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Guerra /

La battaglia per il Donbass sembra sia entrata nella sua fase più attiva da quando è iniziato il conflitto in Ucraina. Già nella giornata di giovedì 12, le azioni belliche hanno visto aspri combattimenti in quello che abbiamo definito il “saliente di Severdonetsk”, ovvero quella porzione di territorio a nord di Luhansk che si incunea tra le regioni occupate dai russi. Qui l’esercito ucraino è asserragliato con forze consistenti, consapevole che la perdita di questa posizione, che potrebbe essere “decapitata” con una manovra a tenaglia su Kramatorsk, comporterebbe la perdita del Donbass e un arretramento del fronte potenzialmente catastrofico per Kiev.

Nel saliente gli ucraini hanno posizionato 10 brigate (due corazzate, due blindate leggere, due meccanizzate e quattro di fanteria leggera) posizionate da Vozdvyzhenka a Lyman, sulle quali, nelle ultime 24 ore (siamo al D+79) si sono abbattuti gli assalti russi che, nonostante il più ampio ricorso all’artiglieria, hanno avuto fortune alterne. In generale, però, l’offensiva di Mosca in quel settore procede: le forze russe oggi hanno preso il controllo di Rubizhne e sono entrate a Severodonetsk da nord, mentre stanno avanzando a settentrione di Popasna. Anche nell’area di Izyum, ma soprattutto in quella di Lyman, nell’ultima settimana i progressi russi sono evidenti e dimostrano ancora una volta come l’obiettivo di questa avanzata sia la cittadina di Kramatorsk.

Poco più a nord, nell’area di Kharkiv, la situazione è molto diversa. Qui l’esercito ucraino è stato capace di imbastire un’offensiva coordinata che ha avuto come esito il respingimento dei russi sino alla linea di Lyptsi, situata a circa una decina di chilometri dal confine della Federazione. Nei giorni scorsi un ponte gettato dai russi per cercare di attraversare il fiume Siverskyi Donets è stato colpito dall’artiglieria ucraina (e a quanto pare anche da carri armati) mentre i veicoli corazzati dell’esercito russo stavano attraversandolo in forze. Le perdite sono state elevate, e a quanto sembra i russi hanno ritentato, poco dopo, il passaggio del corso d’acqua vicino a Bilohorivka, sempre senza successo.

La situazione è comunque abbastanza fluida: gli ultimi rapporti che arrivano da quel settore riferiscono che le forze russe siano ancora arrivate sulla riva del fiume, ma la città di Kharkiv, al momento, è comunque al di fuori della portata dell’artiglieria di Mosca.

Quanto accaduto nel tentativo di passaggio del ponte sul Siverskyi Donets è frutto sia di un errore tattico sia di una carenza strutturale dell’esercito russo in questa operazione. L’errore è stato accumulare un alto numero di mezzi in un collo di bottiglia come quello rappresentato dal piccolo ponte sul fiume, esponendoli a un facile tiro di artiglieria che li ha spazzati via. La carenza è rappresentata dalla scarsità di Uav (Unmanned Air Vehicle) per attività Isr (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) a disposizione dell’esercito russo, che sono indispensabili per individuare le posizioni dell’artiglieria nemica ed effettuare tiro di controbatteria.

Nonostante alcuni esperti non concordino, questo conflitto sta dimostrando l’importanza dei “droni” sul campo di battaglia, e non solo di quelli armati come gli Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) tipo Bayraktar TB2 ucraini o gli Orion russi: i veri assetti di questo tipo in grado di cambiare il corso di uno scontro armato sono i piccoli Uav da ricognizione, spesso piccolissimi, che forniscono quella che si chiama situational awareness (consapevolezza della situazione) in tempo reale, senza dover attendere i rapporti di intelligence (che siano Humint o satellitari).



Gli ucraini sembrano aver studiato meglio la lezione da questo punto di vista: l’utilizzo di Uav, anche commerciali (i video che hanno sommerso il web provenivano da questi), ha permesso all’esercito di Kiev di conoscere le posizioni nemiche e bersagliarle col tiro di artiglieria oppure di attaccare le colonne avversarie con imboscate “mordi e fuggi”.

Si presume che il ritiro da Kharkiv sia stato effettuato strategicamente come conseguenza dell’attività sul saliente di Severodonetsk: i russi a nord non sono “in rotta”, come abbiamo visto, in quanto in grado di contrattaccare, ma essendo l’attenzione maggiore spostata su Kramatorsk/Severodonetsk le forze russe a Kharkiv sono “sulla difensiva” e in grado di tenere impegnate diverse unità dell’esercito ucraino.

L’azione militare di avvio della seconda fase del conflitto, che ha visto avanzate parallele (un errore già visto nella prima) un po’ ovunque lungo tutto il fronte, tranne che nel saliente, è stata ora rimodulata: l’esercito di Mosca si sta concentrando su Kramatorsk e, possibilmente, una volta tagliato il saliente, riprenderà l’avanzata dalla regione di Kharkiv, probabilmente evitando la città dove potrebbero asserragliarsi gli ucraini, per puntare in un’avanzata verso Dnipro.

Nel meridione le operazioni sembrano ancora in una fase di stasi, e sappiamo che l’esercito ucraino ha bombardato per la prima volta la città di Kherson, occupata dai russi, col tiro d’artiglieria. Questo è stato possibile perché l’esercito russo ha perso posizioni a sud di Mykolaiv, che è ancora sottoposta a bombardamenti missilistici come Odessa.

Merita di essere citato un evento molto particolare ma significativo: nei giorni scorsi sono state rilasciate delle immagini di un bombardiere Tupolev Tu-22M3 lanciare due missili da crociera Kh-22. Il Kh-22 è un vettore entrato in servizio all’inizio degli anni ’60 che si pensava fosse stato ritirato dal servizio per lasciare spazio a sistemi più moderni (Kh-555 e Kh-101) che sono più precisi e performanti. L’utilizzo di questo missile può significare che l’aviazione russa sia a corto di vettori da crociera di ultima generazione e pertanto stia usando quanto ha nei magazzini conservando i pochi missili moderni rimasti per gli obiettivi di alto valore. La versione da attacco terrestre del Kh-22 ha un Cep (Circular Error Probable) di 3,1 miglia, quindi non adatto per attacchi di precisione – infatti era pensata per montare una testata nucleare – pertanto la decisione di utilizzarli con carica convenzionale nel conflitto potrebbe essere l’ulteriore spia delle difficoltà di approvvigionamento di missili più moderni, sicuramente dovuta all’embargo a cui è sottoposta la Russia dal 2014 per quanto riguarda i sistemi di guida e altre componenti hi-tech che venivano fornite da aziende ucraine.

 

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