, che non è ancora salito in carica come Presidente degli Stati Uniti, quanto piuttosto alle ultime mosse del suo predecessore, l’attuale presidente americano Joe Biden, che negli ultimi giorni, com’è noto, ha autorizzato l’Ucraina a colpire direttamente il territorio russo attraverso i missili a lunga gettata ATACMS, oltre che con i missili britannici Storm Shadow e persino le mine antiuomo, a dispetto di quanto aveva promesso nel corso della sua amministrazione nel 2022.
Una mossa fortemente temuta in questi anni, che ha inevitabilmente portato a immediate conseguenze: subito dopo l’approvazione ufficiale di Biden (e la compiacenza di Londra), le forze armate ucraine hanno infatti attaccato la Russia, suscitando la repentina risposta di Mosca, nonché il commento diretto di Vladimir Putin. La Russia ha infatti attaccato l’Ucraina, e in particolare la regione di Dnipro, utilizzando un missile balistico ipersonico – ironicamente soprannoniminato Oreshnik (“nocciolina”) – mai adoperato finora, che ha da subito allarmato gli osservatori internazionali, anche dato che in un primo momento si è pensato si trattasse di un missile intercontinentale. Si tratta di un nuovo tipo di arma, capace di viaggiare alla velocità di 2-3 chilometri al secondo, contro cui non esistono difese aree capaci di intervenire tempestivamente.
Un conflitto globale: il discorso di Putin e i rischi dell’escalation
“In risposta all’impiego di armi a lungo raggio americane e britanniche il 21 novembre di quest’anno, le Forze Armate russe hanno effettuato un attacco combinato contro le strutture del complesso industriale-militare ucraino” ha commentato Vladimir Putin in un discorso sulla televisione russa rivolto ai suoi cittadini, dove però, a preoccupare sono state soprattutto le dichiarazioni sull’evoluzione del conflitto. “Il conflitto in Ucraina, provocato dall’Occidente ha acquisito elementi di natura globale”, ha infatti affermato il presidente russo, aggiungendo anche un inquietane ‘ammonimento’: “Ci consideriamo autorizzati a usare le nostre armi contro le strutture militari di quei Paesi che permettono che le loro armi vengano usate contro le nostre strutture”, ha detto facendo un evidente riferimento agli Stati Uniti e al Regno Unito, aggiungendo che “se qualcuno ne dubita, allora si sbaglia: ci sarà una risposta”.
Un messaggio chiarissimo, dunque, senza illazioni e congetture: la Russia non sta affatto scherzando e la guerra in Ucraina, non verrà più considerata come conflitto locale, ma come vera e propria “guerra globale”, fatto che, dopo il discorso di Putin, è stato più volte sottolineato anche dai media russi. L’ultima cosa che ci saremmo aspettati di leggere e sentire, ma che nelle ultime ore assume sinitri tratti di realtà.
Le reazioni in Europa: Polonia e Regno Unito pronti a reagire
Se la maggior parte dei leader europei, di fronte alle dichiarazioni inattese di Putin, hanno preferito non intervenire, a preoccupare sono sopratutto le reazioni di Regno Unito e Polonia. Il Primo Ministro polacco Donald Tusk ha infatti parlato dell’inizio di una nuova “fase decisiva” dove “la minaccia del conflitto globale è seria e reale”, aggiungendo come la Polonia confermi il suo sostegno incondizionato all’Ucraina, anche dopo che negli ultimi giorni, aveva anche avanzato l’ipotesi di una “formazione speciale” di alleanza militare, tra Polonia, Svezia, Paesi baltici e scandinavi, in chiave antirussa, come aveva scritto anche sul suo profilo X. Oltre al fatto che, proprio la Polonia, che confina con Ucraina e Bielorussia, è stata tra i Paesi che hanno chiesto agli altri membri della Nato di aumentare le spese per la difesa, volendo destinarvi almeno il 4,7% del proprio PIL, e invitando dunque, gli altri Paesi a fare lo stesso.
Decisamente più allarmante la reazione del Regno Unito, dove, se il premier britannico Keir Starmer alcuni giorni fa aveva fatto sapere di non voler commentare le notizie riguardanti questioni militari, il tenente generale inglese Robert Megowan, ufficiale senior dei Royal Marines, nonché vicecapo di stato maggiore della difesa britannica ha dichiarato nelle scorse ore: “Se all’esercito inglese venisse chiesto di combattere stanotte stessa, lo farebbe. Se Putin invadesse l’Europa dell’est stanotte, noi li attaccheremmo”. Un commento fornito durante un’audizione della commissione parlamentare inglese di giovedì 21 novembre che non lascia sperare in nulla di buono. Un’altra occasione in cui l’ipotesi di avviare delle trattative di pace sembra sempre più distante.

