Yevgeny Prigozhin, l’ormai noto leader del gruppo Wagner, ha da tempo dichiarato guerra agli apparati politici e militari russi. Per anni, il cosiddetto “chef” di Vladimir Putin ha vissuto nell’ombra, con rarissime apparizioni e un alone di mistero che circondava tutte le attività sue e della sua compagnia di sicurezza. Poi, a settembre del 2022, in piena guerra in Ucraina, Prighozin è uscito allo scoperto confermando quella che fino a quel momento era una verità scaturita da molte inchieste ma mai dalle sue parole: aveva fondato lui la Wagner nel 2014. E, sempre secondo lo “chef”, tutto ebbe inizio con l’inizio della guerra in Donbass, quando lui stesso si recò in un campo di addestramento per reclutare combattenti (non li chiama mai mercenari) adatti alle missioni che il suo corpo doveva svolgere.
La guerra in Ucraina ha stravolto la figura di Prighozin trasformandolo in una figura addirittura politica, al punto che qualcuno ha ipotizzato che il comandante della Wagner ambisse anche al posto di Putin. Difficile comprendere quanto sia possibile questo scenario, che al momento anzi appare più remoto rispetto ad alcuni mesi fa. Tuttavia, ciò che appare certo è che Prighozin, sessantenne originario di San Pietroburgo come il presidente russo, ha sfruttato il conflitto per ergersi a leader di una nazione che rischia, in caso di sconfitta, un caos forse senza precedenti, almeno nella storia più recente. E l’avere creato una milizia efficace, feroce, legata al mondo ultranazionalista e capace di avere interessi ramificati in diversi ambiti e soprattutto in più Paesi, ha reso possibile la nascita di un impero all’interno della Federazione che ora ha anche la forza di attaccare la Difesa russa accusandola di “tradimento” e di “un tentativo di distruggere la Wagner”.

La Difesa, in una rara risposta alle accuse del capo della PMC, ha definito gli attacchi “controproducenti” e bollato le accuse sui mancati rifornimenti come “false”. Il portavoce della presidenza, Dmitry Peskov, ha evitato di entrare nel merito della questione lasciando intendere come Putin non volesse interessarsi allo scontro tra mercenari e soldati anche per non dare credito al suo “chef”.
In ogni caso, questo tentativo di scalata di Prighozin indica qualcosa di molto profondo che accade in Russia e su cui il Cremlino sa di doversi soffermare. La storia russa non è nuova a periodi di anarchia militare e di ascesa di figure carismatiche, violente e in grado di infiltrarsi nel Paese in parallelo allo Stato, specialmente in un periodo di debolezza della leadership o di sua totale assenza. E in questa fase della guerra in Ucraina, non è un caso che Putin abbia voluto lì al fronte Valerij Gerasimov, capo di Stato maggiore nonché primo indiziato delle accuse da parte del capo della Wagner. Perché la cosiddetta “operazione militare speciale” è infatti ormai chiaramente la guerra esistenziale di Putin e quindi, nella mentalità del capo del Cremlino, esistenziale per la stessa Federazione Russa.
Le mosse del Cremlino per arginare i desideri di Prighozin confermano, ad ogni modo, il potere che hanno ormai raggiunto sia lui che i suoi miliziani. Ed è anche per questo che la legione parallela russa, un tempo perfettamente integrata agli uomini delle forze regolari e in larga parte composta da loro ex membri, oggi sembra avere perso quella fiducia che un tempo possedeva non solo negli apparati ma anche tra le varie forze che compongono il mosaico militare russo.
Le parole di Kadyrov
Un termometro di questa guerra intestina alle forze russe, regolari o meno, si è avuta anche dalle più recenti esternazioni di un altro “signore della guerra” della Federazione, il ceceno Ramzan Kadyrov. Quest’ultimo, che soprattutto nella prime fasi dell’invasione era sembrato un elemento essenziale della strategia del Cremlino, ha di recente fatto capire due cose. La prima è che le intenzioni del leader ceceno sono quelle di creare una compagnia militare privata che abbia proprio come punto di riferimento la Wagner. “Quando il mio servizio allo Stato sarà completato, ho seriamente in programma di competere con il nostro caro fratello Yevgeny Prigozhin e creare una compagnia militare privata” ha detto il capo della Repubblica cecena.
