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Lo scorso 8 febbraio il Ministero della Difesa russo ha reso noto che presto sarà siglato il contratto di preproduzione del nuovo caccia stealth Sukhoi Su-57 (PAK-FA). Yuri Borisov, viceministro della Difesa, ha affermato che il primo stadio delle prove del nuovo caccia di quinta generazione si è concluso e che nel corso dei prossimi mesi verrà firmato il contratto per la consegna dei primi 12 esemplari di preserie di questo nuovo velivolo dalle caratteristiche stealth che farà da contraltare all’americano F-22 “Raptor” e al cinese J-20 che è di recente entrato in servizio.

Sempre secondo Borisov i primi due esemplari del Su-57 diventeranno operativi entro il 2019 mentre ha confermato che 10 dei 12 esemplari prodotti sono ancora in corso di valutazione. La notizia trova conferma anche per voce di Yuri Slusar, amministratore delegato della UAC (United Aircraft Corporation), durante una conferenza stampa a margine del Russian Investment Forum sempre giovedì scorso: “Abbiamo un contratto di consegna a partire dal 2019” ha specificato.

Il Sukohi Su-57 proprio di recente ha subito un cambiamento dei motori che hanno rappresentato il vero tallone d’Achille del nuovo velivolo russo. Il 5 dicembre del 2017 un primo esemplare (il secondo costruito) ha volato per la prima volta con il nuovo motore che andrà a sostituire i due vecchi NPO Saturn Izdeliye – meglio noti come AL-41F1 – che hanno dimostrato essere sottopotenziati per le caratteristiche dell’aviogetto. I nuovi turbofan Izdeliye-30 sono accreditati di 11 mila kg di spinta a secco e 18 mila con postcombustione (con l’impegno di arrivare a oltre 19 mila) e oltre alla spinta aumentata hanno minori componenti che permettono una manutenzione più efficace e meno costosa a cui si aggiunge un consumo di combustibile notevolmente abbattuto. Anch’essi dotati di spinta vettoriale – medesima scelta effettuata per l’F-22 – permettono al caccia di avere quella che viene chiamata “supercruise” ovvero di mantenere una velocità di crociera di Mach 1.6 (1700 km/h) a quote superiori gli 11 mila metri – per un raffronto l’F-22 è in grado di raggiungere una velocità di crociera di Mach 1.7.

Da più parti si sono levate critiche verso l’aviogetto del bureau Sukhoi, anche in considerazione del debutto molto poco rassicurante al Maks del 2011 quando il velivolo presentato al pubblico per la prima volta fu soggetto ad uno stallo distruttivo del compressore del motore di destra, ma, sebbene alcune sue caratteristiche di volo e di avionica possano risultare inferiori rispetto al suo diretto concorrente americano, va sottolineato che la macchina russa costa meno della metà – 54 milioni di dollari l’uno – in rapporto, ad esempio, al ben più esoso F-35. Questa caratteristica potrebbe risultare vincente sul campo di battaglia e si rifà alla tradizionale filosofia russa di sopperire alla mancanza di qualità con la quantità, sebbene in questo caso si stia parlando di una macchina comunque moderna e all’avanguardia e non di un caccia usa e getta com’era il Mig-21 o altri velivoli che si sono visti ai tempi dell’Unione Sovietica.

Chi scrive ha visto il Su-57 in esibizione al Maks dello scorso anno e può garantire che le doti di maneggevolezza sono rapportabili a quelle dei caccia occidentali di pari generazione sebbene molto inferiori rispetto al Su-35 “Super Flanker”. Del resto il Su-57, così come l’F-22 o l’F-35, non è nato per il combattimento aereo manovrato ma per attaccare il nemico da “oltre l’orizzonte” sfruttando le sue caratteristiche di bassa rilevabilità radar che, occorre sottolinearlo, sono molto più spinte su macchine come l’F-35 o l’F-22 rispetto al nuovo caccia di quinta generazione russo, cosa che spiega i costi minori di produzione. Una scelta, quella russa, che però potrebbe non essere del tutto azzardata in considerazione del rapido sviluppo ed evoluzione dei radar di scoperta che va di pari passo con la ricerca – a nostro giudizio un po’ troppo esasperata – delle caratteristiche stealth: in caso di conflitto la bassa osservabilità radar potrebbe essere seriamente messa in crisi da nuovi radar e vedere così eliminato il fattore sorpresa che a questo punto renderebbe il sacrificio di altre prestazioni aeronautiche del tutto vano. 

Come sempre accade quando si tratta di armi il vero metro di giudizio lo si avrà solamente alla prova del fuoco, e considerando il ritardo accumulato dal programma PAK-FA una prima valutazione in tal senso è ancora lungi da venire a differenza di quanto accaduto per F-22 ed F-35 già entrati abbondantemente in servizio attivo. La macchina di Sukhoi ha infatti effettuato il primo volo nel 2010 ed in questi 7 anni di prove e collaudi ha avuto notevoli problemi – così come l’F-35 – quindi si prevede che il raggiungimento della piena capacità operativa e consegna ai reparti vada ben oltre il 2019, al contrario del suo diretto avversario americano che ha raggiunto la piena capacità operativa nel dicembre del 2007 dopo il primo volo effettuato nel 1997. L’F-22 è un velivolo che sulle spalle ha già 10 anni di servizio attivo, quindi ben rodato e maturo, mentre il Su-57 è ancora “acerbo” e alle prese con ulteriori problemi di messa a punto: questo rischia di farne una macchina già obsoleta al momento del suo ingresso in servizio attivo ma, come già detto, solo l’esperienza sul campo riuscirà a stabilirlo.

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