Il ministero della Difesa russo hanno confermato la morte del generale Aleksandr Otroshchenko, comandante delle forze di difesa aerea della Flotta del Mare del Nord. Otroshchenko è morto il 30 marzo quando un aereo militare da trasporto AN-26 è precipitato in Crimea, in quello che secondo le versioni ufficiali è stato un incidente di volo. Con lui si è ulteriormente allungata la lista degli alti ufficiali russi morti in questi quattro anni di guerra con l’Ucraina, sia sul fronte esterno (lungo la linea di combattimento) sia su quello interno (gli attentati organizzati dai servizi segreti ucraini).
È una caratteristica particolare, che di fatto non ha uguali nella storia delle guerre contemporanee. Basta dare un’occhiata ai nomi e ai numeri per rendersene conto. Il primo a cadere, nel 2022, dopo soli quattro giorni di guerra, nei pressi dell’aeroporto ucraino di Hostomel, è stato Andrej Sukhovetskij, comandante della 7a Divisione paracadutisti, quella che appunto tentò di impadronirsi della base militare ucraina a soli 90 chilometri da Kiev. E poi Vladimir Frolov (aprile 2022, non ci sono informazioni chiare sulle circostanze), vice-comandante dell’8a Divisione della Guardia; Andrej Simonov (aprile 2022, morto in un bombardamento d’artiglieria nella regione ucraina di Khar’kiv), capo dei reparti di guerra elettronica della 2a Divisione della Guardia; Kanamat Botashev (maggio 2022, abbattuto da un missile Stinger nella regione di Luhansk mentre era ai comandi di un SU-25), Roman Kutuzov (giugno 2022, regione di Luhansk), comandante della 1a Armata; Sergej Goryachev (giugno 2023, ucciso da un missile nella regione di Zaporizhzhia), capo dello staff della 35a Armata; Oleg Tsokov (luglio 2023, ucciso da un missile nella regione di Zaporizhzhia), vice-comandante del Distretto militare Sud; Vladimir Zavadskij (novembre 2023, saltato su una mina russa nella regione di Kherson), vice-comandante della 14a Armata; Aleksandr Tatarenko (gennaio 2024, morto in un attacco di droni ucraini contro la base aerea di Belbek, in Crimea), comandante della base aerea di Belbek.
E ancora: Pavel Klimenko (novembre 2024, ucciso da un drone ucraino e insignito del titolo postumo di Eroe della Russia), comandante della 5a Brigata motorizzata; Igor Kirillov (dicembre 2024, ucciso a Mosca in un attentato), capo dei reparti contro la guerra chimica e batteriologica; Konstantin Smeshko (dicembre 2024, ucciso da un missile HIMARS in località sconosciuta), vice-comandante del Genio; Yaroslav Moskalik (aprile 2025, ucciso in un attentato a Balashika, nei pressi di Mosca), vice-capo del Direttorato per le operazioni speciali; Aleksej Komkov (luglio 2025, ucciso in un attentato a Mosca), capo del 5° Direttorato dell’FSB; Ildar Akhmerov (luglio 2025, circostante ignote), vice-comandante della Flotta del Mar Nero; Mikhail Gudkov (luglio 2025, ucciso da un bombardamento ucraino nella regione di Kursk), comandante della 155a Brigata di fanteria navale e vice-comandante della Marina militare russa; Andrej Averyanov (dicembre 2025, secondo le notizie disponibili ucciso da un drone mentre era a bordo di una petroliera della flotta ombre russa), capo del reparto per la guerra ibrida del GRU, il servizio segreto militare; Fanil Sarvarov (dicembre 2025, ucciso in un attentato a Mosca), capo del Direttorato per l’addestramento operativo del ministero della Difesa; e il 30 marzo, appunto, Otroshchenko.
