La guerra in Ucraina è senza ombra di dubbio la notizia del momento, l’evento che più di tutti sta mettendo a dura prova l’ordine globale che abbiamo imparato a conoscere dal post Guerra Fredda in poi. Ma per capire meglio il conflitto ucraino, quali sono gli obiettivi militari e strategici di Vladimir Putin e da dove nasce l’operazione speciale lanciata dal Cremlino, bisogna tuttavia fare qualche piccolo passo indietro. Il Generale Marco Bertolini, ufficiale paracadutista in ausiliaria, già comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, ha fornito diverse interessanti chiavi di lettura, ottimali per comprendere meglio la vicenda ucraina (e non solo) durante una conferenza organizzata dalla sezione milanese dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia il 31 marzo scorso.



Al fine di avere un quadro più chiaro è utile riferirsi alla visione enunciata da Samuel Hungtington nel suo celebre libro The Clash of Civilization, ovvero Lo scontro delle civiltà. In seguito al crollo del Muro di Berlino Huntington auspicava la nascita di un Nuovo Ordine Mondiale che regolasse i rapporti tra nove differenti civiltà mondiali, divise su base culturale e religiosa. La maggiore di queste per Hungtington è rappresentata da quella Occidentale che si contrappone, nell’area euromediterranea, a quella ortodossa e a quella islamica. Con questa caratterizzazione, Hungtington “forza” la realtà per ricondurla a una visione americanocentrica che vede nell’Islam e nell’ortodossia due pietre di inciampo per la globalizzazione, dato il loro carattere fortemente identitario.

Ma un carattere identitario altrettanto forte l’ha il cattolicesimo, tenuto assieme al protestantesimo, dal quale è diviso sul campo teologico e della morale, nel “mondo occidentale”, cosa da sempre percepita come una vulnerabilità della spinta omologatrice della globalizzazione. Non a caso, John Podesta, consigliere di Hillary Clinton, auspicava una “primavera cattolica” dopo quella araba, cosa che avvenne poco dopo con le dimissioni di Papa Benedetto XVI. Con riferimento a quanto sta accadendo in Ucraina, dobbiamo inoltre osservare che una simile “primavera” è in atto anche nel mondo ortodosso con lo scisma tra patriarcato di Kiev e quello di Mosca, auspicato dal patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, proprio in una fase delicatissima nei rapporti tra i due Stati. Che questi eventi si inquadrino ancorché forse solo incidentalmente negli auspici di Podesta-Hillary è quindi ragionevole.

Con riferimento al conflitto ucraino, queste differenze “forzate“ tra mondo occidentale e ortodosso sono state portate a livello di scontro aperto per ragioni che esulano dagli interessi locali ma che hanno a che fare con la volontà da sempre manifestata, soprattutto dalle amministrazioni democratiche Usa, di dividere la Russia dall’Europa, a prescindere dal comunismo, schiacciandola in Asia. Una saldatura tra l’Europa ed Asia creerebbe infatti una realtà continentale temibile per le potenze navali anglosassoni, USA, Canada, UK, Australia e Nuova Zelanda, legate tra di loro da un’alleanza di fatto (five eyes community) più stringente della Nato stessa. Purtroppo, in questo scontro in larga parte eterodiretto i due patriarcati non svolgono una funzione pacificatrice: Kiev enfatizza le ragioni storiche dello scontro dell’Ucraina, già vittima dell’Holomodor staliniano, contro l’aquila bicipite russa mentre Mosca stigmatizza i disvalori occidentali di cui Ucraina sarebbe permeata.

La geografia del conflitto ucraino

Parlando invece in maniera più dettagliata dell’Ucraina, il Generale Bertolini si è concentrato sull’importanza del Mar Nero. Per la Russia, collegare Donbass a Crimea non è certo un dettaglio di poco conto, dato che in questo modo riuscirebbe a controllare l’intera regione. La Crimea, inoltre, è irrinunciabile per Mosca, a prescindere da Putin, in quanto abitata da russi e sede di una importantissima base navale a Sebastopoli e una militare a Sinferopoli senza le quali il Cremlino non avrebbe accesso al Mar Mediterraneo e da qui aell’Oceano Indiano via Mar Rosso. Conseguentemente perderebbe oggi collegamento con il continente euromediterraneo a tempo indeterminato.

Bertolini ha quindi analizzato la situazione sul campo di battaglia. Per il momento la Russia si è limitata a “sgranocchiare” il confine ucraino gravitando nell’area a cavallo tra la Crimea e il Donbass, e ha circondato la periferia di Kiev solo al fine di impedire una concentrazione di forze ucraine nel settore orientale, dove esercita una forte pressione da Karkiv verso sud. Lo scenario sembra inoltre suddiviso dal fiume Dnepr: la parte orientale dell’Ucraina, infatti, coincide con l’area all’interno della quale si stanno svolgendo le operazioni terrestri della Russia; la parte occidentale, invece, è contraddistinta soprattutto da attacchi russi sferrati, a distanza, mediante armi di precisione.

Da queste e altre considerazioni, appare abbastanza evidente come il minimo sindacale per Mosca coincida con la concretizzazione del citato collegamento fra Crimea e Donbass. Magari da realizzare prima di sedersi al tavolo delle trattative con Kiev. Certamente non è tra gli obiettivi di Mosca una invasione di tutta l’Ucraina, cosa che richiederebbe molte più forze ed un’attività di combattimento molto più distruttiva di quella che abbiamo visto fino ad ora.

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