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Guerra

Russia, la guerra parallela delle milizie private

Nel cuore della macchina bellica russa si sta consolidando una strategia parallela a quella degli Stati Maggiori: affidarsi sempre più a compagnie militari private per sostenere l’offensiva in Ucraina, senza dichiarare una nuova mobilitazione. Le compagnie Española e Veteran sono...
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Nel cuore della macchina bellica russa si sta consolidando una strategia parallela a quella degli Stati Maggiori: affidarsi sempre più a compagnie militari private per sostenere l’offensiva in Ucraina, senza dichiarare una nuova mobilitazione. Le compagnie Española e Veteran sono oggi i due volti più visibili di questo processo. Sotto l’egida del GRU, l’intelligence militare russa, operano con crescente autonomia sul terreno e nei centri di reclutamento, garantendo al Cremlino una forza d’urto ulteriore, opaca e meno vincolata al diritto militare ufficiale.

Le milizie private e l’architettura militare russa

Española e Veteran non nascono dal nulla. Hanno alle spalle anni di presenza operativa nei teatri caldi, da Mariupol all’Africa subsahariana. La prima attira volontari con forte carica ideologica, utilizzando una narrativa patriottica aggressiva. La seconda, invece, raccoglie ex militari e combattenti con esperienza, selezionati anche attraverso il programma Time of Heroes, lanciato nel 2024 da Vladimir Putin. Un’iniziativa che ha già prodotto migliaia di nuovi candidati tra i veterani della guerra, alcuni dei quali sono poi stati inseriti in ruoli amministrativi e politici a livello regionale.

Il messaggio è chiaro: la fedeltà al regime si premia con carriera e legittimazione, ma prima bisogna passare per il fronte.

Il reclutamento come arma ibrida

La Russia è consapevole di non poter sopportare a lungo un conflitto ad alta intensità basandosi solo sulle forze regolari. Le perdite umane, stimate in oltre un milione tra morti e feriti dall’inizio del conflitto, hanno costretto il Cremlino a ricorrere a ogni leva disponibile: piattaforme online, promesse di cittadinanza per i combattenti stranieri, bonus economici per i volontari. I 400 mila rubli di ingaggio restano un incentivo potente, anche se sempre più riservato a chi accetta di firmare con le PMC, che offrono meno tutele rispetto all’esercito regolare.

Mosca organizza eventi di reclutamento in tutto il Paese. Le campagne promozionali puntano su onore, patria, ma anche su benefici pratici. Tuttavia, l’inganno è dietro l’angolo: molti volontari scoprono solo al fronte che la loro posizione non garantisce cure, riabilitazione, né riconoscimenti ufficiali. Il rischio è quello di alimentare nuove fratture sociali, con madri e vedove escluse dai benefit concessi ai caduti regolari.

Dietro le quinte: il GRU come regista delle operazioni

Española, Veteran e altre sigle del mondo PMC non sono indipendenti. Agiscono sotto coordinamento diretto dell’intelligence militare, che ne gestisce la logistica e ne indirizza gli obiettivi. Il generale Vladimir Alekseyev, vicecapo del GU, rappresenta il trait d’union tra mondo ufficiale e milizie. Questo garantisce un’efficace mobilità operativa, ma anche una maggiore libertà d’azione: ciò che viene attribuito alle PMC, non ricade direttamente sulla responsabilità del Cremlino.

Si tratta di un modello rodato e già sperimentato con Wagner in Siria e in Africa. Ma ora, con la guerra alle porte dell’Europa, il gioco si fa più complesso. Le PMC diventano strumenti di penetrazione geopolitica, ma anche strumenti di controllo interno. Integrando le reclute nel programma Time of Heroes, il Cremlino punta a evitare che queste nuove forze si trasformino in elementi destabilizzanti, come accadde con Prigozhin.

Un esercito parallelo con molte crepe

Dietro la retorica della forza, però, si celano contraddizioni profonde. I combattenti delle PMC ricevono spesso un addestramento minimo. Un mese scarso prima dell’invio al fronte, a fronte di una guerra sempre più dipendente da tecnologie e tattiche complesse. Questo porta a un tasso di mortalità altissimo e a una rotazione continua che logora le strutture di comando. Molti soldati sono ex detenuti, arruolati in cambio dell’amnistia, e non sempre affidabili. Altri sono stranieri, attratti dalla promessa di un passaporto russo e di uno stipendio.

Anche le famiglie dei caduti denunciano le ambiguità giuridiche di questi contratti. Non essendo riconosciute ufficialmente come forze regolari, le PMC non garantiscono ai parenti dei morti pensioni, indennità o sepolture di Stato.

Proiezione globale e ritorno del nazionalismo armato

Nel frattempo, Española opera anche in Africa, dove i russi puntano a sostituire Wagner nella protezione di miniere e oleodotti. Veteran si spinge fino ai confini della NATO, testando le difese baltiche. La strategia è chiara: consolidare una cintura paramilitare che consenta a Mosca di influenzare scenari lontani, evitando il coinvolgimento ufficiale.

Ma la logica dello Stato parallelo ha un prezzo. Le risorse si assottigliano, le critiche internazionali aumentano, e la reputazione delle forze russe si deteriora. La Russia recluta, arma e invia in battaglia migliaia di uomini, ma lo fa sempre più nell’ombra, con metodi che ricordano le guerre per procura del passato.

Conclusione: una scommessa pericolosa

Il reclutamento massiccio di Española e Veteran è la fotografia di una Russia che cerca di resistere senza piegarsi, ma anche senza riformarsi. I costi umani sono spaventosi, le implicazioni politiche non meno gravi. In assenza di una vittoria chiara o di un compromesso negoziale, l’unica certezza è che Mosca continuerà a investire nella sua guerra parallela. Ma ogni nuova recluta è anche un potenziale boomerang. Perché il potere conquistato con la forza, può sfuggire di mano nel momento in cui il consenso vacilla.

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