Un elenco noioso da leggere e lunghissimo, ma proprio qui sta il punto: illustra quanto eccezionale sia il fenomeno. Nulla di simile è accaduto agli ucraini, peraltro assai più bravi a celare i punti critici (e aiutati in questo dalla stampa mondiale: non è un caso se abbondano i tentativi di quantificare i soldati russi morti in guerra e scarseggiano quelli per calcolare le perdite ucraine). Nulla di simile è mai accaduto alle Forze armate Usa nelle diverse guerre in cui, nei decenni, si sono impegnate.
Le spiegazioni più diffuse sono tutte, ovviamente, occidentali, perché i russi si guardano bene dal mettere il dito sulla propria piaga. E nel complesso ruotano sempre intorno allo stesso concetto: i russi sono un po’ stupidi e le cose per loro vanno male. È l’idea diffusa più volte, per esempio, dal ministero della Difesa britannico, secondo cui i generali accorrono in prima linea perché l’avanzata è in stallo e loro accorrono a spronare le truppe, e più spesso frequentano la linea del fronte più si alzano le probabilità che gli ucraini riescano a colpirli. Tesi bislacca: intanto non vale per i generali russi che sono morti nel 2022 (nei primi mesi della guerra, quando la Russia tentava lo sfondamento) né per quelli che sono stati uccisi in attentati sul territorio russo. E poi perché non è successo altrettanto ai generali ucraini durante la disastrosa controffensiva da loro organizzata nel 2023?
Un primo tentativo di spiegazione può chiamare in causa questo argomento: l’intelligence ucraina si avvale della collaborazione di diverse altre intelligence, da quella Usa a quella del Regno Unito, da quella dei Paesi del Nord Europa a quella Nato. Una massa di informazioni e analisi che la Russia, da sola, non è in grado di uguagliare. Secondo argomento: in Russia vivono tantissimi ucraini. I diversi censimenti (2002, 2010) hanno indicato cifre diverse ma c’è un generale consenso intorno alla cifra di 2.5-3 milioni di persone. A queste vanno aggiunti 1,2 milioni di cittadini ucraini registrati in Russia come rifugiati, frutto degli scontri cominciati nel Donbass già nel 2014. Se a tutti questi aggiungiamo i russi e gli immigrati (quelli dell’Asia Centrale, per esempio) che vivono in Russia e che, per dissenso politico o spirito mercenario, sono disposti ad agire contro Mosca, ecco che abbia circoscritto un bacino piuttosto ampio di collaboratori dei servizi segreti di Kiev. I quali, esattamente come i soldati ucraini sul campo, hanno una certa abbondanza di bersagli: anche se il dato è secretato, e comunque suscettibile di variazioni a causa di pensionamenti, avvicendamenti e siluramenti, i generali russi sono tra 1.000 e 1.500. Vecchia eredità dell’epoca sovietica, quando si diceva che nell’Armata Rossa ci fossero più generali che caporali.
Alla fin fine, però, la sensazione è che il problema stia altrove, e precisamente dove InsideOver ha provato ad analizzarlo anche per quanto riguarda i comandi ucraini, che ne soffrono pure loro anche se in misura minore. Ovvero, per quanto riguarda i russi, nell’estrema verticizzazione dei centri di comando. In altre parole, a decidere sono gli alti ufficiali mentre agli ufficiali di rango minore è lasciato uno scarsissimo margine di autonomia. A prescindere dalle possibili conseguenze quanto a efficienza delle operazioni e risultati sul campo, una simile impostazione richiede una certa vicinanza degli ufficiali comandanti alla linea del fronte. Rendendo assai più probabile, quindi, che anche il generale possa finire sotto il fuoco del nemico.
La guerra tra Russia e Ucraina è anche una guerra tra opposte propagande. Noi cerchiamo di scavare dietro le apparenze e i luoghi comuni, per andare alla sostanza di questo dramma che da quattro anni preoccupa l’Europa intera. Se questo approccio ti convince, non limitarti a seguirci ma diventa uno di noi. Abbonati a InsideOver, fallo subito!