Poiché i Governi di Russia e Ucraina tengono accuratamente nascosti i dati sui soldati caduti al fronte dal giorno dell’invasione russa, il 24 febbraio del 2022, e le opposte propagande lavorano a pieno ritmo per confondere ancor più le idee, proviamo a cercare di capire, almeno, quanti siano i prigionieri di guerra. In Ucraina del problema si occupa una apposita commissione costituita presso il Ministero per la Reintegrazione dei territori temporaneamente occupati guidato da Irina Vereshchuk, che è anche vice-primo ministro e presiede la Commissione stessa. Secondo i dati resi pubblici, dunque, “il fatto della privazione della libertà è stato accertato in relazione a 4.337 persone (3.574 militari e 763 civili), 1.953 delle quali sono poi state rilasciati dalla prigionia”. Secondo la Commissione (costituita il 19 novembre del 2022 e formata da 18 membri, 5 dei quali in rappresentanza di organizzazioni pubbliche), quindi, sono ancora 2.384 gli ucraini prigionieri in Russia.
I numeri, al di là del fattore umano, hanno anche un’importanza finanziaria. Il Ministero della Reintegrazione, infatti, è responsabile anche dell’assistenza statale alle persone liberate dalla prigionia e alle famiglie dei prigionieri di guerra, sotto forma di un versamento una tantum per le prima e annuale per le seconde.
Nella totale riservatezza con cui la parte russa custodisce questi dati sensibili, dobbiamo affidarci agli ucraini anche per provare a capire quanti sino i russi prigionieri di guerra in Ucraina. Il ministero della Difesa ucraino, attraverso la Direzione dell’intelligence militare (guidata dal superfalco Kyrylo Budanov, del quale si dice che sia finora scampato a una decina di tentativi russi di eliminarlo), ha varato già nel 2022 il progetto Khochu zhit’ (Voglio vivere), che si occupa appunto delle questioni relative ai prigionieri di guerra, al loro trattamento e agli scambi di prigionieri con la Russia. I responsabili del progetto parlano di 600 soldati russi prigionieri, dato che differisce di poco dalle stime che si possono raccogliere in Russia e che parlano di 500 prigionieri. Per loro, con intenti umanitari e di propaganda insieme, nel gennaio scorso quelli di Khochu zhit’ hanno varato la possibilità sia di essere rintracciati in un apposito data base dai parenti che si trovano in Russia sia di ricevere visite da parte di madri e mogli.
In Russia i parenti dei prigionieri di guerra fin troppo spesso hanno difficoltà a ottenere informazioni atraverso il ministero della Difesa. E altrettanto spesso sono esposti alle truffe spietate di falsi “mediatori” che chiedono denaro promettendo notizie o addirittura la liberazione dei congiunto. Così sono nati pagine VKontakte (l’equivalente russo di Facebook) e canali Telegram dedicati a questi problemi, con migri e migliaia di follower. Veri punti di riferimento sono diventati, in questi due anni e mezzo di guerra, il deputato Shamsail Saraliev e la blopgger Anastasia Kashevarova. Quest’ultima, nel giugni del 2023, ha lanciato con altre persone il canale Zhenskiy Front (Il fonte delle donne) proprio per aiutare i soldati russi e le loro famiglie.
Al di là dei numeri, però, ora il problema è un altro. Questo: dei prigionieri di guerra sembra importare poco sia agli ucraini sia ai russi. Gli scambi di prigionieri, che nel primo periodo della guerra erano frequentissimi (una trentina nel solo 2022), si sono man mano diradati fin quasi a fermarsi. L’ultimo scambio di rilievo (il cinquantesimo in totale) è avvenuto il 31 gennaio di quest’anno, quando l’Ucraina ha restituito 195 prigionieri russi e la Russia 207 ucraini. Solo una settimana prima gli ucraini avevano abbattuto con un missile Patriot un areo militare russo che portava, appunto verso la zona deputata allo scambio, altri 65 prigionieri di guerra ucraini.
Per dire quanto il processo sia bloccato: Margarita Simonyan, direttrice di Russia Today, nei giorni scorsi ha pubblicato una lista con i nomi di 5oo ucraini detenuti in Russia, chiedendosi perché il Governo ucraino non faccia nulla per riaverli. Retorica e propaganda, forse. Ma certo riportare a Mosca o a Kiev il soldato Ivan non sembra una priorità.
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