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La Russia sposta la flotta davanti la Siria e gli Stati Uniti rispondono con l’arrivo del sottomarino classe Los Angeles Uss Newport News nel porto di Gibilterra. Una “visita programmata”, come spiegato dalla Difesa britannica, ma che a tutti è apparso come un segnale inequivocabile: l’ultimo sottomarino della Us Navy che ha stazionato a Gibilterra è stato lo Uss John Warner, ed è stato usato dagli Stati Uniti nell’ultimo attacco contro la Siria di questo aprile.

Mentre il sottomarino a propulsione nucleare si manifestava nelle acque davanti Gibilterra, dalla Russia è arrivato un altro messaggio. Le forze russe saranno impegnate in imponenti esercitazioni militari nel Mediterraneo orientale che coinvolgeranno 26 navi, 2 sottomarini e 34 aerei. Ma a questi velivoli, si sono aggiunti, proprio in queste ore, altri due Tupolev Tu-142.

Una scelta interessante visto che si tratta di due aerei da pattugliamento marittimo antisommergibile. I due aerei hanno raggiunto in queste ore la base aerea russa di Khmeimim dopo un viaggio che ha visto i mezzi dell’aviazione di Mosca sorvolare il Mar Caspio, l’Iran, l’Iraq e poi la Siria. Una rotta lunga che ha evitato accuratamente i cieli turchi, come dimostrato dal tracciamento dei velivoli.

Da quanto si è potuto apprendere, i Tu-142Mk russi (si eserciteranno nella ricerca di due sottomarini “nemici” nel Mediterraneo orientale. I Tupolev saranno accompagnati da un numero imprecisato di Ilyushin Il-38, il quadrimotore turboelica da pattugliamento marittimo e antisommergibile che ha rappresentato il simbolo della guerra sottomarina dell’Unione sovietica e che rimane ancora largamente utilizzato, nelle versioni aggiornate, dall’aeronautica russa.

La guerra sottomarina è parte integrante dell’impegno russo e occidentale in Siria. Nonostante l’interesse generale sia sempre stato incentrato sull’aviazione e sulle unità delle forze speciali, le marine militari delle potenze coinvolte nella guerra in Siria sono state fondamentali. E non senza episodi anche particolarmente interessanti.

I sottomarini russi hanno lanciato attacchi contro postazioni dello Stato islamico in Siria dall’inizio dell’intervento di Mosca al fianco di Bashar al Assad. Il primo attacco fu lanciato nel 2015 contro Raqqa dal sottomarino classe Kilo, il Rostov sul Don. In quell’occasione, lo stesso ministero della Difesa russa confermò il lancio di missili Kalibr contro l’allora roccaforte di Daesh in Siria.

Dall’altro lato, gli Stati Uniti e le forze della coalizione internazionale hanno utilizzato i sottomarini per lanciare attacchi anche contro le postazioni dell’esercito siriano dopo le accuse contro l’esercito di Bashar al Assad di aver usato armi chimiche contro i ribelli. Il sottomarino americano della classe Virginia Uss John Warner ha lanciato sei missili Tomahawk contro le forze siriane nell’attacco del 13 aprile scorso. E la stessa Gran Bretagna inviò i sottomarini Astute nel Mediterraneo orientale nei giorni dell’attacco sulle basi considerate parte dell’arsenale chimico di Damasco.

Proprio uno di questi sottomarini britannici è stato coinvolto in un curioso episodio avvenuto nei giorni precedenti l’attacco contro la Siria. La flotta russa diede il via a una vera e propria caccia per scovare il sottomarino di Londra. Almeno due sottomarini della classe Kilo ingaggiarono una sorta di gioco del gatto e del topo con il mezzo della Royal Navy, tanto da far levare in volo un Poseidon P8-A dell’aviazione americana per aiutare l’alleato britannico a individuare i sottomarini russi e farli desistere.

Adesso, con l’imminente offensiva di Idlib, sembra ripetersi un copione già visto. Le forze occidentali hanno minacciato di colpire di nuovo la Siria se saranno utilizzate armi chimiche nell’assedio. E la Russia, per evitare mosse azzardate da parte della coalizione a guida Usa, ha inviato decine di navi davanti alle coste siriane organizzando le più imponenti esercitazioni navali nel Mediterraneo orientale. E la guerra sottomarina avrà un’importanza particolare, visto che il Pentagono e la Gran Bretagna continuano a dire che i sommergibili russi rappresentano la più grande minaccia dai tempi della Guerra Fredda.