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Guerra /

La crisi tra Occidente e Russia non accenna a diminuire di intensità, nonostante i primi segnali di ritorno al dialogo. Il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, a Berlino ha detto che avrebbe incontrato il suo omologo russo, Sergei Lavrov per esortare Mosca a “tornare agli accordi e a lavorare con gli Stati Uniti e gli alleati per un futuro che garantisca la sicurezza reciproca”. La Russia, nonostante la retorica diplomatica molto dura nei confronti dell’interlocutore, sembra intenzionata ad ascoltare. Ma l’impressione è che il Cremlino sia consapevole che è lui, e non la Casa Bianca, a dettare le regole del gioco. Gli Stati Uniti e l’Unione Europa non appaiono ancora in grado di coordinare una risposta univoca e “tremenda”, come ripete il presidente Usa da qualche tempo. E ora Vladimir Putin può aumentare o diminuire il livello della tensione scrivendo lui l’agenda della crisi.

Manovre navali e aeree in tutto il mondo

L’annuncio arrivato dalla Difesa russa sembra inequivocabile. La Marina effettuerà una serie di esercitazioni tra gennaio e febbraio che coinvolgeranno tutte le “aree di responsabilità” delle forze navali di Mosca. In totale si prevede il coinvolgimento di 140 navi, 60 aerei e circa 10mila militari. Uomini e mezzi che, al comando dell’ammiraglio Nikolai Evmenov, saranno impegnati nel Mediterraneo, nel mare del Nord, in quello di Okhotsk, nell’Atlantico nord-orientale e nell’Oceano Pacifico.

Alcune manovre in realtà sono già iniziate da alcuni giorni nel Golfo dell’Oman, dove fino al 22 gennaio si esercitano forze navali di Cina, Iran e Russia. Per Mosca, partecipano l’incrociatore missilistico Varjag, la nave antisommergibile Admiral Tributs e la nave cisterna Boris Butoma. Un’operazione programmata da tempo e che non rientra nella notizia data dal ministero della Difesa. Tuttavia, l’esercitazione “Chiru 2022” ha un valore sia politico, dal momento che saranno coinvolte le tre principali forze avversarie degli Stati Uniti, sia strategico, perché avvicina le navi della Flotta del Pacifico all’area più bollente del Mediterraneo allargato.



Salpano anche le navi dal Baltico

Intanto, diverse fonti confermano che la Russia ha fatto uscire almeno sei navi d’assalto dai porti della Nord in direzione dell’Atlantico. Le imbarcazioni hanno superato il canale della Manica sotto gli occhi delle Marine belga, olandese e britannica e secondo molti esperti, potrebbero dirigersi verso il Mar Nero. Tra queste, tre sono le navi più indiziate per eventuali operazioni sulle coste dell’Ucraina: tre imbarcazioni d’assalto anfibio della classe Ropocha (o Project 775).

Già impiegate nella guerra in Ossezia e durante la prima escalation siriana, queste tre navi destano particolare attenzione anche perché la Russia si è esercitata, proprio in Crimea, per un’eventuale operazione anfibia. Uno scenario che preoccupa Kiev e tutti i comandi atlantici, soprattutto perché nel Mar Nero sono già operative diverse unità della flotta russa, a cominciare da quella più temuta, l’incrociatore Moskva, che secondo gli esperti sarebbe certamente la nave ammiraglia di un’eventuale operazione marittima contro l’Ucraina. Gli analisti ritengono che da sola avrebbe il potenziale missilistico per annientare qualsiasi attacco aereo o missilistico nei confronti della flotta del Mar Nero. E nonostante sia in servizio ormai da 40 anni, tutti sono convinti che sia ancora in grado di essere la nave più potente di quella specchio di mare.

Si muove la Nato

Nel frattempo, qualcosa si muove anche da parte della Nato. La ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, ha annunciato di avere anticipato la partenza della Blas de Lezo per il Mar Nero. La nave, una fregata classe Álvaro de Bazán, seguirà un’altra unità della flotta spagnola, il pattugliatore Meteoro, già salpato il 17 gennaio dalle Canarie e sempre diretto verso le stesse bollenti acque. Lo stesso ordine è arrivato dal Canada, che ha inviato nel Mar Nero la HMCS Montreal per una missione di sei mesi. La fregata della classe Halifax si unirà a un’operazione della Nato nella regione.



Sempre nelle prossime settimane, invece, la Marina francese, insieme a quella italiana e quella statunitense, darà via ad alcune importanti esercitazioni al largo del Mediterraneo orientale. Lì dove sono impiegate sempre forze russe e da dove è possibile monitorare tutta la regione. La missione, denominata Clemenceau 22, dovrà addirittura il raro coinvolgimento di tre portaerei, Charles de Gaulle, Cavour e Harry S. Truman, che si dovrebbero riunire nel Levante per alcune manovre congiunte. Altre navi, sempre della Marina francese, saranno invece dirette nel Mar Nero.

L’annuncio, arrivato mentre l’ammiraglio Gilles Boidevezi, comandante per il Mediterraneo, era in visita in Turchia, sembra essere più un messaggio inviato a Mosca (e a Washington) che ad Ankara, con cui pure vi erano state frizioni proprio per quanto riguarda la parte orientale del Mare Nostrum. Parigi non ha dimenticato l’area del Levante: ma la guerra a Daesh ora sembra una giustificazione poco credibile. Difficile credere che le portaerei operino nell’area per colpire le ultime sacche jihadiste presenti nel deserto del Siraq.

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