Russia e Ucraina, la guerra assurda che uccide sempre più civili

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Come abbiamo scritto tante volte, nel marzo-aprile 2022, quando Volodymyr Zelensky rifiutò di abbandonare l’Ucraina, la Russia vide sfumare la speranza di risolvere la guerra con una sola spallata e ci furono i primi accenni di trattativa, l’Europa avrebbe dovuto impiegare tutto il proprio peso per cercare di bloccare la guerra e, in seguito, trattare per la cosiddetta “pace giusta” per l’Ucraina. Scelse invece la via della guerra, convinta di poter sconfiggere la Russia sul campo e capitalizzare sull’umiliazione del Cremlino. Checché se ne dica, sono passati quasi quattro anni e mezzo e quell’esito è ancora molto lontano. Non solo. Gli stessi che quattro anni fa propagandavano la soluzione militare, ora fanno le acrobazie per negare che furono proprio americani ed europei a intervenire per impedire che si proseguisse sulla via negoziale. Che tutte le testimonianze concrete confermano allora possibile. Iuliia Mendel, già portavoce di Volodymyr Zelensky dal giugno 2019 al luglio 2021, rilascia un’intervista a Tucker Carlson e lo ribadisce. Naturalmente viene coperta d’insulti anche se, nel 2022, ha pubblicato un libro (The Fight of Our Lives – My Time With Zelenskyy, Ukraine’s Battle for Democracy, and What it Means to the World) in cui i sentimenti per il presidente ucraino sfiorano l’adorazione. Negli Usa, esce il libro di Richard Sakwa (The Russo-Ukrainian War: Follies of Empire; ne ha parlato in queste pagine Davide Malacaria che scrive: “Sette degli otto membri della delegazione [ucraina] confermano che a Istanbul era stato raggiunto un accordo di pace dettagliato”.

Con i casi specifici: “David Arakhamia, leader del partito Servo del Popolo di Zelensky al parlamento ucraino, era uno dei due capi della delegazione negoziale ucraina. Arakhamia ha confermato l’esistenza di una sorta di accordo, che a suo dire avrebbe firmato personalmente. Ha aggiunto che la Russia era ‘disposta a porre fine alla guerra se avessimo accettato la neutralità e ci fossimo impegnati a non aderire alla NATO’. Secondo Arakhamia i colloqui furono un successo, attribuendo loro un punteggio di ‘8 su 10’ riguardo la soddisfazione degli obiettivi prefissati”. Altro caso: Alexey Arestovych, all’epoca consigliere dell’ufficio del presidente dell’Ucraina e membro della squadra negoziale ucraina a Istanbul, secondo il quale sulla via di casa i delegati ucraini addirittura stapparono bottiglie per festeggiare i risultati. Ancora: Oleksandr Chalyi, ex viceministro degli Esteri e membro del team negoziale ucraino: “Eravamo molto vicini, tra metà e fine aprile, a far finire la guerra con una soluzione pacifica”. Quel che non si capisce è perché coloro che vollero nel 2022 la prosecuzione della guerra oggi lo neghino, continuando peraltro a sostenere che l’unica via è continuare a combattere. Si continua a combattere come volo loro, non dovrebbero essere soddisfatti? E magari anche assumersi qualche responsabilità?

Ma tant’è. Chi, come chi scrive, pensava allora e pensa tuttora che la via del negoziato avrebbe dovuto essere perseguita, ha sempre anche previsto che la guerra avrebbe potuto solo degenerare col tempo, come infatti sta avvenendo. L’ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu ha da poco pubblicato un rapporto che spiega molto chiaramente come nel 2025 e nel 2026 le sofferenze per il popolo ucraino siano aumentate, in questa misura: “Nel 2025, la violenza legata al conflitto ha causato la morte di almeno 2.526 civili e il ferimento di 12.162. Il numero totale di civili ucraini uccisi e feriti nel 2025 è stato superiore del 31% rispetto al 2024 (2.088 morti; 9.138 feriti) e del 70% rispetto al 2023 (1.974 morti; 6.651 feriti)“. A produrre questo drammatico risultato non ci sono solo il più intenso uso di armi a lunga gittata e il bombardamento a tappeto sulle infrastrutture civili realizzato dai russi durante l’inverno. È anche cambiato il modo di combattere, sempre meno rispettoso della vita dei civili disarmati. Ancora il rapporto Onu: “Nel 2025, le vittime civili causate dai droni a corto raggio nelle zone di prima linea sono aumentate del 121%, con 580 civili uccisi e 3.295 feriti, rispetto ai 226 morti e 1.528 feriti del 2024”.

Vince solo la barbarie

E sul fronte russo? Qui gli appoggi statistici sono più scarsi. Le autorità russe in genere tacciono, ostinate nel tentativo di nascondere ai concittadini la realtà della guerra. Quando parlano, producono cifre che non possiamo verificare: l’ultima, da parte del ministero degli Esteri, citava 13 mila civili russi uccisi dagli ucraini. Cosa che, per essere onesti, accade anche sul fronte ucraino: ora le stime convergono su 15-16 mila civili uccisi ma la Procura generale ucraina è arrivata anche a parlare di 100 mila. L’Onu non si occupa delle cifre relative alla Russia, o comunque non produce documenti approfonditi come fa con l’Ucraina. E la stampa e gli “esperti” occidentali sono troppo di parte: o diffondono valutazioni completamente discordanti o, nel giochino della partigianeria, raccontano una guerra in cui i russi colpiscono solo obiettivi civili e gli ucraini solo obiettivi militari.

La realtà, invece, è molto semplice: questa guerra già crudele si sta imbarbarendo ogni giorno di più. E non servono strateghi militari per capirlo. Dopo il raid dei droni ucraini sul collegio dell’Università di Starobilsk (21 morti), nella parte della regione di Donetsk occupata dai russi, è arrivato il bombardamento russo su Kiev e regione, con 22 morti. Entrambe le parti, ovviamente, dicono di aver colpito solo obiettivi militari ma tutti sanno che mentono. O che, almeno, poco si curano del fatto che possano esserci vittime civili. Per tutto l’inverno la Russia ha bombardato infrastrutture civili come centrali elettriche e stazioni. E appena nel 2026 ne ha avuto la possibilità (droni più potenti, maggiori appoggi dalle intelligence occidentali, esclusione della Russia dai collegamenti Starlink), l’Ucraina non è stata da meno. Dopo Starobilsk ha colpito un autobus di linea pieno di civili (8 morti), ha spedito un drone contro la centrale nucleare di Zaporizhzhia (occupata dai russi e attiva) e ieri in Crimea ha bombardato un treno passeggeri, per miracolo uccidendo “solo” un macchinista. Azioni che Volodymyr Zelensky, come per la sua parte Vladimir Putin prima di lui, ha rivendicato come perfettamente legittime, definendole “le nostre sanzioni”.

Questo gioco perverso di botte e risposte, di azioni e rappresaglie, è destinato solo a intensificarsi. E il grande entusiasmo che la nuova troika Macron-Starmer-Merz sembra mostrare, oggi risulta francamente orribile.