La seconda informazione, invece, viene riportata dall’Institute for the Study of the War, secondo il quale Kadyrov avrebbe rifiutato la proposta di Prighozin per unirsi nella “rinnovata campagna informativa contro il ministero della Difesa russo. In base alle informazioni del think tank, Kadyrov ha confermato “che le formazioni cecene seguiranno gli ordini di qualsiasi comandante nominato dal presidente Putin” sottolineando anche che “gli ufficiali ceceni hanno un eccellente rapporto e ben coordinato con il ministero della Difesa. Un rifiuto che sottolineerebbe la volontà di Kadyrov di non spezzare i solidi legami con il Cremlino anche in virtù del possibile scontro tra questo e Prighozin.
A fare gola non è solo la forza della legione Wagner, che ultimamente ha arruolato anche i detenuti per le battaglie sul fronte ucraino, ma anche l’impero finanziario ed economico che si cela dietro la compagnia di sicurezza. Di recente, diversi media hanno parlato della forza ormai preponderante dei mercenari russi nella politica della Repubblica Centrafricana, dove Prighozin ha una dozzina di basi. In questo Paese, la Wagner recluta gente, ha interessi in ambito minerario, svolge una sua peculiare agenda strategica. Ma questo sistema sembra declinarsi anche in altre aree dell’Africa, specialmente in Sahel ma non solo.
Un esempio eclatante è quanto accaduto in Mali, dove i miliziani russi sono da tempo impiegati lì dove un tempo si muovevano solo le forze francesi. Un esempio più recente è il Burkina Faso, dove anche qui il ritiro delle truppe francesi è andato di pari passo con un aumento dell’influenza russa nel Paese e dove, come spiegato ad Agi dall’analista del Cesi Marco Di Liddo, il modello di Mosca potrebbe essere quello che prende il nome di “pacchetto Wagner”. “Il pacchetto prevede l’invio di mercenari del Wagner con funzione addestrativa delle Forze Armate locali, contrasto al terrorismo e presidio dei siti sensibili – spiega di Liddo – la sottoscrizione di vantaggiosi accordi nel settore della difesa e dell’industria mineraria e il riconoscimento politico internazionale”.
La partita in Africa
A questi due esempi più recenti, si deve aggiungere, inoltre, la presenza della Wagner in Libia, vero avamposto di Mosca sul fronte orientale del Paese, nella Cirenaica di Khalifa Haftar. Altre inchieste invece ricordano come i miliziani russi siano presenti anche in Repubblica Democratica del Congo e in Ghana. Mentre di recente, proprio in concomitanza con la visita del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, gli Stati Uniti hanno avvertito il Sudan (dove Mosca vuole una base navale) di tagliare ogni legame con questa compagnia. Presente ormai da diversi anni, la Wagner ha compiti soprattutto di addestramento e usa il Paese come base per operazioni in altri Stati dell’Africa. Washington ha già fatto capire che Khartoum deve far cessare la presenza della Wagner sul suo territorio. E secondo il Financial Times, con i proventi delle estrazioni e dello sfruttamento di minerali e idrocarburi, lo “chef di Putin”, in particolare da Siria e Sudan, avrebbe incassato 250 milioni di dollari solo negli ultimi quattro anni.
Questa è solo un’altra conferma dell’enorme rete di interessi che ha costruito in questi anni Prighozin. Una trama che lo rende sempre più sicuro dei propri mezzi ma anche estremamente pericoloso per l’equilibrio politico e militare di Putin dall’inizio della guerra in Ucraina. Un tempo fedelissimo dello zar, Prighozin appare abbastanza distante dalle posizioni del presidente. E questo potrebbe avere un peso molto rilevante sul futuro della Wagner all’interno della gerarchia russa. Kadyrov, da sempre molto attento a fiutare gli umori del Cremlino, potrebbe avere dato un indizio fondamentale sul futuro dei rapporti tra Russia e miliziani.

