Il Pentagono ha affermato recentemente che la Russia ha perso circa 600mila soldati dall’inizio del conflitto. Questo conteggio comprende i morti e i feriti, e se prendiamo per buono un rapporto di 1:3 tra di essi, significa che a oggi le forze armate russe hanno avuto circa 150mila morti e 450mila feriti.
Da agosto, quando è cominciata la controffensiva ucraina nella regione di Kursk, Mosca ha continuato a conquistare territorio nella regione di Donetsk, con una direttrice principale di lenta ma costante avanzata verso Pokrovsk, una città che è un importante snodo logistico a ridosso del fronte per le truppe ucraine.
A questa considerazione dobbiamo aggiungere però che la lenta avanzata verso quella importante cittadina, ha permesso all’Ucraina di riorganizzare le sue linee di rifornimento spostandole verso Occidente: del resto, benché dipendente da rete ferroviaria e viaria, la rete logistica può essere ristabilita senza importanti effetti sulle truppe al fronte se i suoi snodi strategici non vengono disarticolati o conquistati in fretta.
Piuttosto bisogna notare che le difficoltà ucraine sono fisiologiche: anche Kiev non ha indetto una mobilitazione generale e l’operazione su Kursk ha drenato truppe fresche per il fronte meridionale, determinando a volte buchi nelle linee e soprattutto la mancanza di avvicendamento, con conseguente usura del personale e dei mezzi.
Il Pentagono afferma anche che l’avanzata dell’esercito russo si trova davanti linee difensive più spesse, e pertanto i costi in termini di uomini e mezzi perduti sono aumentati. Questo settembre è stato il mese più sanguinoso per Mosca durante l’intera guerra, ha detto un alto funzionario della Difesa USA, sottolineando anche come le perdite russe solo nel primo anno di conflitto abbiano superato tutte quelle dell’Unione Sovietica dal termine della Seconda Guerra Mondiale sino a oggi. Il Pentagono ribadisce però che, nonostante le previsioni occidentali, la Russia è stata in grado di sostenere un conflitto di attrito prolungato, e si afferma che questo è stato possibile nonostante le perdite di materiali bellici e una minore mobilitazione di truppe.
Anche il Cremlino, come sappiamo, non si può permettere di indire una coscrizione generalizzata e pertanto ha reclutato soldati tra carcerati e su base volontaria aumentando gli stipendi, anche al netto della recente estensione della leva che porterà nei prossimi mesi a un aumento di 180mila soldati per le forze armate.
La Difesa statunitense afferma senza mezzi termini che questo tributo di sangue russo non fa comunque presagire una vittoria dell’Ucraina, che sta anch’essa subendo enormi perdite: un alto funzionario militare statunitense ha affermato che il Pentagono si aspetta che la Russia continui a fare “guadagni incrementali” lungo il fronte, usando il vantaggio numerico per bucare le difese altrimenti solide.
In effetti le analisi previsionali occidentali hanno sbagliato almeno due volte durante questa guerra: una prima, quando tra i vertici del Pentagono e della NATO davano all’Ucraina due o tre settimane di sopravvivenza; una seconda, quando confidavano che le sanzioni internazionali, che comunque hanno avuto effetti molto importanti sull’industria bellica russa, avrebbero messo in ginocchio l’apparato militare di Mosca, costringendola a desistere.
La Russia ha visto 32 navi della sua flotta del Mar Nero danneggiate o distrutte, insieme a due terzi del suo stock prebellico di carri armati: queste ultime perdite in particolare hanno costretto il Cremlino a recuperare mezzi nei magazzini di equipaggiamento militare dell’era sovietica, riattivandoli (con costi minori rispetto al nuovo ma comunque importanti) per schierarli sul campo di battaglia. Abbiamo visto infatti arrivare T-54, 55 e 62, per limitarci agli esempi sui carri armati.
Le perdite più impattanti dal punto di vista della possibilità di manovra nel teatro sono sicuramente quelle navali: la “guerriglia” marittima ucraina ha eliminato assetti navali che hanno costretto la Russia a ridurre la presenza della flotta negli specchi d’acqua prossimi al territorio ucraino, e soprattutto hanno scongiurato una qualsiasi azione anfibia, levando di fatto una possibilità tattica allo Stato maggiore russo e forse scongiurando definitivamente la possibile presa di Odessa e il ritorno sulla riva destra del fiume Dnepr.
