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Nella complicata guerra siriana, si aggiunge un nuovo giallo che può avere risvolti fondamentali nelle dinamiche della guerra: secondo alcune fonti, nel bombardamento Usa a Deir Ezzor sarebbero morti dei combattenti russi. Si tratterebbe, probabilmente di mercenari. La notizia, riportata dal quotidiano Haaretz e da Reuters, fa riferimento in particolare a due cittadini russi presenti in modo “informale” fra le truppe filogovernative uccise durante i bombardamenti. Un raid che ha mietuto molte vittime, stimate fra le 100 e le 200 unità, e che ha dato un duro colpo alle milizie alleate del governo di Damasco. 

Secondo i dati ottenuti da Reuters, uno dei morti dovrebbe essere un uomo di nome Vladimir Loginov, un cosacco dell’enclave russa di Kaliningrad. Maxim Buga, un leader della comunità cosacca, ha detto che Loginov è stato ucciso intorno al 7 febbraio insieme a “dozzine” di altri combattenti russi. Il nome dell’altro uomo ucciso è invece  Kirill Ananiev, descritto come un nazionalista russo radicale. Alexander Averin, portavoce del partito nazionalista a cui era legato, ha detto a Reuters che Ananiev è stato ucciso in un bombardamento il 7 febbraio. La data dell’attacco e il fatto che due persone distanti fra loro confermino la morte di due russi il giorno di un raid americano, fanno propendere per la conferma dell’ipotesi dell’uccisione di questi due russi. Due combattenti che, secondo le ricostruzioni, potrebbero essere stati arruolati tra le fila dei contractors inviati da Mosca in Siria come reparti utili a controllare alcuni territori senza impiegare le forze ufficiali dell’esercito.

L’agenzia anglo-canadese, che per prima ha dato la notizia, non ha potuto avere conferme ulteriori. Ma la questione è già divenuta un caso politico. Grigory Yavlinsky, candidato alle elezioni presidenziali del mese prossimo, ha invitato il presidente Vladimir Putin a rivelare quanti russi siano stati uccisi effettivamente in Siria e in quali circostanze. “Se ci fosse una perdita di vite su larga scala dei cittadini russi, i funzionari competenti, incluso il comandante in capo delle nostre forze armate (Putin), sono obbligati a dirlo al paese e decidere chi è responsabile di questo” ha dichiarato Yavlinsky. E per ora il Cremlino non ha smentito in maniera categorica, affermando semplicemente di non avere informazioni su eventuali morti non incardinati nelle forze armate. “Non abbiamo informazioni su altri russi che potrebbero essere in Siria”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ai giornalisti in una conference call sulle presunte morti. Una frase che però non può essere considerata estremamente realista.

Difficile credere che a Mosca non sappiano se cittadini russi impiegati in Siria attraverso società di mercenari siano stati uccisi dai raid Usa. I contractors coinvolti nella guerra siriana sono sostanzialmente ancorati alle forze ufficiali della Russia, che li utilizza come forza di terra in una guerra dove non ha voluto impegnare su larga scala l’esercito. Come gli Stati Uniti hanno impiegato massicciamente i contractors della Blackwater (ora Academi), così anche i russi, in particolare nelle de-escalation zones, hanno sfruttato i servizi di un’azienda, il gruppo Wagner. Come già scritto su questa testata, nelle fase più calde del conflitto sarebbero stati addirittura 5mila i contractors russi impiegati nelle file di questa azienda, che è divenuta nel tempo una sorta di stampella del Cremlino. Sono in larga parte ex soldati dell’esercito russo, molti di loro provenienti dalle regioni dell’Inguscezia e del Dagestan, ed impiegati da Mosca come una sorta di polizia militare e come testa di ponte fra le milizie legate all’esercito siriano e le forze armate russe. 

Il loro utilizzo non è una novità. Ma sarebbe interessante ora risolvere questo giallo che potrebbe essere molto importante per capire cosa ci sia dietro la violenza di quell’attacco da parte dell’aviazione americana. Come detto, i morti potrebbero essere anche 200, e finora tutti hanno parlato di morti soltanto fra cittadini siriani facenti parti di milizie pro-Damasco. La notizia di due morti russi, con nome e cognome, pone invece la questione sotto un’altra prospettiva. Gli Stati Uniti sapevano che in quel reparto c’erano dei contractors russi? E soprattutto, quanti russi sono morti in Siria effettivamente, se il Cremlino comunica solo i caduti delle proprie forze armate? Domande che non sembrano trovare risposte, ma che aumentano le zone d’ombra di una guerra interminabile

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Cristiani nel mirino: è questo il tema dell’incontro del 20 febbraio durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L’incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308

Articolo di Lorenzo Vita