Una delle pagine più buie e ripugnanti di questa guerra tra Russia e Ucraina si sta “combattendo” lontano dal fango delle trincee e dalle rotte dei droni, dove pure la battaglia prosegue senza sosta. Ma via Internet, Tv e stampa, con una colossale speculazione sulle salme di tanti poveri soldati caduti in battaglia. Tutti ricordano che uno dei pochi frutti, forse l’unico, del recente incontro tra le delegazioni russa e ucraina a Istanbul è stata la promessa di scambiare i prigionieri di guerra secondo la formula “tutti per tutti”, con una particolare attenzione ai feriti e ai giovani di età inferiore ai 25 anni. Prima ancora, però, doveva avvenire la restituzione reciproca delle salme dei soldati caduti in battaglia. I russi, attraverso il capo delegazione Vladimir Medinskij, dissero di essere disponibili a restituire le salme di 6.000 caduti ucraini, identificati e finora conservati in hangar refrigerati nella regione di Voronezh. Gli ucraini non fecero, allora, cifre particolari.
Poteva essere un’occasione per restituire un briciolo di umanità, se non al conflitto, almeno al dialogo tra le parti in lotta. E invece… Lo scambio delle salme non è avvenuto. I russi dicono di essersi presentati per due volte si sono presentati al luogo dell’incontro: la prima, sempre secondo la versione russa, i rappresentanti ucraini non si sono presentati, la seconda hanno rifiutato di “ritirare” i primi 1,212 corpi che i russi avevano portato con sé in una serie di camion-frigorifero. Circola in Rete anche un video di questi camion. Gli ucraini l’hanno subito bollato come un falso. Andrii Yusov, vice-capo del Quartier Generale di Coordinamento ucraino per il trattamento dei prigionieri di guerra, ha dichiarato a Ukrainska Pravda: “Il video diffuso dal nemico è stato girato oggi in Russia, non sul luogo dello scambio. Il video è apertamente propagandistico e fa parte di una deliberata campagna di disinformazione e di operazioni psicologiche da parte dei servizi speciali russi per screditare l’Ucraina e fare pressione sul gruppo negoziale in vista delle imminenti attività di scambio e rimpatrio”. Affermazioni contraddette, peraltro, dalle dichiarazioni del deputato ucraino Artem Dmitruk, secondo il quale sarebbe stato Volodymyr Zelensky in persona a ordinare di non ritirare i corpi dei soldati ucraini nell’ambito dello scambio concordato con la Russia a Istanbul.
Le versioni dei russi
Le tesi dei russi sono, ovviamente, diametralmente opposte. E ruotano intorno a due argomenti. Il primo è che gli ucraini non avrebbero altrettanti corpi da restituire e quindi, se lo scambio avvenisse, sarebbero costretti ad ammettere, sia pure indirettamente, le maggiori perdite subite. Il secondo argomento è ancora più puntuto. Recuperare le salme di 6.000 soldati caduti (e identificati) costerebbe allo Stato ucraino 103,6 miliardi di hrivne, pari a 2,5 miliardi di dollari. Secondo la legge ucraina, infatti, ogni famiglia di soldato caduto ha diritto a una compensazione fino a 17,27 milioni di hrivne, ovvero circa 422.800 dollari per caduto. Detto brutalmente: Zelensky non h questi soldi e non vuole pagare. Su tutto questo è intervenuto a gamba tesa Evgenyj Balitsky, governatore della parte della regione di Zaporižžja controllata dai russi, che ha pubblicato la lista dei nomi dei soldati ucraini caduti in battaglia e conservati negli hangar-frigorifero russi. In poche parole, l’identità delle salme che i russi, secondo appunto la loro versione dei fatti, avrebbero voluto restituire e gli ucraini non hanno voluto ritirare. Si può immaginare lo stato d’animo di migliaia di famiglie ucraine che erano magari attaccate a una residua speranza e l’hanno vista dispersa non da una notifica ufficiale ma da un post di Telegram.
Il video diffuso dai russi può essere un falso? Certo che sì, le fake news sono un ingrediente tipico di questa guerra. Per dirne una tra le tante: Zelensky, dopo l’audace attacco ucraino alle basi aeree russe, aveva detto che erano stati distrutti 42 bombardieri, pari al 34% dell’intera flotta russa. Valutazione subito riprodotta, prima di qualunque verifica, dal solito circo mediatico nostrano. Ora tutti sanno che, come noi qui avevamo scritto fin dal primo momento, i bombardieri colpiti (distrutti o danneggiati) sono il 10% del totale, quindi 12 o 13. E tornando al video, delegittimare Zelensky agli occhi del suo stesso popolo è un obiettivo che al Cremlino non può certo dispiacere. Però a dire che si tratta di un falso sono gli ucraini, che ovviamente hanno tutto l’interesse a dirlo, a non passare per quelli che non vogliono far capire di aver subito perdite maggiori né vogliono passare per quelli che tirano a risparmiare sugli indennizzi alle famiglie dei caduti. Quindi si torna punto e a capo.
Abbiamo però qualcosa a cui attaccarci per poter arrivare a dire chi ha più schifosamente speculato su queste migliaia di poveri corpi. Nell’accusare i russi di mentire, la parte ucraina ha ribadito che restano aperti i contatti per arrivare allo scambio, sia delle salme sia dei prigionieri. Scambio che dovrebbe avvenire la prossima settimana. Se e quando avverrà, avremo anche gli elementi per capire chi finora ha mentito.