Pertanto, nonostante l’innegabile disparità dal punto di vista materiale, e il quasi costante mantenimento dell’iniziativa bellica (se escludiamo la controffensiva ucraina che ha portato alla liberazione delle regioni di Kharkiv e di parte di Kherson e l’operazione su Kursk), la Russia non è stata in grado di capitalizzare questi vantaggi con un’azione decisiva per la risoluzione del conflitto in modo favorevole a Mosca, almeno sino ad ora.
Da parte ucraina, il deficit dal punto di vista del personale è stato particolarmente incisivo a partire dalla primavera di quest’anno, e l’operazione su Kursk ha ulteriormente peggiorato questa situazione, che si unisce all’oggettivo ritardo nella consegna degli armamenti occidentali del pacchetto dell’autunno 2023, cosa che ha lasciato lo Stato maggiore ucraino nell’incertezza sugli assetti disponibili. Vero è che la tattica ucraina di logoramento dell’avversario (o enemy oriented) sta dando i suoi frutti nonostante azioni discutibili come la penetrazione nella regione di Kursk (che i russi hanno dapprima fermato e poi parzialmente riconquistato), ma Kiev avrebbe dovuto soppesare meglio la distribuzione delle sue forze, soprattutto per quanto riguarda l’artiglieria dove il vantaggio russo è sì sceso ma resta significativo (è stato calcolato di 3 a 1 da 8 a 1) e considerare che Mosca non avrebbe spostato truppe dal Sud per fermare l’avanzata ucraina in territorio russo, proprio perché nel corso di due anni di guerra lo Stato maggiore ha dimostrato di preferire utilizzare le riserve già posizionate in loco o, al più, spostare le unità cecene o del Gruppo Wagner, in attesa dell’arrivo di rinforzi freschi.
La leadership ucraina ha anche tergiversato sulla mobilitazione e ha impiegato un tempo estremamente lungo per iniziare ad affrontare i problemi di manodopera e la mancanza di fortificazioni al fronte dall’autunno dell’anno scorso a circa questa primavera. Bisogna poi considerare l’efficace campagna di distruzione delle infrastrutture energetiche messa in atto dai russi con strumenti a lungo raggio, che probabilmente inciderà molto sulle capacità ucraine a partire dall’arrivo dell’inverno.
La Russia quindi non solo è stata capace di resistere a livelli molto elevati di logoramento grazie alle risorse di cui dispone, ma ha saputo anche continuare con l’iniziativa sul campo di battaglia tenendo costantemente sotto pressione le già deboli infrastrutture ucraine.
Le capacità di mobilitazione delle risorse su scala nazionale, ovvero produzione industriale bellica e reclutamento di manodopera e simili, non sono però illimitate, e la Russia sta già mostrando segni di debolezza in quanto lo sforzo bellico assorbe manodopera specializzata che sarebbe impiegabile in altri settori industriali più importanti per l’economia russa, la quale, lo ricordiamo, è ancora strettamente legata all’andamento del prezzo degli idrocarburi che in questi mesi è sceso rispetto ai picchi del 2022, generando importanti contraccolpi negli introiti russi.
Il vantaggio russo sul campo di battaglia, se persistono questi ritmi di logoramento, è destinato a diminuire entro la fine del 2025 in quanto, in termini di equipaggiamento, l’esercito di Mosca ha subito livelli molto elevati di perdite che sono state principalmente sostituite da scorte dell’era sovietica che stanno assottigliandosi: i veicoli più facilmente riattivabili si stima siano già esauriti e pertanto attingere ai magazzini sovietici richiederà più tempo, più soldi e più parti di ricambio difficilmente reperibili.
Inoltre il suo tasso di produzione è piuttosto basso rispetto al numero di equipaggiamenti persi sul campo di battaglia per via delle sanzioni internazionali. Questo non significa che la Russia esaurirà i mezzi corazzati ma che l’esercito russo sarà sempre più costretto ad adattare le tattiche per ridurre al minimo le perdite, e ciò ridurrà la sua capacità di ottenere risultati significativi a livello operativo, pur non eliminandone la possibilità: le forze russe hanno mostrato una notevole capacità di adattamento sebbene con tempistiche notevolmente più lunghe rispetto a quelle ucraine.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

