Pare dunque che Stefania Battistini e Stefano Traini, la giornalista e l’operatore Rai che il 6 agosto entrarono in Russia al seguito delle truppe ucraine impegnate nell’invasione della regione russa di Kursk, siano ricercati dalle autorità russe, che ne hanno pure chiesto l’estradizione. Il Tribunale Leninskij di Kursk ha infatti emesso nei loro confronti un mandato di cattura per “attraversamento illegale del confine”. E altrettanto è stato fatto, dicono le cronache, contro altri 14 giornalisti stranieri colpevoli dello stesso reato (che secondo il Codice penale russo può costare fino a 5 anni di carcere), ultimi della lista due francesi.
Ora, se non fosse un piccolo ma terribilmente serio retroscena in una tragedia orribile come la guerra tra Russia e Ucraina, ci sarebbe anche da mettersi a ridere. Come può un Paese come la Russia, in spregio a una serie di trattati da essa stessa firmati e internazionalmente riconosciuti (come minimo minimo gli Accordi di Belovezha del 1991 e il Memorandum di Budapest del 1994), invadere militarmente un altro Paese e poi adontarsi se, tra avanzate e ritirate, un manipolo di giornalisti passa il confine? Ripeto: se non ci fosse una guerra di mezzo sembrerebbe una barzelletta.
Una provocazione inaccettabile”, ha detto il sindacato dei giornalisti Rai. Ancora più forte la presa di posizione del ministro degli Esteri, e vice-premier, Antonio Tajani: “Il mandato d’arresto russo contro due giornalisti Rai è un’ulteriore forma di persecuzione nei confronti della libertà di stampa. Il Governo italiano sarà sempre schierato a difesa del diritto a una informazione indipendente”. Assolutamente giusto. Però…
Però il problema, con i pronunciamenti basati sui principi e sulle regole, è che poi gli ingenui come me li vorrebbero vedere applicati in tutte le situazioni. Non sto a ricordare che i corrispondenti di guerra russi ci lasciano spesso la pelle. Proprio nella regione di Kursk, per esempio, il giornalista Evgenyj Poddubny è rimasto ferito nell’attacco di un drone ucraino alla sua auto. Ma vabbè, abbiamo deciso che i giornalisti russi non sono giornalisti, sono propagandisti, quindi lasciamo perdere.
Allora guardiamo altrove. Per esempio Gaza: secondo le Nazioni Unite, in un anno di guerra a Gaza sono stati uccisi 122 giornalisti. E dei 99 giornalisti morti al fronte nel 2023, specifica il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), ben 72 sono sono stati uccisi a Gaza. Il tutto mentre il Governo di Israele nega il passaggio alla stampa indipendente e anzi, come nel caso dell’ufficio di corrispondenza di Al Jazeera di Ramallah, chiuso d’imperio, cerca in ogni modo di tacitarla.
Non ci è parso di sentire molte proteste in proposito. Soprattutto dalle nostre parti, soprattutto nello spento panorama mediatico che ci circonda. Detto questo, caro Putin, giù le mani dai colleghi della Rai e da tutti gli altri colleghi. Continueremo, continueranno, a fare il giusto lavoro. Ti piaccia o, com’è probabile, non ti piaccia.