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Guerra

Da Mosca allarme sull’Afghanistan: “Gli elicotteri trasportano jihadisti”

L’Afghanistan continua a essere un problema strategico per tutta l’Asia centrale e la Russia monitora con estrema attenzione l’evolversi del conflitto. A riferire i timori di Mosca, è stata al Consiglio di sicurezza dell’Onu l’inviato russo delle Nazioni Unite, Vasily...

L’Afghanistan continua a essere un problema strategico per tutta l’Asia centrale e la Russia monitora con estrema attenzione l’evolversi del conflitto. A riferire i timori di Mosca, è stata al Consiglio di sicurezza dell’Onu l’inviato russo delle Nazioni Unite, Vasily Nebenzya, così come riporta l’agenzia Tass.

“La situazione della sicurezza in Afghanistan continua a destare la nostra seria preoccupazione“, ha affermato. “Il fatto che la situazione in quest’area rimanga difficile è stata confermata da una missione del Consiglio di sicurezza dell’Onu a Kabul. Purtroppo, a fine gennaio il Paese è stato scosso da una serie di sanguinosi attacchi terroristici, che hanno causato la morte di oltre 200 civili e oltre 400 afgani feriti”.





“Un grave fattore nel deterioramento della situazione rimane l’attività dello Stato islamico“, ha continuato il rappresentante russo al Palazzo di Vetro. “Gli jihadisti aumentano costantemente il numero di militanti nel nord del Paese e lo trasformano nell’avamposto per avanzare verso altre regioni, inclusa l’Asia centrale”, e questo avviene in particolare nel nord dell’Afghanistan, dove il diplomatico ha ricordato un fenomeno che in questi anni era già stato segnalato dalle agenzie locali ma messo quasi completamente a tacere.

Si parla di misteriosi casi di consegna di armi allo Stato islamico nel nord dell’Afghanistan, effettuati da elicotteri senza segni di identificazione. “Questo problema non deve essere messo a tacere”, ha detto Nebenzya. “La situazione deve essere approfondita e questa pratica deve essere immediatamente interrotta”.

Le prime notizie riguardavano in particolare due province, non troppo lontane dal confine con l’Uzbekistan: la provincia di Sar-e Pol e la provincia di Balkh, il cui capoluogo è la nota città di  Mazar-i Sharif. In quest’area, da molti mesi si assiste a un rafforzamento delle milizie dello Stato islamico. Ed è un’area particolarmente importante perché crocevia tra Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan. 

Un rappresentante anonimo dell’amministrazione della provincia di Balkh, in un’intervista aFergana News, agenzia che si occupa di Stati dell’Asia centrale dell’ex Urss, a novembre dello scorso anno dichiarò che i residenti avevano recentemente assistito alla distribuzione di armi tra i giovani del luogo nei distretti di Hairaton e Shortepa, al confine con l’Uzbekistan. Le armi, secondo i testimoni, erano nuove.

Questa informazione è stata confermata, sempre a condizione di anonimato, da uno dei membri del consiglio comunale di Balkh il quale ha detto che le autorità locali e nelle province settentrionali limitrofe sono costrette a pagare delle vere e proprie “compensazioni” a Daesh e ai talebani in modo che questi gruppi non conducano operazioni terroristiche. Allo stesso tempo, i funzionari locali sono costretti a chiudere un occhio sull’espansione di Daesh nei distretti che confinano con il Turkmenistan e l’Uzbekistan.

Il quadro si è fatto più critico dopo le conferme dello stesso parlamento nazionale. Il deputato della provincia orientale di Nangarhar, Haji Zahir Kadir, ha confermato ai giornalisti di Fergana le informazioni del deputato di Balkh. “Io ed i miei amici abbiamo ripetutamente assistito al trasferimento di mercenari stranieri di Daesh su elicotteri senza segni di identificazione, che sono stati trasferiti nella regione settentrionale del paese dal distretto di Achin della provincia di Nangarhar”.

“Inoltre Abbiamo visto che gli elicotteri trasportano occasionalmente scatole di grandi dimensioni, sia con armi che con provviste, così come nuove motociclette per mercenari stranieri di Daesh. Quando l’ho descritto in parlamento il giorno seguente, dopo aver detto a quale gioco gli Stati Uniti e il suo gli alleati stanno giocando con noi, nessuno mi ha risposto e non c’è stata reazione da parte degli organismi preposti all’applicazione della legge. Ora capisco che dopo la distruzione dei talebani afghani, c’è già un nuovo progetto chiamato Daesh, che ha preso il suo posto”.

Quello che si evince da queste dichiarazioni, è che il sentimento comune delle autorità locali è che dietro questi arrivi di mercenari vi sia una sorta di placet della Nato. Conferme in tal senso non vi possono essere. Vi sono però conferme evidente che in Afghanistan la partita si sta facendo estremamente più complessa di qualche anno fa, dove il problema erano solo i talebani. Adesso, la sfida è tra talebani e Stato islamico e tra tutte le potenze internazionale interessate all’Afghanistan per una serie di motivi tra loro in aperto conflitto. La guerra iniziata dagli Stati Uniti e dalla Nato dopo il settembre del 2001 non solo non sembra destinata a concludersi in tempi rapidi, ma sembra sempre più aperta a cambiamenti e complicazioni. 

 

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