Gli aerei che dovevano accompagnare i ministri degli esteri europei a Tripoli, hanno preso un’altra direzione: nessuna missione, nessun volo verso la Libia, nessun incontro con gli attori più impegnati sul fronte. E quell’operazione diplomatica messa in piedi dal vecchio continente, con l’Italia a fare da testa di ponte, si è trasformata in un incontro tra colleghi europei a Bruxelles. In compenso, ad Istanbul stanno proseguendo i preparativi per il bilaterale tanto atteso tra Putin ed Erdogan. Il leader del Cremlino ed il presidente turco, si vedranno sulle rive del Bosforo per parlare di tanti argomenti posti all’ordine del giorno. Tra tutti, per l’appunto, il dossier libico.

Perché il vertice tra Putin ed Erdogan è così importante

Ad Istanbul, nella giornata di mercoledì, verrà tagliato il nastro alla parte di competenza turca del TurkStream. Si tratta del gasdotto grazie al quale la Russia potrà portare il proprio metano e le proprie risorse nel Mediterraneo ed in Europa, evitando di dipendere dalle infrastrutture che attraversano l’Ucraina. Una vera e propria boccata d’ossigeno per Mosca, che adesso potrà usare un condotto alternativo per entrare nel mercato degli idrocarburi europei e gestire quindi con una relativa maggior calma il dossier ucraino. Dall’altro lato, anche Erdogan potrà celebrare un proprio successo: Ankara si appresta infatti a diventare hub energetico grazie al nuovo gasdotto i cui tubi sono stati già impiantati all’interno del territorio anatolico.

Dunque, ad essere celebrata ad Istanbul non sarà soltanto la fine dei lavori di un’infrastruttura strategica, ma anche la prima parziale concreta attuazione della visione “euroasiatica” ben presente soprattutto nella mente del leader del Cremlino. E nell’ambito della festa per il completamento del tratto turco del TurkStream, gli sguardi di Putin ed Erdogan non potranno non andare alle ultime vicende politiche inerenti i due dossier più caldi in cui i rispettivi paesi sono attualmente coinvolti: ossia quello siriano e quello libico. Il presidente turco potrà, in particolare, esibire l’accordo con il governo libico stanziato a Tripoli grazie al quale Ankara ha potuto iniziare ad inviare le proprie truppe nel paese nordafricano. Un elemento contrattuale importante al cospetto di un Putin che, dal canto suo, è forte del sostegno dato ufficiosamente (tramite i contractors della Wagner) a Khalifa Haftar. Tra i due dunque, si discuterà di Libia e di come poter giungere ad un primo accordo tra le parti. Ed è soprattutto questo aspetto che darà al bilaterale un’importanza fondamentale. Un peso di gran lunga maggiore a tutte le varie mosse messe in campo dall’Italia e dall’Europa in questi mesi.

L’intreccio tra il dossier libico e quello siriano

Russia e Turchia appaiono sempre più vicine, seppur non alleate. Tra Mosca ed Ankara, dopo le tensioni intercorse nella prima parte dello scorso decennio, è nata dal 2016 un’intesa figlia di numerose convergenze nelle rispettive politiche portate avanti negli ultimi anni. Di recente ad esempio, è stato proprio un incontro tra Putin ed Erdogan a Sochi a suggellare il cessate il fuoco nel nord della Siria. Qui il Cremlino è impegnato nel forte sostegno dato al presidente Bashar Al Assad, decisivo per il recupero di gran parte del territorio siriano da parte dell’esercito. Ankara invece, dopo aver rinunciato all’aspettativa di un regime change a Damasco, ha usato le milizie islamiste addestrate negli anni precedenti in funzione anti curda.

Si è quindi creato un vero e proprio “intreccio” tra i due paesi in ordine al dossier libico ed a quello siriano. La Russia è prima sostenitrice del governo siriano, con la Turchia impegnata nel sostegno di alcune milizie anti Assad tenute a bada per usarle contro i curdi. Ankara invece è prima sostenitrice del governo libico, con Mosca invece impegnata nel sostegno ufficioso ad Haftar. Ecco dunque perché ci si aspetta, nel vertice tra Putin ed Erdogan, una serie di scambi e concessioni reciproche riguardanti la Libia e la Siria. In particolare, il Cremlino potrebbe concedere maggior spazio all’iniziativa turca a Tripoli, in cambio di un accordo che riguardi la provincia siriana di Idlib, sotto il controllo di molte sigle jihadiste vicine ad Ankara e che sia Mosca che Damasco vorrebbero veder rientrare al più presto tra le mani dell’esercito siriano. In definitiva dunque, mercoledì da Istanbul potrebbero uscire alcune delle più importanti novità riguardanti le due guerre più delicate in corso nell’area mediorientale – mediterranea.

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