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La Russia inizia a mettere in atto le sue contromisure dopo l’attacco in Siria da parte di Israele. Attacco che ha avuto come effetto il tragico abbattimento dell’aero Ilyushin-20 M da parte della contraerea siriana.

La prima reazione di Vladimir Putin è stata quella di evitare accuse dirette contro Israele, ma di confermare la volontà di aumentare la protezione delle forze russe in Siria. Una mossa politica che è servita a allentare la tensione con Benjamin Netanyahu dopo le pensati invettive rivolte dai vertici militari russi, i quali avevano diretto immediatamente il loro j’accuse contro lo Stato ebraico (e contro i francesi).

Ma i toni più concilianti nei confronti del governo israeliano non significano che Putin abbia intenzione di accettare quanto accaduto nella notte di lunedì sui cieli di Latakia. Qualcosa è sicuramente andato storto in Siria. E sicuramente ci sono stati degli errori tecnici che hanno influito in maniera grave nell’abbattimento dell’Il-20, a cominciare dal fatto che si è scoperto soltanto adesso che gli S-200 intervenuti non avevano un sistema di rilevamento idoneo a riconoscere un aereo russo da uno avversario. Assenza fatale per i 15 membri dell’equipaggio.

Ma questi problemi di natura tecnica che hanno coinvolto le difese siriane e i sistemi di controllo congiunto fra Russia e Siria, non escludono responsabilità politiche e strategiche da parte dei Paesi coinvolti nel raid. La guerra in Siria per Putin è fondamentale: e questo raid non fa che dimostrare che il conflitto gli sta costando troppo in termini di vite umane, di impegno politico e anche, va detto, in termini finanziari. E ora Mosca deve inviare un segnale.

Il segnale è arrivato in queste ore: il comando russo ha annunciato la chiusura dello spazio aereo internazionale in corrispondenza di Siria, Libano e Cipro e ha bloccato tutte le acque regionali fino a mercoledì prossimo. Il motivo della chiusura è che la Russia ha deciso di lanciare imponenti esercitazioni militari in tutta l’area del Mediterraneo orientale nei pressi delle coste siriane. Secondo quanto affermato dalla Difesa, le esercitazioni navali prevedono anche il lancio di missili: motivo per cui è stato deciso di chiudere anche lo spazio aereo.

La risposta russa quindi sembra anche una dimostrazione di forza tesa a evitare qualsiasi tipo di nuovo raid di Israele, ma anche per lanciare un segnale a tutte le forze in campo, che adesso saranno costrette ad abbandonare l’area del Mediterraneo coinvolta dalla battaglia di lunedì scorso.

Con questa decisione, la Russia ha praticamente bloccato Israele dal colpire obiettivi siriani dal mare o dal Libano, come avvenuto in questi ultimi mesi e come avvenuto lunedì scorso. Ora, se lo Stato ebraico vuole colpire in Siria, può farlo soltanto dallo spazio aereo giordano o direttamente dal territorio israeliano. E il fatto che previsto anche il blocco delle acque internazionali impedisce a Israele di avanzare con le navi verso la Siria: e nelle ore dell’attacco era presenta anche una nave lanciamissili della marina israeliana.

Uno show di forza che ha quindi anche un motivo strategico: escludere dal campo forze che possono essere lesive della strategia russa per il conflitto. E che riguarda tutti, anche le forze della coalizione occidentale: Francia e Stati Uniti per prime. In queste ore, il gruppo d’attacco della Uss Truman sta navigando nell’area della Sesta flotta Usa, e cioè quella euro-mediterranea. E Putin vuole evitare sorprese.

Il bombardamento di lunedì notte non deve infatti far dimenticare quanto raggiunto nelle ore precedenti. L’accordo su Idlib fra Recep Tayyip Erdogan e Putin ha di fatto sospeso l’offensiva di Bashar al Assad sulla roccaforte jihadista del nord-ovest siriano. Ma il ministero della Difesa russo è stato chiaro: ha dato un mese di tempo ad Hayat Tahrir al Sham per uscire da Idlib. In caso contrario, l’offensiva riprenderà.

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